Una nuova emozione..
Marciotto
Così, quasi ogni sera, fuggiva da quella casa. Si perdeva nel brusio della città per non rimanere solo con i propri pensieri.
Una sera di fine settimana, spinto dalla necessità di soffocare l'eco dei ricordi, entrò in un locale del centro. Il posto era straripante di gente, avvolto da una luce calda e fioca e dal sottofondo rumoroso delle conversazioni. Giulio si ritagliò un angolo al banco, ordinò un drink e si voltò distrattamente verso il piccolo palco.
Fu allora che la musica lo prese al petto. Sul palco, un ragazzo sui trent'anni, con una chitarra in spalla, stava cantando. Non era solo un bel ragazzo dalla presenza magnetica; era la sua voce a riempire lo spazio, un timbro graffiato e potente che sembrava vibrare di un'emozione pura, senza filtri. Si accompagnava da solo, ma con una maestria tale da catturare l'attenzione di chiunque. Giulio rimase ipnotizzato. Per la prima volta dopo mesi, il brusio del suo dolore interiore venne messo a tacere da qualcosa di più forte.
Senza quasi rendersene conto, Giulio rimase lì, piantato nel suo angolo, ascoltando ogni singola nota fino alla fine del concerto, quando le luci sul palco iniziarono a spegnersi.
Mentre il ragazzo riponeva la chitarra nella custodia, Giulio trovò un coraggio che non sapeva di avere e si avvicinò.
«Volevo farti i complimenti» disse con voce sincera. «Sei veramente fantastico. Canti con il cuore... molte canzoni mi hanno preso l'anima».
Il ragazzo si voltò, asciugandosi la fronte con un asciugamano, e gli rivolse un sorriso caldo e aperto. «Ti ringrazio di cuore. Piacere, Mirko».
«Giulio» rispose lui, stringendogli la mano.
Mirko lo guardò per un istante di troppo, un tracciato di attenzione sincera nello sguardo. «Sai, ti ho notato dal palco mentre suonavo. Ho visto nei tuoi occhi tanta tristezza, ma stasera sembrava volarsene via un po' alla volta».
Quella semplice osservazione, priva di giudizio, smontò ogni difesa di Giulio. Si spostarono verso il banco per una birra offerta da Giulio. La conversazione fluì con una naturalezza disarmante: la musica, le parole, il modo in cui le persone vivono le proprie ferite. Tuttavia, la serata al locale stava giungendo al termine; il personale stava già sistemando le sedie sui tavoli.
Giulio, sentendo che per la prima volta dopo mesi stava davvero comunicando con qualcuno, non voleva che quel momento finisse. Si voltò verso Mirko e, vincendo un'esitazione improvvisa, gli chiese: «Ti andrebbe di venire da me? Possiamo continuare a chiacchierare con calma, senza nessuno che ci mandi via».
Mirko lo fissò un secondo, colse la trasparenza di quella richiesta e annuì con un sorriso sereno. «Volentieri».
Arrivati all'appartamento, Giulio fece accomodare Mirko in soggiorno e gli offrì da bere. La casa, che fino a poche ore prima gli sembrava un freddo mausoleo, fu riempita dalla presenza viva di Mirko. Si sedettero vicini sul divano. Le chiacchiere scivolarono rapidamente verso territori più profondi e vulnerabili. Mirko raccontò di una storiaccia finita male con una donna che lo aveva ferito e disilluso; Giulio, per la prima volta, tirò fuori tutta la rabbia e l'umiliatione per il tradimento della moglie.
Si ritrovarono a condividere lo stesso senso di smarrimento, la stessa fame di autenticità dopo essere stati traditi da chi amavano. Un ponte di empatia e comprensione si era creato tra di loro, abbattendo qualsiasi barriera o etichetta.
La conversazione si spense gradualmente in un silenzio carico di aspettativa. Si guardarono negli occhi, vicini come non lo erano mai stati con nessun altro negli ultimi tempi. Per entrambi era qualcosa di completamente nuovo: nessuno dei due era mai stato con un uomo prima di allora, e l'idea stessa non era mai passata per le loro teste. Eppure, in quel momento preciso, le etichette di genere e il passato non contavano più nulla. La connessione tra loro era semplicemente troppo forte per essere ignorata. Non si vedevano come due uomini, ma come due anime ferite, due persone in cerca di qualcosa di profondo, di una verità e di un calore che la vita gli aveva strappato via.
In un attimo sospeso nel tempo, le distanze si azzerarono. Un primo bacio, cauto e quasi timido, sfiorò le loro labbra, prima di trasformarsi immediatamente in un'esplosione di bisogno arretrato.
Fu un turbinio di passione travolgente: il peso dei mesi passati, la rabbia accumulata, la nostalgia di un contatto umano autentico si sciolsero nella pelle, nelle carezze urgenti e nel calore di quell'abbraccio improvviso e inaspettato, capace di cancellare, anche solo per una notte, le ombre del passato.
I due si baciarono a lungo, lasciando che le mani esplorassero i loro corpi e le lingue sfiorassero prima il collo e poi i capezzoli. La passione cresceva impetuosa; Mirko scese con la lingua lungo l'addome fino al limite della cintura. La sfibbiò e alzò lo sguardo verso Giulio, che sorrise prima di chiudere gli occhi, lasciandosi andare. Mirko continuò: abbassò la cerniera e sfilò leggermente i pantaloni. Gli slip erano tesi per l'erezione di Giulio. Appoggiò le labbra, aprendole appena per sentire la consistenza del pene, lo mordeccchiò delicatamente e poi, con decisione, lo accolse in bocca. Era la prima volta che prendeva un cazzo in bocca, ma sapeva d'istinto cosa piacesse a un uomo e si dedicò a quel pompino con la stessa cura e attenzione che avrebbe desiderato per sé. Leccò e baciò con avidità la cappella, il prepuzio, le palle e l'asta.
Giulio, travolto da quell'ondata di piacere, prima che l'orgasmo esplodesse volle ricambiare. Rimanendo seduto, fece alzare Mirko di fronte a sé e, da quella posizione, iniziò a prendersi cura del suo cazzo con la medesima attenzione e dedizione appena ricevute.
La foga dei due si spostò poi nella camera da letto. Giulio lo condusse nel letto che un tempo era stato il talamo condiviso con la moglie. Ci arrivarono completamente nudi e, lasciandosi guidare dall'istinto, continuarono a darsi piacere in un intenso 69. Continuarono ad assaporarsi senza sosta fino al culmine reciproco, arrivando a far esplodere il proprio seme, contemporaneamente, l'uno nella bocca dell'altro. Senza alcuna vergogna o ripensamento, con una naturalezza disarmante, assaporarono il gusto del piacere condiviso.
Mirko, sollevandosi, si voltò verso il viso di Giulio e, dopo uno sguardo colmo di una strana e inaspettata dolcezza, lo baciò intensamente. Per entrambi era accaduto qualcosa di del tutto nuovo e imprevisto. Non sapevano cosa avrebbe riservato loro il futuro, ma decisero di passare quella notte insieme, stretti l'uno all'altro fino all'alba. L'alba di una probabile nuova vita.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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