Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > Gay & Bisex > AL SUPERMERCATO...
Gay & Bisex

AL SUPERMERCATO...


di SERSEX
13.09.2025    |    8.166    |    3 9.3
"» Le mani si muovevano dappertutto: sulle cosce, sotto la maglietta, sulle natiche..."
Il supermercato era quasi vuoto, un tardo pomeriggio di settembre che portava già con sé un’ombra d’autunno. I neon ronzavano sopra la testa di Giò, e il rumore delle ruote di un carrello solitario rompeva ogni tanto il silenzio. L’aria sapeva di detersivi e pane appena sfornato.
Aveva infilato nel cestino solo poche cose: pane, un pacco di pasta, due pomodori, il latte. Non aveva fretta, camminava piano lungo gli scaffali, lasciandosi cullare dal ritmo lento di quel luogo neutro.
E poi lo vide.
Era fermo davanti al reparto vini, con una calma insolita. Le dita lunghe scorrevano sulle bottiglie come se accarezzassero un corpo, indugiando sulle etichette. Indossava una camicia scura, le maniche arrotolate fino agli avambracci, e jeans che cadevano morbidi sui fianchi. La barba di due giorni gli dava un’aria vissuta, virile.
Un coetaneo, o poco più grande, lo capì subito. Lo dicevano gli occhi, profondi e un po’ segnati, pieni di quella malinconia che si porta dietro chi ha visto abbastanza per non stupirsi più, ma non abbastanza da spegnere la brace del desiderio.
I loro sguardi si incontrarono di colpo. Non un caso, non un errore. Un incastro.
Giò provò una scossa che gli salì lungo la schiena.
Continuò a camminare, ma ogni volta che voltava l’angolo lo ritrovava più avanti: prima al banco dei salumi, poi davanti alle confezioni di pasta fresca, infine al frigorifero dei formaggi. Una danza lenta, quasi coreografata.
Le loro mani si sfiorarono quando arrivarono sulla stessa confezione di parmigiano. Il contatto breve, caldo, elettrico.
«Scusa», disse l’uomo, ma il tono non aveva niente della scusa: era una promessa.
«Tranquillo», mormorò Giò, con un mezzo sorriso e la voce roca.
Rimasero lì, più vicini del necessario. L’odore della sua pelle era netto: sapone, tabacco appena svanito, un fondo maschio che dava alla testa.
«Non ti ho mai visto qui», disse l’altro con voce bassa.
«Nemmeno io», rispose Giò.
Poche parole, ma piene come un bacio trattenuto.
Andarono verso le casse automatiche. Gli sguardi continuavano a rincorrersi, ogni gesto carico di sottintesi: il modo in cui infilava i prodotti nel sacchetto, il modo in cui si leccava appena le labbra.
Quando uscirono all’aperto, l’aria cambiò.
Il cielo era arancio e viola, il sole basso dietro i palazzi. Il parcheggio era quasi vuoto. Giò sentì i suoi passi dietro di sé, poi accanto.
«La mia macchina è lì», disse l’uomo, indicando una berlina scura, appartata in fondo. «Ho preso del vino… se ti va, potremmo aprirlo subito.»
Non c’era esitazione, non c’era ironia. Solo certezza.
«Hai bicchieri almeno?» chiese Giò, col cuore che gli batteva forte.
«Non mi servono», rispose l’altro.
Le chiavi tintinnarono nella sua mano. Aprì lo sportello e si spostò appena, lasciandogli spazio.

Giò salì sul sedile del passeggero, chiudendo piano lo sportello alle sue spalle. Il rumore sordo del metallo isolò subito i due dal resto del mondo. Dentro la macchina c’era un odore denso di pelle e tabacco leggero, misto al calore del tardo pomeriggio intrappolato nei sedili.
Lo sconosciuto poggiò la bottiglia di vino sul cambio, come un simbolo muto tra loro. Non accese l’auto. Non mise nemmeno la chiave nel quadro. Si voltò verso Giò, e i suoi occhi scuri lo trafissero.
Per qualche secondo restarono fermi, a respirarsi addosso. Il silenzio era talmente teso che il battito di cuore di Giò sembrava rimbombare nell’abitacolo.
Poi l’uomo si sporse, lento, e le loro bocche si incontrarono.
Il primo bacio fu calmo, quasi prudente, ma bastò un istante perché diventasse un morso, un affondo. Le lingue si intrecciarono subito, senza esitazione, sporche di voglia. Giò gemette appena, sorpreso dalla fame che sentiva montare in sé.
La mano dell’altro gli scivolò sulla coscia, premendo forte, come per segnare un confine: da qui in avanti sei mio. Giò rispose inclinando il bacino, cercando quel contatto con un istinto che non sapeva più trattenere.
Si staccarono un attimo per respirare, le fronti che si toccavano.
«Non ti conosco neanche il nome», mormorò Giò, il fiato corto.
«Non serve adesso», rispose l’uomo, e tornò a baciarlo.
Le mani divennero più coraggiose. Una scivolò sotto la maglietta di Giò, incontrando la pelle calda del ventre, risalendo lenta fino al petto. Le dita strinsero un capezzolo, facendolo gemere piano.
Giò ricambiò, afferrando il polso dell’altro e guidandolo più in basso, verso il rigonfiamento evidente nei jeans. Sentiva il cazzo duro spingere, chiedere di uscire. Lo sconosciuto sorrise contro la sua bocca, divertito e affamato allo stesso tempo.
«Qui?» sussurrò, senza fermarsi.
«Qui», rispose Giò, deciso, con gli occhi che brillavano di desiderio e di rischio.
Il parcheggio era quasi vuoto, ma non del tutto. Qualche macchina passava in lontananza, e questo rendeva tutto ancora più eccitante. Erano nascosti, ma non abbastanza da sentirsi al sicuro.
L’uomo abbassò lo schienale con un colpo secco, tirando Giò sopra di sé. Il sacchetto della spesa rotolò sul sedile posteriore, dimenticato. I loro corpi si incollarono, caldi, sudati, pronti a spingersi oltre.

