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TRA SOGNO E REALTÀ... 2
23.11.2025 |
912 |
2
"Tutto ciò che senti è il tuo respiro, affamato e spezzato, e il suo sguardo che ti attraversa come un colpo allo stomaco..."
Rimani seduto sul bordo del letto per un tempo che non sai misurare. Il mattino è un rumore lontano, inconsistente. L’unica cosa reale è il vuoto accanto a te. Quel vuoto che nel sogno era un corpo caldo, pesante, affamato.Ti sfili lentamente dal letto, i muscoli ancora tesi, e ti guardi allo specchio. Sei spettinato, sudato, gli occhi lucidi come se avessi davvero passato la notte sotto di lui. Ti tocchi il collo e quasi credi di sentire ancora la pressione delle sue dita.
È lì che ti arriva la consapevolezza, netta, violenta:
Non ti basta più sognarlo.
Il sogno è stato troppo reale. Troppo fisico. Troppo preciso.
Non è più fantasia: è un bisogno.
Ti asciughi il petto con un asciugamano, mentre un brivido ti percorre la schiena. E lo dici a voce bassa, quasi sottovoce, come una promessa fatta a te stesso:
«Devo farlo succedere. Devo averlo davvero.»
Il cuore ti martella.
Hai ancora le gambe che tremano per come lui — nel sogno — ti ha preso.
Non è solo sesso.
È qualcosa di più: è un’urgenza che ti brucia dal basso ventre fino alla gola.
È la sensazione che non puoi più restare fermo mentre lui esiste da qualche parte, senza sapere cosa gli hai fatto in quella stanza immaginaria.
«Oggi lo vedo.»
La frase ti esce così, dritta, pulita.
E immediatamente senti la scarica di adrenalina.
Oggi lo vedi.
Oggi — se lo vuole — lo prendi, e ti fai prendere come nel sogno, ma più forte, più vero.
Ti vesti in fretta, senza pensarci troppo.
Ogni gesto è un manifesto.
La pelle ti brucia come se le sue mani ti stessero ancora stringendo i fianchi.
Il collo ti pulsa come se ti avesse messo la bocca lì.
Dentro ti senti vuoto, aperto, pronto.
Prendi le chiavi.
Apri la porta.
Scendi le scale con un’energia che non avevi da settimane, mesi.
Fuori l’aria è ancora fresca del mattino. Inghiotti un respiro profondo e lo decidi, senza più indecisioni:
Non sarà più un sogno.
Oggi diventa realtà.
E mentre ti avvii verso il luogo in cui sai di poterlo trovare, la fantasia e il desiderio si mescolano in un’unica, feroce certezza; quando lo vedrai… non sarai più capace di trattenerti.
L’aria mattutina ti attraversa, fredda, tagliente. E proprio lì, mentre cammini verso l’università, la consapevolezza arriva come una lama:
È stato solo un sogno.
E tu sei rimasto troppo solo.
Troppo a lungo.
Lo senti tutto in una volta: il peso dei giorni vuoti, delle sere in cui nessuno ti toccava, delle mattine in cui ti svegliavi con le lenzuola fredde. Il sogno ti ha solo fatto vedere quello che il tuo corpo cerca da mesi senza ammetterlo.
Ti fermi davanti al portone della facoltà. È presto, quasi nessuno è arrivato. Il palazzo è immobile, enorme, familiare. Eppure tu ti senti straniero lì dentro.
Respiri.
Entri.
Il corridoio del dipartimento risuona dei tuoi passi. Ogni eco sembra dirti: solo, solo, ancora solo. Passi davanti alle bacheche, alle porte con i nomi dei colleghi, ai poster dei convegni… E poi ti blocchi.
Perché lui è lì.
In piedi, appoggiato allo stipite dell’aula studio, come se non fosse mai andato via dalla tua testa. Come se il sogno avesse preso carne e forma proprio mentre tu cercavi di dimenticarlo.
La luce del corridoio gli scivola sulle spalle, sul viso, sul petto sotto la camicia mezza sbottonata.
Un dettaglio assurdo ti colpisce: ha i capelli un po’ spettinati, proprio come nel sogno, come se anche lui si fosse appena svegliato da qualcosa di troppo intenso.
Tu ti immobilizzi.
Il cuore ti si strozza.
Il sangue ti scende a valle in un attimo.
Lui alza lo sguardo.
E ti vede.
Gli occhi gli si illuminano con una sorpresa che sembra quasi un brivido.
«Professore…?»
La sua voce è la stessa.
Uguale a quella del sogno.
Uguale a quella che ti ringhiava all’orecchio mentre ti prendeva forte.
Per un istante il mondo si contrae.
Il corridoio scompare.
Tutto ciò che senti è il tuo respiro, affamato e spezzato, e il suo sguardo che ti attraversa come un colpo allo stomaco.
Ti viene da pensare: non può essere una coincidenza.
Non oggi, non dopo quella notte.
Non dopo tutto quel vuoto.
Senti il corpo che reagisce come se lo volesse già.
Come se il sogno fosse stato un avviso.
«Sei… tornato?»
La tua voce esce bassa, arsa, quasi rotta.
Lui sorride piano.
Un sorriso che ti scava nel ventre.
«Non mi aspettavo di incontrarla così presto…»
Gli occhi scivolano sul tuo corpo con una lentezza che conosci già.
Che hai sentito addosso.
Che hai sognato addosso.
E tu capisci.
Lo capisci nel modo più animalesco possibile:
Il sogno ti ha svegliato perché la realtà stava già arrivando.
E adesso è davanti a te. A meno di due passi!
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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