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Gay & Bisex

GALEOTTO FU IL SANTERNO 3


di SERSEX
24.06.2025    |    1.167    |    0 8.9
"Poi Giò si inginocchiò tra le gambe di Andrea e iniziò a succhiarglielo, lento, profondo, con amore..."
E arrivarono i silenzi...

Andrea cominciò a uscire di più. Telefonate brevi. “Faccio un salto da un amico”. “Passo a prendere una cosa a Milano”. “Torno subito”.
Giò iniziò a sentire quel sapore amaro sotto la lingua. Quella paura che si mischia all’amore. Quando la carne non basta più a tenere fermo qualcuno.
Una notte, Andrea non tornò.
Giò lo aspettò sul divano, vestito solo della camicia di lui. Bevve vino. Si spogliò. Si accarezzò pensando a quella bocca, a quel cazzo, a quei morsi. Ma c’era qualcosa che mancava.
E quando, alle quattro del mattino, Andrea tornò ubriaco e profumato di un dopobarba che non era il suo, Giò non disse niente. Lo prese e lo scopò sul divano, senza baci, senza dolcezza. Solo forza, rabbia, bisogno.
Andrea lo lasciò fare. Non disse nulla.
Ma alla fine, stesi sul pavimento, con il fiato corto e il cuore in gola, Andrea disse solo una frase:
— Se mi tieni così, non scappo più.
Giò gli prese il viso tra le mani, lo guardò a lungo. E lo baciò come se fosse l’ultima volta.

Andrea a Milano non ci andava solo per “sbrigare cose”.
Aveva vissuto là per anni, in un sottotetto sui Navigli. Insegne al neon, odore di fritto a mezzanotte, taxi che sparivano nella nebbia. Aveva avuto un uomo. Uno più grande. Ricco. Stronzo. Uno che lo portava in ristoranti con le tovaglie bianche e poi lo scopava nel bagno di marmo guardandolo nello specchio.
Andrea non parlava mai di lui, ma ogni tanto, quando Giò lo baciava con troppa tenerezza, si irrigidiva. Come se quel gesto dolce gli desse più dolore del sesso violento.
Il suo ex, Giulio, era architetto. Aveva un attico con piscina e un anello al dito, ma quando chiamava Andrea, lui correva. Sempre.
Anche quella sera.
Giò dormiva, nudo nel letto sfatto, col lenzuolo tra le cosce ancora umide, quando Andrea uscì in silenzio, jeans, giacca di pelle e voglia di farsi male.
Lo aspettava in un hotel, all'uscita 11 della tangenziale. Non parlarono molto. Giulio si spogliò e si sedette sul bordo del letto.
— Fammi quello che mi facevi prima che te ne andassi.
Andrea si inginocchiò, lo prese in bocca piano, poi sempre più forte, finché Giulio gli afferrò i capelli e lo fece gemere. Si piegò in due, lo fece girare, lo aprì con le dita e lo prese con forza, facendolo gemere in un sussurro. Nessun bacio. Nessuna carezza. Solo possesso, puro e secco.
Andrea venne con un colpo sordo, da solo, come gli capitava con Giò le prime volte.
Quando uscì dall’albergo, all’alba, piangeva.
Intanto Giò si svegliava e lo sentiva. Anche se non sapeva dove fosse, lo sentiva. Quella distanza, quel tradimento, quel vuoto nella pancia. Era come se Andrea gliel’avesse scopata un’altra persona addosso.
Accese una sigaretta, poi un’altra. Si fece una doccia, poi si toccò, rabbiosamente. Si venne in mano e si sentì più solo di prima.
Quando Andrea rientrò, non disse nulla. Aveva ancora l’odore di Giulio addosso.
— Ti sei divertito? — chiese Giò con voce bassa.
Andrea lo guardò. Fece per parlare, ma poi gli si gettò addosso, nudo, come un animale. Lo prese per la gola, lo baciò, lo graffiò, lo spinse contro il muro.
— Solo tu. Solo tu mi fai così.
— Allora dimostralo.
Lo scopò in piedi, selvaggio. Lo tenne sollevato, con le mani forti sulle cosce, entrandogli dentro con tutta la rabbia e il bisogno che aveva in corpo. I gemiti erano sporchi, disperati. L’amore era lì, in quell’attrito crudo, senza difese. Andrea venne urlando il suo nome, crollando su di lui come un bambino.
Dopo, a letto, nudi e avvolti nel sudore e nel senso di colpa, Andrea gli sussurrò:
— Ti prego, non lasciarmi.
Giò chiuse gli occhi e lo abbracciò forte. Sapeva tutto, ma decise di tenerlo ancora.
Ma quanto può resistere un cuore prima di esplodere?