l sedile reclinato scricchiolò sotto il peso dei loro corpi. Giò si lasciò cadere sopra di lui, le bocche incollate in un bacio profondo, fatto di lingua, saliva e piccoli morsi che sapevano di fame. Lo sconosciuto lo teneva per i fianchi, stringendo forte, come se temesse che potesse scivolare via.
Le mani di Giò si muovevano rapide, esplorando il petto solido sotto la camicia, le spalle larghe, il collo caldo. Scostò i bottoni uno dopo l’altro, affondando le dita nei peli del petto, sentendo il calore che gli saliva in gola. Gemette piano, come se stesse assaggiando qualcosa che aveva desiderato da tempo.
Lo sconosciuto intanto aveva già sbottonato i suoi jeans, infilando una mano decisa dentro. Lo afferrò pieno, duro, e Giò lasciò andare un gemito strozzato contro la sua bocca. Ogni movimento era lento, pesato, ma capace di farlo tremare.
«Cazzo, sei già bagnato…» sussurrò, stringendo di più.
Giò sorrise, con gli occhi socchiusi. «Colpa tua.»
Le mani si muovevano dappertutto: sulle cosce, sotto la maglietta, sulle natiche. Ogni centimetro di pelle veniva toccato, stretto, reclamato. Le loro erezioni si strusciavano l’una contro l’altra attraverso i jeans, e il calore diventava insopportabile.
Lo sconosciuto si tirò su a metà, spingendolo con forza contro il sedile. «Toglili», disse con voce roca.
Giò non esitò. Si slacciò i jeans e li spinse giù in fretta, insieme agli slip. Il cazzo balzò libero, duro, lucido in punta. L’altro lo afferrò subito con una mano sicura, iniziando a masturbarlo con colpi lenti ma profondi.
Giò ansimava, la testa all’indietro, il corpo che si tendeva sotto quel tocco. «Non fermarti», mormorò, stringendo i denti.
Ma lui non aveva nessuna intenzione di fermarsi. Anzi, si chinò piano, scivolando con la bocca lungo il ventre, e un attimo dopo la lingua calda di quell’uomo lo avvolgeva, lento, fino a inghiottirlo quasi tutto. Giò spalancò gli occhi, un gemito gli esplose dalla gola.
«Cristo…»
La testa si muoveva ritmica, le labbra strette, la saliva che colava sul cazzo. Ogni succhiata era profonda, sporca, senza grazia. Giò gli afferrò i capelli, guidandolo, perdendosi nella sensazione che gli incendiava lo stomaco. Ogni tanto l’altro sollevava lo sguardo, con gli occhi lucidi e un sorriso sporco sulle labbra piene.
Quando si staccò, con un filo di saliva che li univa ancora, si passò la lingua sulle labbra. «Sei buonissimo», disse.
Giò non resistette: lo tirò su per un altro bacio, sentendo il proprio sapore mescolarsi al suo. Poi ribaltò la situazione, spingendolo contro lo schienale. Con mani affamate gli abbassò i jeans, tirando fuori il cazzo duro, spesso, pulsante. Lo prese subito in mano, lo strinse forte, e lo guardò negli occhi.
«Adesso tocca a me.»
Scese piano, lentamente, baciando la pelle, il ventre, finché non si trovò con la bocca a un soffio dal suo cazzo. Lo leccò piano alla base, poi lungo tutta la lunghezza, fino alla punta. L’uomo gemette, la testa rovesciata all’indietro, le mani che afferravano i capelli di Giò.
Quando lo prese in bocca, lo fece senza esitazione. Affondò subito, sentendo il calore e il peso colmargli la gola. La macchina si riempì dei suoni umidi delle sue succhiate, dei gemiti bassi che si mescolavano ai respiri affannati.
Lo sconosciuto non resistette a lungo: cominciò a muovere i fianchi, spingendo più a fondo, facendogli riempire la bocca. Giò accolse ogni colpo, senza tirarsi indietro, gli occhi che lacrimavano appena, il cuore che gli batteva all’impazzata.
«Cazzo, fermati o vengo», ansimò l’uomo, tirandolo su per un altro bacio. Le loro bocche si cercarono, sporche di saliva e pre-sperma, mentre i corpi si strusciavano, ancora più affamati.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
9.3
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per AL SUPERMERCATO...:

Altri Racconti Erotici in Gay & Bisex:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni