Gay & Bisex
DAGLI INFERI AL PARADISO ... 2
02.12.2025 |
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"E quando Giò, il mattino dopo, gli ha chiesto:
— “Ti ho mai visto prima?”
Elia ha sorriso, quel sorriso lento che promette e non dice..."
Giò non lo sapeva ancora, ma Elia lo aveva visto tre settimane prima della Notte Sporca.Non in un locale, non in una sauna, non in un bar.
Lo aveva visto mentre Giò non guardava affatto.
Era un pomeriggio di marzo, uno di quelli che sanno già di pioggia.
Giò usciva dalla biblioteca universitaria, stanco, con la testa piena di pensieri e i nervi tirati.
Aveva passato ore a correggere saggi, a rispondere a mail inutili, a tentare di non pensare a quella parte di sé che reclamava attenzioni sporche e dolci allo stesso tempo.
Elia era lì per caso.
O almeno, questo avrebbe detto.
In realtà era venuto a cercare un libro che non avrebbe mai preso.
È così che succede l’amore: con una scusa futile e un destino che spinge.
Giò inciampò nel gradino.
Non era nulla, un piccolo cedimento del corpo, ma abbastanza per fargli perdere l’equilibrio.
Elia lo afferrò per un braccio, istintivamente, come se gli fosse naturale proteggere sconosciuti belli e complicati.
— “Ehi, tutto bene?”
Giò alzò lo sguardo.
Non lo registrò davvero, non con la memoria.
Vide soltanto un uomo che lo sorreggeva, una mano forte sul suo gomito, un sorriso gentile appena accennato.
Troppo stanco per farci caso.
Troppo chiuso in sé per leggere un segno.
— “Sì, sì… grazie.”
Un sorriso rapido, educato.
La maschera di chi non vuole essere visto.
Poi se ne andò.
Elia rimase a guardarlo allontanarsi sotto la pioggia che iniziava a cadere, il passo veloce, le spalle curve, una bellezza che sembrava chiedere di essere disturbata.
E in quel minuto accadde tutto.
Non la storia…
ma il seme della storia.
Elia pensò: “Quell’uomo non si accorge di quanto sia vicino a esplodere.”
E non capì se voleva salvarlo o farlo esplodere del tutto.
Lo rivide una settimana dopo, in un bar.
Giò sfogliava distrattamente un taccuino, scrivendo frasi spezzate che non legava.
Un caffè diventato freddo.
Lo sguardo perso tra le tasse e la vita che non lo soddisfaceva.
Elia non si avvicinò.
Lo osservò soltanto.
Voleva studiare il modo giusto per entrare nella sua vita senza far rumore.
La terza volta fu fuori dal locale in cui poi avrebbero vissuto la Notte Sporca.
Giò fumava, nervoso, appoggiato al muro.
Aveva quello sguardo di chi è tornato lì perché fuori non trova niente che lo scaldi.
Elia gli passò accanto, lo sfiorò appena con la spalla.
Giò lo guardò per un secondo.
Un lampo.
Un invito inconsapevole.
Ma non lo ricordava.
Non poteva ricordarlo.
Il desiderio non si accende quando deve: si accende quando vuole.
La verità è che Giò non lo ha riconosciuto nemmeno quando Elia, quella notte, gli ha afferrato il polso e lo ha trascinato nel buio.
Non ha fatto collegamenti.
La mente si difende dalla troppa intensità.
Ma Elia sì.
Elia sapeva chi era.
Lo aveva scelto.
Lo aveva aspettato.
E quando Giò, il mattino dopo, gli ha chiesto:
— “Ti ho mai visto prima?”
Elia ha sorriso, quel sorriso lento che promette e non dice.
— “No.”
Perché certe storie iniziano così: con una bugia buona.
Con un incontro che accade tre volte prima di accadere davvero.
Con due occhi che si trovano prima ancora di guardarsi.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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