La coppia del sabato sera "atto secondo
Marciotto
Max entra nel locale alle undici passate. È sabato, a Palermo fa ancora caldo anche di notte. Ordina una birra al bancone e si mette a guardare la sala dallo specchio.
Li vede subito. Tavolo in fondo, divanetto di pelle rossa. Lei ha un vestito nero, semplice davanti ma completamente aperto dietro. Lui ha quarantacinque anni portati bene, barba corta, un anello grosso. Non si baciano, si guardano intorno. Come se cercassero qualcuno.
È lei, Piera, a incrociare per prima gli occhi di Max nello specchio. Max non abbassa lo sguardo. Lei sorride, appena. Lui, Lucio, segue lo sguardo di lei e trova Max. Non si arrabbia. Lo studia. Poi fa un cenno lieve con la testa, come a dire: ti abbiamo visto.
Inizia così. Per mezz'ora è solo un gioco di sguardi. Piera si alza per andare in bagno e, passando vicino al bancone, sfiora la spalla di Max. "Scusa." Ma non è un vero scusa, è un test. Max sente il profumo di gelsomino.
Quando torna al tavolo, Lucio le dice qualcosa all'orecchio e lei ride, guardando verso Max.
Max prende la sua birra e va da loro. È lui, questa volta, a rompere l'attesa.
"Posso sedermi due minuti o disturbo?"
Lucio si sposta subito, gli fa spazio in mezzo. "Ti aspettavamo. Io sono Lucio, lei è Piera. Stasera ci annoiavamo da soli."
Piera gli tende la mano. Ha le dita fredde. "Continuavi a guardarci e non venivi. Pensavamo fossi timido."
"Sono timido," dice Max, ed è vero.
Sotto il tavolo succede tutto. Il ginocchio di Piera trova il suo e resta lì. Poi sale. La mano di Piera, finta distratta, gli cade sulla coscia per raccogliere una cosa caduta e ci rimane un secondo di troppo. Max sente il sangue andargli alla testa.
Lucio non guarda sotto. Guarda Max negli occhi e gli parla piano, per non farsi sentire dagli altri tavoli.
"Ti spiego come funziona con noi, così sei tranquillo. Noi facciamo questo da un po'. A Piera piace sentirsi desiderata, a me piace vederla così. Ma c'è una regola sola: se uno dice stop, è stop per tutti. E tutti devono dire sì, chiaro e forte. Ti sta bene?"
Max guarda Piera. Piera non è più sorridente, ha lo sguardo serio, eccitato.
"Mi sta bene," dice Max. "E a te, Piera?"
"A me di più," dice lei. "Ma non qui dentro. C'è troppa luce qui. Andiamo nella nostra macchina, sul retro. Lì nessuno ci vede."
Pagano in fretta. Escono dal retro. Il parcheggio è vuoto, c'è solo la loro station wagon scura. L'aria è più fresca, ma a loro non importa.
Salgono tutti e tre sul sedile posteriore. La portiera si chiude con un tonfo sordo. Immediatamente i vetri iniziano ad appannarsi.
Primi minuti: solo baci e mani che cercano. Piera bacia Max, poi si gira e bacia Lucio, come per assicurarsi che siano ancora tutti lì. Max all'inizio non sa dove mettere le mani, poi Piera gliele prende e se le porta dove vuole lei: sul seno, sui fianchi e infine sulla vagina. Max inizia a masturbarla e, nel frattempo, Piera poggia la mano sul cazzo già turgido.
Lucio per un po' guarda. È il suo ruolo e gli piace. Tiene una mano tra i capelli di Piera, l'altra sulla nuca di Max, e li avvicina. Dice poche cose: "Bravi. Così. Non abbiate fretta."
Poi Piera prende il comando. "Voglio sentirvi tutti e due vicini," sussurra. Li fa stringere. L'auto è strettissima, devono incastrarsi, ridono per quanto è scomodo e proprio per questo è eccitante. Non c'è spazio per finzioni.
Piera al centro bacia a turno i due uomini che, nel frattempo e contemporaneamente, la masturbano. Piera, poi, eccitata, decide di prendere in bocca il cazzo di Max e si posiziona per essere penetrata da Lucio. E così il triangolo si chiude. Ad ogni spinta di Lucio, Piera soffocava leggermente per la forza con cui il cazzo di Max le penetrava la gola.
