Gay & Bisex
L’isola 1999
09.05.2025 |
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"Quella notte, mentre Marta dormiva accanto a lui, nuda e indifferente, Giò uscì di nuovo sulla terrazza..."
L’isola non aveva nome nei dépliant. Troppo piccola, troppo selvaggia, senza locali né discoteche. Giò l’aveva trovata per caso, cercando su forum di viaggio qualcosa che fosse “solo mare, vento e silenzio”. Era arrivato con Marta, la sua ragazza — o almeno così si presentavano ancora —, ma già all’aeroporto qualcosa si era incrinato. Lei parlava, parlava, parlava. Di tutto. Della noia, del lavoro che l’aspettava, del fatto che lì non c’era nemmeno il Wi-Fi. Giò la guardava e non sentiva più niente.Aveva prenotato quella casa bianca affacciata sul mare, con le tende leggere che svolazzavano tra le stanze. Una terrazza che sembrava appesa tra cielo e scogli. Lì avrebbe dovuto scrivere, rilassarsi, forse persino riscoprire qualcosa tra loro. Ma non era successo niente. Giò si sentiva spento. E lei pure.
Il secondo giorno Marta accettò un invito a un’escursione in barca con altri turisti francesi e tedeschi. Lui disse che aveva voglia. Lei fece spallucce. Lo baciò sulla guancia e sparì con lo zaino, il cappello di paglia e le ciabattine nuove. Non si dissero nient’altro.
Rimasto solo, Giò si spogliò completamente e si sdraiò sulla terrazza, nudo come un animale al sole. La pelle calda contro le mattonelle bianche, il sapore del sale ancora sulla lingua. Chiuse gli occhi. Lasciò che il vento lo lambisse, come dita invisibili. Aveva l’erezione tipica di quando non c’è nessuno che ti guarda ma tutto ti sfiora.
E poi accadde.
Un rumore d’acqua. Uno splash netto, in basso. Giò si alzò lentamente e guardò oltre la balaustra. Sotto, tra gli scogli, un ragazzo nudo si tuffava. Un corpo che sembrava disegnato. Magro, scolpito, forte. Spalle larghe, fianchi stretti, culo perfetto. Un’acqua talmente trasparente che il corpo sembrava sospeso. Si rialzò tra le onde con un movimento fluido, tirandosi indietro i capelli neri. E rise. Una risata gutturale, selvaggia.
Poi si voltò. E lo guardò.
Giò sentì il sangue fermarsi. Era stato scoperto. Ma non fu un momento di vergogna. Il ragazzo lo fissava, occhi neri, sfrontati. Fece un cenno con la testa, come per dire “ti ho visto”, e poi si lasciò galleggiare, completamente nudo, il cazzo rilassato che ondeggiava nell’acqua limpida. Non si coprì. Non si voltò. Restò lì, come un’offerta.
Giò tornò dentro di corsa. Il cuore impazzito. Il cazzo duro come pietra.
Nel pomeriggio scese al villaggio per prendere acqua e sigarette. Aveva la testa altrove, il corpo in fiamme. Il caldo si era fatto più intenso, la luce più tagliente. Camminava lentamente tra le case bianche e le buganvillee, cercando di non pensarci. Ma non riusciva a togliersi quell’immagine dalla testa: il culo teso del ragazzo, il suo sorriso da sfida, il modo in cui lo aveva guardato.
Fu sulla via del ritorno che lo incontrò di nuovo.
Stava sistemando delle sedie all’ombra, davanti a una casetta accanto alla sua. Jeans corti strappati, canotta grigia, sudato. I muscoli tesi sotto la pelle scura. Lo vide, si avvicinò.
— “You’re the guy from the house above?” — chiese con un accento marcato, sorriso aperto.
Giò annuì. — “Yeah. I saw you… swimming.”
Il ragazzo rise piano. — “Good view?”
Questa volta, nessuna esitazione.
— “The best.”
— “I’m Nikos,” disse porgendogli la mano. — “I take care of the houses. My father is the keeper.”
— “Giò,” rispose lui, stringendola. Calda. Ruvida. Una stretta che durò più del necessario. Nikos lo guardava dritto negli occhi. Aveva una sfacciataggine da ragazzino e la consapevolezza di chi sa di piacere. Si leccò appena le labbra. Giò sentì un fremito, ma cercò di rimanere neutro.
— “You need anything, just call,” disse Nikos. Poi si girò e rientrò in casa, lasciandolo lì, con gli occhi piantati sul suo culo stretto sotto i jeans.
Quella notte, mentre Marta dormiva accanto a lui, nuda e indifferente, Giò uscì di nuovo sulla terrazza. Si masturbò lentamente, guardando verso la casa di Nikos. Nessuna luce, ma la sensazione che quegli occhi neri lo stessero guardando da qualche parte.
Si venne sulla pancia, senza un gemito. E senza un pensiero.
Solo pelle, desiderio e sale.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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