Gay & Bisex
LA SFRONTATEZZA GIOVANILE... 2
29.09.2025 |
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"Con uno spasmo violento, il cazzo che esplose tra le sue mani e sui cuscini, il corpo che tremava senza controllo..."
L’appartamento di Giò li accolse con il suo silenzio pesante. Le stanze erano in penombra, illuminate solo dal giallo sporco dei lampioni che filtrava dalle persiane. Giò posò le chiavi sul mobile dell’ingresso, ma prima ancora che potesse dire qualcosa sentì Joel alle sue spalle, troppo vicino.Il ragazzo si tolse la felpa con un gesto rapido, restando in maglietta. Il tessuto bagnato gli aderiva addosso, segnando il torace asciutto, le spalle nervose, il petto giovane che sembrava pulsare di vita. Giò lo guardò di sfuggita, cercando di trattenersi, ma Joel non glielo permise: fece un passo avanti e lo spinse piano contro il muro.
«Hai idea di quanto ti volevo?» sussurrò, guardandolo fisso negli occhi.
Non ci fu risposta. Solo il respiro di Giò che si fece più corto, la gola secca. Joel sorrise appena, poi gli prese il volto tra le mani e lo baciò. Un bacio violento, diretto, senza esitazione. La bocca giovane che premeva contro la sua, la lingua che lo cercava con una fame che Giò non sentiva da anni.
Il suo corpo cedette subito, come se fosse stato in attesa solo di questo. Lo abbracciò, stringendolo forte, e il bacio diventò più sporco, bagnato, fatto di morsi e di gemiti soffocati. Joel gli premette il bacino contro il suo, e Giò sentì chiaramente l’erezione dura sotto i jeans stretti. Un colpo allo stomaco: era reale, era lì, e lo voleva.
«Ti ecciti, eh?» sibilò Joel, sfiorandogli l’orecchio con le labbra. «Lo sento…»
La mano del ragazzo scese lenta, sfacciata, finché non arrivò a stringergli l’inguine sopra i pantaloni. Giò trattenne un gemito, ma non si mosse. Era troppo tempo che non sentiva quella pressione, quella mano giovane e decisa che non lasciava spazio ai dubbi.
Joel sorrise, strofinando piano. «Dio, sei duro già così…»
Giò lo spinse contro il muro, ribaltando per un attimo i ruoli, e lo baciò ancora, più forte, con rabbia. Joel lo accolse ridendo nel bacio, come se fosse quello che voleva davvero: provocarlo, farlo uscire dal guscio. Le mani di Giò scivolarono sotto la maglietta bagnata, trovando la pelle liscia, calda, il petto giovane che si sollevava rapido.
«Ti piaccio, vero?» mormorò Joel, con la voce rotta dall’eccitazione.
«Sei un dannato…» rispose Giò, ma la sua mano era già scesa sulla cintura del ragazzo, come a smentire le proprie parole.
Joel gemette piano quando le dita di Giò gli aprirono il bottone dei jeans. Senza aspettare, si tirò giù la cerniera da solo, lasciando intravedere l’erezione gonfia sotto il tessuto bagnato degli slip. Se la prese in mano, davanti a lui, spudorato, iniziando a massaggiarsela piano.
«Vuoi guardare?» chiese, con quel sorriso sporco che lo faceva sembrare ancora più giovane e arrogante.
Giò lo guardava, immobile, col cuore che martellava. La scena era oscena e bellissima, troppo forte per resistere. Fece un passo avanti, chiuse la mano su quella di Joel e prese il controllo del gesto. Il ragazzo gemette subito, piegando la testa all’indietro, lasciando che Giò lo toccasse con forza.
Il respiro dei due si mescolava, pesante, carico. La stanza intorno sembrava sparita. C’era solo quel corpo giovane, quella pelle calda, quella carne tesa tra le mani.
Joel si lasciò cadere sul divano come se fosse casa sua. La maglietta bagnata gli aderiva ancora addosso, ma lui se la tolse con un gesto lento, quasi teatrale. Restò a torso nudo, pelle liscia, addominali appena segnati, capezzoli duri per il freddo. Giò lo guardava senza riuscire a staccarsi: quel corpo era un colpo al cuore, una lama nel fianco, tutto ciò che aveva desiderato e che si era negato per troppo tempo.
«Ti piace guardare, eh?» sussurrò Joel, notando lo sguardo fisso. Con una mano si abbassò ancora di più i jeans, tirando fuori l’erezione gonfia che spingeva ormai senza freni contro il tessuto degli slip. «Non fingere che non ti stai già immaginando di succhiarmela.»
Giò deglutì, il respiro spezzato. Quella spudoratezza lo eccitava e lo umiliava allo stesso tempo. Non ricordava l’ultima volta che qualcuno lo aveva fatto sentire così vivo, così in colpa, così sporco.
