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Gay & Bisex

TRA SOGNO E REALTÀ...


di SERSEX
23.11.2025    |    2.230    |    4 9.5
"Tu chiudi gli occhi, ancora scosso, ancora eccitato, ancora sospeso tra ciò che hai sognato e ciò che non hai — ancora — vissuto..."
La stanza è calda, quasi soffocante. L’aria è satura di odore di pelle, di sudore, di sesso non ancora consumato. Tu sei fermo davanti a lui, la schiena contro la porta che hai appena chiuso a chiave. Lui è seduto sul letto con le gambe aperte, a torso nudo, il petto che sale e scende lento. Ti guarda come se avesse appena deciso cosa farti.
«Chiudi la luce.»
La sua voce è bassa, ma non ammette discussioni.
Lo fai, e la stanza resta immersa in un buio morbido, interrotto solo da una striscia di neon che entra dalla finestra. Lui ti fa cenno con due dita di avvicinarti. Quando gli sei davanti, si passa la lingua sulle labbra e scuote la testa come se non gli bastassi.
«Nudo. Voglio vederti tutto.»
Ti sfili lentamente la camicia, poi i pantaloni, poi la biancheria. Gli stai davanti completamente esposto, e lui ti guarda tra le gambe senza nemmeno fingere. Si morde il labbro.
«Vieni qui.»
Ti prende per i fianchi e ti trascina tra le sue cosce. Le sue mani grandi ti stringono il sedere forte, spalmandoti i palmi addosso mentre ti fa girare. Ti morde una natica, poi l’altra, lasciando segni che bruciano. Ti allarga con i pollici e te lo dice senza troppi giri di parole:
«Te lo voglio mangiare.»
E lo fa.
Ti tira verso il suo viso, la lingua che ti attraversa lentamente, poi più forte, più affamata. Ti lecca fino a farti gemere, ti spalanca con le mani e affonda la lingua dentro di te senza pietà. Tu ti pieghi in avanti, con le mani che stringono le lenzuola, le gambe che tremano mentre lui ti lavora con la bocca, lento poi vorticoso, finché non ti scappa un gemito che sembra un singhiozzo.
«Così…» mormora con la voce piena di saliva. «Ti apro bene. Voglio sentirti urlare.»
Quando ti tira su dalla vita, lo fa bruscamente. Ti ritrovi seduto sul suo petto, poi sulle sue cosce, poi lui ti spinge a terra e ti fa inginocchiare. Con una mano ti afferra la testa e con l’altra ti sfila i pantaloni che aveva ancora addosso. Il suo sesso gli balza fuori duro, teso, lucido. Te lo poggia sulle labbra.
«Prendimelo tutto.»
E tu obbedisci.
Lui ti guida con la mano dietro la nuca, ti spinge giù, ti fa andare più in fondo, più in fondo ancora. Ti scende in gola, e quando provi a tirarti su ti tiene fermo e ti fa respirare dal naso mentre continua a muovere il bacino.
«Bravissimo… così… fammelo bagnare tutto.»
Lo succhi finché ti cola la saliva dal mento, finché gli senti vibrare un gemito nel ventre. Quando ti lascia andare, hai gli occhi lucidi e il respiro spezzato.
«A letto. A pancia in giù.»
Ti ci butti quasi, e lui ti segue subito. Ti apre le gambe con le ginocchia, ti afferra per i fianchi e ti tira verso di sé. Lo senti scivolare in mezzo alle tue cosce, caldo e pesante, poi lo avverti alla porta, e in quel momento capisci che non avrai scampo.
«Ora ti prendo.»
E affonda.
Una spinta sola, brutale e lenta.
Ti apre, ti entra dentro tutto, senza lasciare spazio al respiro. Tu afferri il cuscino e quasi urli. Lui geme forte contro la tua schiena.
«Dio… sì… così stretto…»
Inizia a muoversi.
Prima lento, profondissimo, poi più forte, più veloce. Le sue mani ti stringono i fianchi, ti tirano indietro a ogni affondo, ti prendono come se avesse aspettato settimane, mesi. Ti scopa senza fermarsi, senza moderazione. Il rumore della pelle contro pelle riempie la stanza.
«Ti piace?» ti chiede grattandoti il collo con i denti.
«Sì…» ansimi.
«Dimmelo meglio.»
«Sì, cazzo, continua…»
«Bravo.»
Ti spinge con la faccia nel materasso e ti prende più forte, più sporco, mentre con la mano libera ti afferra il collo e ti tira leggermente indietro. Non ti strozza: ti controlla.
«Sei mio stanotte. Tutto mio.»
Poi ti gira. Ti prende per le caviglie, le solleva e ti spalanca completamente. Ti entra di nuovo, guardandoti negli occhi mentre affonda. Le sue mani scorrono sul tuo petto sudato, sul tuo ventre, ti stringono i fianchi, ti tirano verso di lui.
«Voglio vederti venire mentre ti sfondo.»
Ti prende il tuo sesso in mano e inizia a masturbarti con furia, sincronizzando i colpi con la sua penetrazione. Il ritmo è devastante. Ti spinge verso il bordo, ti tiene lì, ti ci lascia, ti riprende. Tu gemi senza controllo
«Guarda come ti sto facendo.»
Ti masturba più veloce.
«Guarda come mi prendi tutto.»
Ti scopa più forte.
«Vieni. Devi venire per me.»
E quando succede, succede in un lampo feroce. Vieni con un gemito strozzato, spruzzando sul suo petto, sul tuo addome, sulle sue dita che continuano a stringerti. Lui non si ferma nemmeno un secondo: ti prende ancora più forte, fino a tremare contro di te.
Poi affonda, ti tira verso di sé, ti schiaccia addosso e viene dentro, profondissimo, con un ringhio basso e caldo che ti vibra sul collo. Senti il suo caldo riempirti, pulsarti dentro in ondate.
Per un lungo istante, resta dentro te, sudato, ansimante, la fronte appoggiata alla tua.
«Non ho finito con te.» mormora piano.
«Nemmeno io.» rispondi.

