Gay & Bisex
CONSEGNA A DOMICILIO
25.04.2025 |
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"E poi venne anche lui, con un grugnito bestiale, scaricandosi dentro di lui fino all’ultima goccia..."
CONSEGNA A DOMICILIOBologna, 24 aprile 2025
Era una mattina come tante. T-shirt larga, mutande e caffè sul divano. Il sole entrava dalla finestra, caldo, pigro. Giò scrollava il telefono quando il campanello suonò.
Scese le scale con calma, a piedi nudi. Aprì.
Il corriere era lì, alto, massiccio, barba corta, occhiali da sole sul viso squadrato. La polo gialla tirava sul petto ampio, le braccia tatuate, i pantaloni da lavoro che lasciavano poco all’immaginazione. Aveva una scatola sotto al braccio. Lo sguardo fermo, diretto.
“Consegna per Baraccani?”
Giò fece un mezzo sorriso.
“Sono io. Entra pure.”
Il corriere varcò la soglia senza dire altro. L’odore di sudore e camion entrò con lui. Maschio, greve, eccitante. Appoggiò la scatola sul tavolo e si voltò. Gli occhiali erano spariti. I suoi occhi erano chiari. Azzurri e sporchi.
“Cos’è, ti sei appena svegliato o ti piace stare così?”
“Così come?”
“In mutande. Teso. Pronto.”
Il silenzio dopo quella parola pesava come una mano tra le cosce. Il corriere fece un passo avanti. Poi un altro. E Giò non si mosse. Lo guardava, le gambe leggermente divaricate, il cazzo già mezzo duro che spingeva sotto il tessuto sottile.
La prima cosa che sentì fu la sua mano. Ruvida, grande, sulla gola. Lo spinse contro il muro. Il respiro di Giò si spezzò in un gemito.
“Sei una puttana in calore. Ti piace farmi arrapare così?”
Giò lo sfidò con un sorriso obliquo. Gli afferrò la cintura.
“Fammi vedere se ne vale la pena.”
Il corriere si aprì i pantaloni. Niente intimo. Il cazzo sbatté fuori con un colpo secco. Grosso. Lungo. Veemente. Un’arma. Giò lo prese in mano, lo accarezzò, lo guardò salire e indurirsi come un bastone di carne pronto a dominarlo.
Poi si inginocchiò. Senza una parola. Aprì la bocca e lo ingoiò.
Il corriere gli afferrò la testa con entrambe le mani e iniziò a scopargli la gola. Niente carezze. Niente dolcezza. Solo spinte. Colpi. Occhi che si fissavano. La saliva colava, il respiro si rompeva. Giò si faceva usare come un cesso, ansimava, gemendo piano tra una spinta e l’altra.
“Brava troia... succhia tutto... fammi vedere quanto ti piace il cazzo.”
Poi lo tirò su. Lo fece girare. Con un colpo secco gli abbassò le mutande fino alle caviglie. Le mani gli spalancarono le chiappe. Sputò due volte sul buco, senza avvisare.
“Ti apro come si apre un pacco.”
Entrò dentro con un solo colpo. Secco. Profondo. Violento.
Giò urlò. Si aggrappò alla parete. Il cazzo lo riempiva tutto. Lo stirava. Lo spaccava.
“Ti piace così? Eh? Ti piace farmi venire qui e farti scopare da dietro come una puttana?”
“Sì… sì… più forte… non fermarti…”
Il corriere lo scopava con rabbia. Lo schiaffeggiava. Gli mordeva la schiena. Lo teneva per i fianchi e lo sbatteva con forza, facendo scricchiolare il parquet.
Poi lo prese di peso, lo portò sul tavolo della cucina. Lo buttò lì sopra, tra le tazze e il miele. Lo piegò. E lo scopò ancora. Più forte. Più dentro.
“Fatti venire, troia. Vieni con me dentro.”
E Giò venne. Senza nemmeno toccarsi. Un’ondata calda gli attraversò il corpo mentre si svuotava sul tavolo.
Il corriere affondò ancora. E poi venne anche lui, con un grugnito bestiale, scaricandosi dentro di lui fino all’ultima goccia.
Rimasero fermi. Solo il respiro. Solo il sudore.
Poi si rivestì. Si allacciò i pantaloni. Si aggiustò il pacco come se niente fosse.
“Magari torno domani. Sai com’è. Consegna ricorrente.”
Giò si girò, col culo sporco e aperto, le gambe ancora tremanti.
“E portami un collega. O due.”
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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