Una storia di ordinaria follia
Marciotto
Poi, un giorno, rincasando all'ora di pranzo contemporaneamente e casualmente con lei, la vidi con parecchi sacchetti della spesa e, per cavalleria, mi offrii di aiutarla a portare i carichi su per le scale. Lei mi ringraziò. Stavo lasciando i sacchetti davanti alla porta, ma lei mi invitò a entrare. Portai la spesa in cucina e lei mi ringraziò di nuovo; prima di andare, però, mi feci coraggio e le dissi: «È più di vent'anni che abitiamo accanto, ma non so il suo nome». Mi presentai: «Piacere, Marcello». E lei rispose: «Elisa». Mi sorrise e me ne andai. Onestamente, una volta rientrato a casa ero eccitatissimo: il suo fisico e il suo profumo mi fecero immaginare per un po' cose peccaminose, ma, come se lo sapesse, mia moglie mi telefonò e sciolse l'incantesimo.
Passarono un paio di settimane e la casualità volle che ci incontrassimo nuovamente mentre lei aveva altri sacchetti della spesa. L'aiutai un'altra volta, accompagnata da grandi sorrisi e battute in cui diceva che fossi ormai il suo garzone di fiducia. Questa volta, dopo essere entrato, volle offrirmi qualcosa. Accettai un bicchiere d'acqua, ma stavolta scambiammo qualche parola in più e mi fermai a parlare. Non so perché, forse per quella situazione curiosa e tipica dei film: lei era davanti al frigo a sistemare la merce acquistata quando le cadde una mela. Io mi alzai di scatto per raccoglierla, mentre lei si chinava nello stesso momento per prenderla. Ci sfiorammo le mani e fu il paradiso.
Ci baciammo appassionatamente; avevo la mente offuscata e probabilmente lo era anche lei, non capii più nulla. Continuammo a baciarci con foga, le sbottonai la camicia e mi tolsi la T-shirt per sentire il contatto dei suoi seni sul mio corpo. La girai dolcemente e iniziai a baciare il collo e i lobi delle orecchie, mentre con le mani le palpavo i seni. Le sfilai il reggiseno e racchiusi i seni fra le mie mani, mentre le facevo sentire attraverso gli indumenti la mia forte erezione. Lentamente scesi con una mano e le sfilai i pantaloni e, sempre con lentezza e dolcezza, introdussi la mia mano sul suo intimo. Appena la mia mano entrò fra il suo corpo e gli slip, ebbe un fremito di piacere. Era depilata e bagnata. Iniziai a giocare con il clitoride con movimenti rotatori e leggeri sfregamenti; lei mi faceva sentire tutta la sua voglia con gemiti sempre più frequenti. Lasciai per un attimo il clitoride e introdussi prima una e poi due dita nella vagina, iniziando a masturbarla. Sentivo le contrazioni di piacere sulla mia mano e, mentre la masturbavo, le facevo sentire il mio membro duro attraverso i suoi e i miei pantaloni. A questo punto lei, con un gesto veloce, si abbassò i pantaloni e gli slip e io, con l'altra mano, abbandonando il suo seno, abbassai i miei. Ormai niente si interponeva fra il mio membro e la sua vagina. Tolsi la mano, completamente fradicia dei suoi umori, e, posizionandomi bene, presi il membro con una mano e con l'altra le aprii meglio la vagina, penetrandola. Insieme emettemmo un urlo di piacere. Lei si abbandonò sul lavello per essere penetrata e io, prendendole i fianchi, la penetravo fino in fondo. Il piacere era talmente forte che contemporaneamente abbiamo avuto un orgasmo irrefrenabile e lungo. Io riuscii a resistere un po' di più e, quando capii che la fase più acuta del suo orgasmo era terminata, estrassi il membro e le eiaculai sulla schiena.
Rimanemmo per un paio di minuti nella stessa posizione, senza dire nulla, in silenzio, con i battiti del cuore e il respiro ancora affannati. Presi dei fogli di carta assorbente lì vicino e le pulii la schiena piena del mio seme. Ci guardammo, sempre senza dire nulla, con un sorriso velato sul suo e sul mio viso. Lei mi disse: «Ora vai». E uscii da quell'appartamento non sapendo cosa sarebbe successo in futuro.
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