Non ci volle molto tempo prima che i tre raggiungessero un orgasmo quasi simultaneo: prima Piera che, presa da Lucio, raggiunse l'orgasmo; nel frattempo Max non riuscì a trattenersi e sborrò in bocca a Piera. Anche Lucio, alla vista di Piera con la sborra in bocca, venne dentro di lei.
Subito dopo, ancora ansimante, Lucio aprì il finestrino di due dita, facendo entrare un filo d'aria.
"Minchia che caldo," disse Piera, e tutti e tre scoppiarono a ridere.
Max si sistemò la maglietta. "Non mi era mai successa una cosa così."
"Nemmeno a noi così," disse Lucio. "Di solito la gente parla troppo. Voi due invece..."
Piera lo interrompe baciandolo sulla guancia.
Max annuisce. Scendono dalla macchina. Il parcheggio è ancora vuoto. Si scambiano il numero di cellulare e si salutano come se si conoscessero da sempre.
Passò esattamente un mese da quella notte. Un mese in cui il ricordo del profumo di gelsomino di Piera, della pelle calda e dell’adrenalina di quell’auto dai vetri appannati era rimasto incollato addosso a Max come una febbre sottile.
Quando Lucio lo chiamò la mattina, la proposta sembrò semplice: "Ci vediamo da noi stasera, verso le nove. Ci facciamo un bicchiere e riprendiamo da dove avevamo lasciato." Max non ci pensò two volte e rispose subito di sì.
Salì le scale del palazzo antico nel centro di Palermo, il cuore che picchiava un ritmo leggermente più veloce del normale. Bussò.
La porta si aprì quasi subito, ma ad accoglierlo non ci fu il sorriso complice di Piera né il movimento leggero del suo vestito. Sulla soglia c’era solo Lucio. Indossava una camicia scura sbottonata sul collo, un bicchiere di whisky in mano.
"Ciao Max. Vieni, entra."
Max fece un passo dentro, guardandosi d'istinto intorno. L'appartamento era grande, illuminato da luci calde e soffuse, arredato con un gusto essenziale e avvolgente. Ma il silenzio era strano. Non c'era traccia di Piera, nessun rumore di passi, nessun profumo nell'aria.
"Piera è ancora fuori?" chiese Max, cercando di mantenere un tono disinvolto mentre si toglieva la giacca.
Lucio sorrise appena, facendo un cenno verso il divano di pelle al centro del salone. "Siediti. Ti verso qualcosa."
Max si sedette, avvertendo una strana mutazione nell'aria. La timidezza che lo aveva accompagnato la prima notte tornò a farsi sentire, ma questa volta non era alimentata dal gioco a tre, bensì da un'incertezza del tutto nuova.
Lucio gli porse il bicchiere, poi non si mise di fronte, ma si sedette accanto a lui, abbastanza vicino da far sentire la presenza fisica del suo corpo.
"Piera non c'è, Max," disse Lucio piano, guardandolo negli occhi con la stessa calma magnetica della prima volta. "O meglio... non c'è ancora."
Max bloccò il bicchiere a metà strada verso le labbra. "In che senso?"
"Nel senso che stasera l'ho pensata diversamente," spiegò Lucio, appoggiando lo schienale e girando leggermente il busto verso di lui. "Quella notte in macchina vi ho osservati. Ho visto come ti muovevi con lei, ma ho visto anche come guardavi me quando vi guidavo. Tra noi tre s'è creata una chimica rara, Max. Ma per far funzionare davvero le cose, per alzare la posta e far divertire Piera ancora di più quando tornerà... dobbiamo fare un passaggio in più."
Max lo fissò, cercando di decifrare le sue parole. "Un passaggio in più?"
"Voglio stare da solo con te, stasera. Prima. Soltanto io e te." La voce di Lucio era bassa, ferma, priva di qualsiasi esitazione. "Voglio capire chi sei quando non c'è lei a fare da scudo o da attrazione principale. E voglio che tu capisca me. Piera arriverà più tardi... ma solo se noi due troviamo il nostro equilibrio qui, adesso."
La stanza parve restringersi improvvisamente, proprio come l'interno della station wagon un mese prima. Max sentì un vuoto allo stomaco, una mescolanza improvvisa di spavento e un'inattesa, profonda scossa di eccitazione. Lucio non si stava nascondendo dietro metafore: gli stava chiedendo di infrangere la barriera del semplice spettatore o del terzo incomodo, proponendogli una complicità diretta, intima e sconosciuta.
