Gay & Bisex
NUDO ALLA CONSEGNA 2
29.04.2025 |
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"Si alzò due ore dopo, preparò la colazione per i figli, baciò la moglie sulla fronte con una tenerezza colpevole, e uscì senza dire una parola..."
Aziz si svegliò di soprassalto, il cuore che batteva all’impazzata, erano solo le 4:00.Il primo pensiero fu per sua moglie.
Per gli occhi gentili che lo aspettavano ogni sera. Per le risate dei figli piccoli, il suono delle stoviglie a tavola, la sua vita tranquilla, ordinata.
Il secondo pensiero fu per quello che aveva appena fatto.
Guardò accanto a sé. Giò dormiva a pancia in giù, nudo, la schiena scoperta, la pelle ancora segnata dai graffi e dai morsi lasciati durante il loro incontro.
Una goccia di sperma gli colava lentamente lungo la coscia.
Aziz si passò una mano sul viso, confuso.
Aveva scopato un ragazzo. Non un cliente qualsiasi: quel ragazzo.
E non lo aveva solo scopato. Lo aveva baciato. Accarezzato. Lo aveva tenuto tra le braccia come si tiene qualcosa di prezioso.
E ora, dentro di sé, sentiva qualcosa che non riusciva più a ignorare.
Non era solo sesso. Non era solo fame.
Era un bisogno diverso. Era… pace.
Accanto a Giò si sentiva finalmente visto. Accolto. Come se non dovesse più fingere nulla.
Si alzò piano, cercando di non svegliarlo. Andò in bagno, si guardò allo specchio.
Il viso era tirato, gli occhi lucidi.
Rivide tutto nella mente: il momento in cui era entrato in lui, la voce di Giò che lo chiamava, il calore del suo corpo che lo stringeva forte, come se non volesse lasciarlo andare mai più.
Aziz abbassò lo sguardo.
Era un marito. Un padre.
Ma ora era anche qualcos’altro.
Un uomo che aveva scoperto di poter desiderare — e forse amare — un altro uomo.
Quando tornò in camera, Giò era sveglio, ma non disse nulla. Lo guardava con occhi dolci, silenziosi.
Aziz si avvicinò. Si sedette sul bordo del letto e abbassò lo sguardo.
«Ho fatto qualcosa che non posso cancellare,» mormorò.
«Lo so,» rispose Giò, con voce calma. «Ma io non voglio che tu cancelli niente.»
Aziz lo fissò, come se quelle parole lo avessero colpito in un punto segreto del cuore.
«Io... non è solo sesso. C'è qualcosa in te che mi ha cambiato. Non so cosa sia. Ma so che non posso tornare a fingere che non sia successo nulla.»
Giò gli accarezzò la mano, lo tirò piano verso di sé, facendolo adagiare sul petto nudo.
«Resta, Aziz. Per una volta, resta dove ti senti davvero vivo.»
Aziz chiuse gli occhi.
E per la prima volta in anni, sentì di essere esattamente dove doveva essere.
Aziz tornò a casa, era ormai l'alba, le scarpe ancora sporche del marciapiede bolognese, la pelle ancora impregnata del profumo di Giò.
Entrò piano, cercando di non svegliare nessuno. Ma ogni stanza gli sembrava più stretta, più vuota. Il corridoio familiare, i disegni dei bambini sul frigo, il profumo di tè alla menta che sua moglie preparava ogni sera — tutto sembrava improvvisamente distante, come se non appartenesse più a quel mondo.
La moglie dormiva ancora. Aveva lasciato la luce del corridoio accesa, come sempre. Un piccolo gesto d'amore che, stanotte, gli fece solo male.
Aziz si spogliò in silenzio, si infilò sotto le coperte e chiuse gli occhi.
Ma la mente non trovava pace.
Rivide Giò nudo, steso sul letto.
La sua bocca socchiusa nel sonno, il corpo morbido, ancora segnato dal loro incontro. Rivide se stesso mentre lo prendeva, lo amava, lo stringeva forte sussurrando parole che non aveva mai osato dire nemmeno a sua moglie.
Il senso di colpa gli montò dentro come nausea.
Che cazzo ho fatto.
Ripeté quella frase decine di volte, come un mantra. Ma non bastava.
Perché la verità più profonda, quella che faceva più male, era un'altra: non si era pentito.
Aveva paura, sì. Si sentiva in colpa, certo. Ma dentro di lui — sotto lo strato di vergogna — c’era una gioia sottile. Il ricordo di qualcosa che non aveva mai vissuto prima. La sensazione di essere visto. Sentito. Accolto.
Amato.
Non riuscì a dormire. Si alzò due ore dopo, preparò la colazione per i figli, baciò la moglie sulla fronte con una tenerezza colpevole, e uscì senza dire una parola.
Guidò fino al parcheggio del supermercato, ma non entrò. Rimase in macchina, lo sguardo fisso sul vuoto.
Poi, senza pensarci troppo, girò le chiavi e ripartì. Direzione: via di Giò.
Salì le scale di corsa, tremando.
Bussò.
Silenzio.
Poi, la porta si aprì.
Giò lo guardò. Capì subito.
Aziz abbassò lo sguardo. Poi lo rialzò.
Aveva gli occhi lucidi, la voce spezzata.
«Ho provato a dimenticarti. A convincermi che è stato solo un errore. Ma non ce la faccio. Non voglio più mentire. Io ti voglio, Giò. Non so che cosa succederà. Ma voglio scoprirlo con te.»
Giò non disse niente. Gli prese la mano. Lo tirò dentro casa.
E chiuse la porta dietro di sé.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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