Giò stava correggendo delle tesi sul tavolo della cucina, con Andrea nudo che gli girava intorno come un gatto inquieto, quando sentirono bussare. Forte. Due colpi, poi una pausa. Poi altri due. Un ritmo conosciuto.
Andrea si bloccò. Il suo viso cambiò, come se un’ombra si fosse accesa negli occhi.
— Chi è? — chiese Giò.
Andrea non rispose. Si mise una felpa addosso, a piedi nudi, e aprì.
Giulio.
Elegante come sempre. Camicia bianca, giacca grigia, occhiali da sole nonostante il cielo grigio. Un profumo intenso, riconoscibile. E quello sguardo: arrogante, affamato, sicuro.
— Ti ho detto che non voglio vederti — sussurrò Andrea.
— E io ti ho detto che non ci credo.
Poi alzò lo sguardo e vide Giò, appoggiato allo stipite, con solo una t-shirt addosso, le cosce nude, il cazzo mezzo duro che spingeva sotto. Giulio fece un mezzo sorriso.
— Così sei tu. Il nuovo. Il filosofo.
Giò lo squadrò. Nessun bisogno di dire chi fosse.
— E tu sei quello che lo fa piangere.
Giulio rise. Un sorriso amaro.
— E anche quello che lo fa venire senza toccarsi. Ancora adesso, vero Andrea?
Andrea si morse il labbro. Poi fece un passo indietro, come se non sapesse più dove stare.
— Che cazzo vuoi, Giulio?
Giulio si avvicinò a Giò. Le loro bocche erano a pochi centimetri.
— Voglio vedere se sei davvero meglio di me.
Fu Andrea, nel silenzio, a dire le parole che cambiarono tutto:
— Fermatevi. Entrate. Se volete farmi a pezzi, almeno fatelo insieme.
E lo fecero.
Si spogliarono in salotto, senza smettere di guardarsi. Giulio si tolse la camicia con lentezza teatrale. Giò gli aprì la cintura senza una parola. Andrea era nudo, sdraiato sul tappeto, il cuore in gola.
Giulio baciò Giò. Con forza. Con rabbia. Le lingue si sfidarono come coltelli.
Poi Giò si inginocchiò tra le gambe di Andrea e iniziò a succhiarglielo, lento, profondo, con amore. Giulio si mise dietro, leccandogli la schiena, poi scendendo fino all’ano, aprendolo con le dita e la lingua, facendolo gemere.
Andrea era in estasi. Due uomini, uno davanti e uno dietro. Il presente e il passato. Il possesso e l’amore. Il bisogno e la salvezza.
Quando Giò si alzò, lo prese per i fianchi e lo penetrò con lentezza crudele. Andrea tremava. Giulio si mise davanti e gli si infilò in bocca.
Andrea aveva entrambi dentro. La gola e il culo pieni. La mente vuota. Il cuore in fiamme.
Fu un'orgia di desiderio e dolore, con carezze che diventavano graffi, con gemiti che somigliavano a pianti. Vennero tutti e tre insieme, urlando, stringendosi come se il mondo stesse finendo.
Dopo, nel silenzio, fumavano nudi.
Giulio si rivestì per primo. Guardò Giò e disse:
— Sei bravo. Ma non sai quello che gli fai. Stai attento.
Poi uscì, senza voltarsi.
Andrea rimase lì, sdraiato sul pavimento, le gambe aperte, il fiato ancora corto.
— Non dirlo — sussurrò.
— Cosa?
— Che mi ami.

Giò si avvicinò, lo baciò piano sulla spalla.
— Te lo dico con la pelle, non con le parole.
E Andrea capì che era perduto davvero.

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