Fece un passo avanti e si inginocchiò tra le gambe di Joel. Il ragazzo rise piano, soddisfatto. «Così ti voglio…»
Gli slip bagnati scivolarono via, lasciando il cazzo duro, giovane, teso, a pochi centimetri dal suo volto. Joel lo prese in mano e lo strinse, facendolo pulsare davanti alle labbra di Giò. «Apri la bocca.»
E Giò lo fece. Senza più resistenza, con una fame che non provava da anni. Lo prese dentro, prima piano, poi più a fondo, succhiando, leccando, facendosi riempire la gola da quell’erezione calda. Joel gemette subito, allargando le gambe, affondando le dita tra i suoi capelli. «Sì… succhiamela tutta, fammi godere la tua bocca di vecchio arrapato.»
Quelle parole sporche lo fecero gemere. Ogni insulto, ogni sfida, aumentava la sua eccitazione. Giò succhiava più forte, inghiottendo ogni centimetro, mentre Joel muoveva i fianchi con colpi brevi e decisi, come a scopargli la bocca.
«Dio, sì… guarda come mi prendi…» ansimava il ragazzo, tirandolo a sé, guidandolo.
Giò gli accarezzava le cosce dure, la pelle liscia e giovane che vibrava sotto le sue mani. Sentiva il pre-sperma colargli sulla lingua, denso e caldo, e lo ingoiava senza esitazione, come se fosse la cosa più naturale.
Joel rise ancora, un gemito sporco. «Non smettere… fammi vedere quanto ti piaccio… fammi vedere che sei mio.»
Giò lo prese più a fondo, fino a soffocare per un istante, gli occhi che lacrimavano. Joel gemette forte, spingendolo ancora, mentre il divano cigolava sotto i loro corpi. Il rumore della pioggia fuori sembrava lontano: c’era solo quel cazzo duro, quella bocca assetata, quel ritmo sporco e disperato.
Dopo un minuto che sembrava eterno, Joel lo tirò su per i capelli, costringendolo a guardarlo negli occhi. Il respiro del ragazzo era corto, il petto che si alzava e si abbassava a scatti. «Adesso voglio scoparti,» disse piano, con un sorriso feroce.
Giò ansimava, la bocca bagnata, le labbra gonfie. Non disse di no. Non poteva. Si voltò e si piegò sul divano, con le mani affondate nei cuscini. Joel lo guardò per un attimo, mordendosi il labbro. Poi si sputò sul cazzo, lo strofinò con la mano e, senza chiedere altro, lo spinse contro il suo buco già teso.
Il primo affondo fu violento, crudo. Giò gemette forte, quasi un grido, ma non si mosse. Lo prese tutto dentro, sentendo quel corpo giovane penetrarlo con forza, riempirlo, riaccenderlo. Joel gemeva dietro di lui, spingendo sempre più a fondo, le mani strette sui suoi fianchi.
«Dio, sì… sei stretto…» ansimava, aumentando il ritmo. Ogni colpo era più duro, più sporco, più violento. Giò sentiva il divano tremare, i cuscini scivolare, e ogni spinta gli strappava un gemito che non riusciva a trattenere.
Il ragazzo rideva, godendo. «Ti piace, vero? Ti piace che ti scopi un ventenne… ti piace sentirti usato…»
E aveva ragione. Giò lo sentiva nel sangue, nel cazzo duro che sbatteva contro il divano, nel sudore che gli colava sulla schiena. Ogni parola sporca era una frustata che lo eccitava ancora di più.
Joel lo prendeva senza pietà, colpi secchi, profondi, fino a farlo tremare. Poi, improvvisamente, gli prese il cazzo da sotto e iniziò a masturbarglielo mentre lo scopava. Giò urlò, la testa che si piegava all’indietro, la bocca aperta in un gemito che riempì la stanza.
«Vieni per me,» ordinò Joel, stringendo forte. «Sborra mentre ti scopo, fammi vedere tutto.»
E Giò venne. Con uno spasmo violento, il cazzo che esplose tra le sue mani e sui cuscini, il corpo che tremava senza controllo. Joel continuò a scoparlo, sempre più veloce, fino a quando, con un gemito profondo, lo riempì di sborra calda e densa, affondando fino in fondo e restando fermo dentro di lui.
Il silenzio dopo fu assordante. Solo il respiro affannato dei due, i corpi sudati, il divano sporco. Joel rise piano, ancora ansimante, e si lasciò cadere accanto a lui, soddisfatto.
«Non ti aspettavi di reggere così bene,» disse con voce roca, passando una mano sul petto sudato di Giò. «Ma non è ancora finita…»
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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