Lucio allungò una mano e la posò sul ginocchio di Max. La presa era salda, calda. Non esercitava alcuna pressione forzata, ma non lasciava spazio a fraintendimenti.
"Allora, Max," sussurrò Lucio, avvicinandosi di poco, gli occhi fissi nei suoi. "Sei ancora timido, o facciamo questo gioco fino in fondo?"
Max non voleva perdere l'occasione di rivedere Piera; un suo rifiuto avrebbe significato la fine di quel rapporto speciale. Guardò Lucio negli occhi e disse: "Per me va bene approfondire, ma sappi che io sono solo attivo."
Non fece in tempo a finire la frase che Lucio si trovò già in ginocchio davanti a lui. Senza fretta, iniziò ad accarezzargli il petto e i capezzoli sopra la maglietta, mentre con la bocca scivolava con delicatezza lungo la stoffa dei jeans, evidenziando un'erezione ormai notevole. Max si alzò in piedi, si slacciò la cintura e sfilò pantaloni e slip in un unico gesto fluido. Lucio accolse subito il suo membro, caldo e già bagnato di umori, accarezzandolo con la bocca e la lingua con una disinvoltura che tradiva un'esperienza impeccabile, sicurezza pura. Max gli tenne la testa, guidando il ritmo, eccitato sia dalla presa salda di Lucio sia dalla piega inaspettata che stava prendendo la serata.
Dopo qualche minuto di intensa stimolazione orale, Lucio si alzò lentamente, guardandolo negli occhi con il respiro leggermente corto. "Vieni," disse a fior di labbra, prendendolo per mano.
Lo guidò lungo il corridoio fino alla camera da letto padronale. La stanza era dominata da un grande letto matrimoniale, illuminato solo dai bagliori della città che filtravano dalle persiane socchiuse. L'aria profumava di biancheria pulita e di un'essenza delicata.
Lucio si tolse la camicia lasciandola cadere a terra e si sdraiò a pancia in giù sul letto, appoggiando la fronte sui cuscini. Si aprì leggermente le gambe e guardò Max di traverso, con un sorriso complice. "Niente chiacchiere adesso, Max. Fammi sentire come sai prendere il controllo."
Max salì sul letto, mettendosi a cavalcioni sulle sue cosce. Passò le mani sulla schiena calda e muscolosa di Lucio, scendendo lentamente fino ai fianchi. L'esitazione iniziale lasciò posto a un'adrenalina pura: prendersi Lucio non era soltanto un compromesso per riavere Piera, ma un'esperienza dominante e travolgente a sé stante.
Afferrò dal comodino un flacone di lubrificante che Lucio gli aveva implicitamente indicato con lo sguardo e ne versò una generosa quantità sulle dita. Con gesti calmi ma decisi, iniziò a prepararlo, prendendosi tutto il tempo necessario per ammorbidire e stimolare la zona. Lucio lasciò uscire un sospiro profondo, affondando il viso nel cuscino e spingendo leggermente il bacino all'indietro per facilitare il contatto.
Quando avvertì che Lucio era pronto, Max posizionò la cappella all'ingresso e si spinse dentro con un'unica pressione decisa. Lucio contrasse i muscoli per un istante, emettendo un gemito soffocato che vibrò in tutta la stanza, prima di rilassarsi completamente e accogliere la penetrazione fino in fondo.
Max iniziò a muoversi con un ritmo costante, cadenzato, afferrando Lucio per i fianchi per imprimere maggiore forza ad ogni spinta. La sensazione di stretta e di calore era incredibilmente intensa. Più il ritmo aumentava, più la complicità tra i due si trasformava in un'intesa fisica primordiale: non c'erano più ruoli di comodo o strategie, ma solo il suono dei loro corpi che impattavano sul letto e i respiri affannati che riempivano il silenzio della stanza.
Mentre spingeva con vigore, Max sentì il click caratteristico della serratura dell'ingresso che si apriva, seguito dal rumore leggero di tacchi sul pavimento in marmo del corridoio.
Il profumo di gelsomino riempì l'aria prima ancora che la figura apparisse sulla soglia. Piera rimase in piedi sulla porta della camera, la borsa ancora in mano e un sorriso enigmatico stampato sulle labbra mentre osservava Max sopra Lucio, nel pieno dell'atto....ma questa è un'altra storia
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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