Lui è ancora sopra di te, ancora dentro, ancora caldo, ancora tremante contro il tuo collo. Il suo respiro ti brucia sulla pelle, le mani ti tengono come se non volesse lasciarti andare mai più.
Poi un rumore.
Lieve.
Un colpo secco contro qualcosa.
La stanza vibra appena.
Tu sussulti. E lui… sparisce.
La stanza cambia colore, consistenza, temperatura.
La luce non è più quella arancione della notte sudata: è quella pallida del mattino che filtra attraverso le tapparelle. Il lenzuolo è appiccicato alla tua pelle, ma di fianco a te non c’è nessuno. Nessun odore di pelle, nessuna voce roca, nessun corpo sopra il tuo.
Solo il tuo respiro. E il silenzio.
Ti giri piano.
Il cuore ti martella ancora come se lui ti stesse prendendo in quel momento. Le gambe ti tremano. Sei duro, bagnato, eccitato al punto da farti male.
E capisci.
Con un groppo in gola.
Era tutto un sogno.
Un sogno talmente reale da sentirne ancora le dita sulla gola, la lingua addosso, il peso del suo corpo, il caldo dentro.
Ti passi una mano sul viso, ancora scosso. Ti mordi il labbro. Ti siedi sul letto, nudo, la pelle d’oca sulle spalle.
«Cazzo…» sussurri.
Il corpo ti pulsa ovunque, come se il sogno fosse ancora lì, come se il suo odore non ti avesse lasciato. Ti guardi le mani, tremano ancora. Ti tocchi le labbra, come se dovessi sentire il sapore del suo bacio.
Non lo senti.
Ma la mancanza sì. E quella è reale.
La luce del mattino ti accarezza la schiena. Tu chiudi gli occhi, ancora scosso, ancora eccitato, ancora sospeso tra ciò che hai sognato e ciò che non hai — ancora — vissuto.

E il pensiero ti arriva improvviso, tagliente, inevitabile:
Se questo è un sogno… cosa succederebbe se un giorno lui fosse davvero nella tua stanza?
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