Gay & Bisex
BUON 2026
05.01.2026 |
5.293 |
3
"Gli sale sopra a cavalcioni, gli sputa sul petto, poi inizia a leccarlo con lentezza feroce, mordendogli i capezzoli, graffiandogli il ventre..."
La notte di Capodanno sull’Appennino bolognese ha un silenzio speciale, denso, come se tutto fosse in attesa. La casa degli amici è isolata, una manciata di luci nel buio dei boschi, il freddo che stringe fuori e il calore che si accumula dentro, lento, inevitabile.Giò non sale per nostalgia.
Sale perché sente che qualcosa deve accadere.
Lo riconosce quasi subito, Davide, non appena entra in cucina, tra bottiglie già aperte e voci basse. Una vecchia conoscenza. Non un passato chiuso, piuttosto uno lasciato in sospeso. Uno di quelli che il tempo non consuma, rende solo più consapevoli.
Si guardano senza sorridere.
È già abbastanza.
Durante la cena siedono lontani, ma ogni movimento è calibrato sull’altro. Giò avverte quella presenza come un peso caldo sulla pelle, anche senza contatto. Quando le risate degli amici si alzano, tra loro resta una bolla muta, carica.
A mezzanotte nessuno li vede allontanarsi davvero. Succede come succedono le cose inevitabili: senza decisione apparente. Una porta si chiude, una scala sale, il rumore della musica diventa ovattato.
Nella stanza fa freddo all’inizio. Le finestre sono appannate, la luce è scarsa. Stanno vicini senza toccarsi, il tempo di sentire il respiro dell’altro cambiare. Poi una mano — ferma, sicura — rompe la distanza. Non c’è fretta, ma non c’è nemmeno esitazione.
Giò si lascia guidare contro il muro. Il contatto è pieno, trattenuto, fatto di pressione più che di gesti. I corpi si cercano con una memoria antica, precisa. Ogni cosa resta lì, racchiusa: il calore che sale, il fiato sulla pelle, il ritmo che si accorda.
Non servono parole.
Non servono promesse.
E Giò lo fa con rabbia, con desiderio, con amore. Lì, contro il muro, senza fiato, senza pietà. Lo spoglia come un animale, gli stringe i polsi, lo lecca, lo prende fino a farlo urlare. E Davide si lascia fare tutto, mentre le prime luci dell’alba entrano dalla finestra.
È sesso sporco, selvaggio, pieno di frasi strozzate e morsi. Ma anche amore. Amore che puzza di sudore, di sperma e di paura vinta.
Davide rimane per qualche giorno a casa di Giò. All’inizio non c’è nemmeno bisogno di parole. I loro corpi parlano per loro, ogni sera, ogni pomeriggio rubato, ogni mattina lenta e sudata.
Dormono poco.
Fanno l’amore ovunque: in cucina, in garage sulla moto parcheggiata, nel bagno del dipartimento di filosofia, dietro una porta appena socchiusa.
Una notte rientrano dopo una cena in via del Pratello Davide si toglie la maglietta senza dire nulla, si sdraia sul tappeto e dice:
— Fammi come se non ci rivedessimo più.
Giò non risponde. Gli sale sopra a cavalcioni, gli sputa sul petto, poi inizia a leccarlo con lentezza feroce, mordendogli i capezzoli, graffiandogli il ventre.
Lo gira di forza, gli strappa i jeans e lo slaccia con i denti, le mani già bagnate.
Davide geme, e ogni suono è una supplica.
— Sì, così… così… fammi male…
Giò gli infila le dita dentro senza pietà, aprendolo, preparandolo a prenderlo tutto. Lo sente fremere, aprirsi, vibrare come un animale in attesa.
Quando lo penetra, è un colpo secco, profondo, da far tremare i vetri. Davide si piega in avanti, ma non scappa.
— Vienimi dentro — ansima. — Ti voglio dentro per sempre, bastardo.
Giò lo tiene stretto per i fianchi e inizia a muoversi, lento, poi sempre più veloce, fino a colpirlo con forza, con foga, con un desiderio che ha poco di umano. L’odore del sudore, dello sperma, delle parole che non sono più necessarie.
Quando viene, urla il nome di Davide, tremando come un ragazzo al primo orgasmo.
E Davide viene subito dopo, senza nemmeno toccarsi, con la schiena rigata dai graffi.
Il giorno dopo si svegliano tardi. Davide è nudo sul letto, il culo ancora arrossato. Giò prepara il caffè, nudo anche lui, con il grembiule sporco di gocce di sperma.
— Mi fai impazzire — dice Davide, abbracciandolo da dietro e infilandogli una mano tra le gambe.
— Smettila o mi toccherà scoparti anche sul tavolo.
— È quello che voglio.
E lo fa. Lo fa di nuovo, senza togliersi il grembiule, con la moka che borbotta sul fornello e la città che si sveglia.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per BUON 2026:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
