Gay & Bisex
Bianco Natale ...
15.12.2025 |
2.048 |
0
"Appoggiò la schiena alla porta, il telefono caldo contro l’orecchio, il corpo ancora in allerta come dopo una fuga..."
Il mercatino era una ferita luminosa nel buio.Giò sentiva il freddo infilarsi sotto il cappotto, ma il corpo reagiva al contrario: caldo, pulsante, irritato. L’amica parlava, rideva, beveva. Lui annuiva senza ascoltare, con la testa già altrove, nel punto esatto in cui lo sguardo di quell’uomo gli si era appoggiato addosso come una mano.
Quando lo rivide, fu peggio della prima volta.
Non c’era niente di casuale. Era lì per lui.
L’uomo gli si avvicinò senza fretta, lasciando che fosse Giò a sentire prima la presenza, poi l’odore — pulito, maschile, con sotto qualcosa di caldo e vissuto — e solo alla fine il volto. Aveva gli occhi di chi non chiede permesso. Di chi prende nota.
«Non pensavo di incontrarla qui,» disse.
Bugia. Lo sapevano entrambi.
Giò sorrise appena. Un sorriso lento, sporco. «Neanch’io.»
Il bambino era poco distante, distratto, innocente nel rumore delle luci. L’uomo lo guardò un attimo, poi tornò su Giò. In quello sguardo c’era una tensione trattenuta, una violenza educata a forza.
«Quando parlava alla conferenza,» disse piano, «non riuscivo a capire se stesse spiegando il desiderio… o confessandolo.»
Giò sentì qualcosa stringersi più in basso, un riflesso antico.
«Il desiderio non si spiega,» rispose. «Si tradisce.»
L’uomo fece un mezzo sorriso. Si avvicinò ancora. Troppo. Le parole adesso scivolavano direttamente sulla pelle.
«Allora mi ha tradito benissimo.»
Giò avvertì il bordo del banco dietro di sé contro la schiena. Le luci sopra di loro erano oscene, inutili. Avrebbe voluto il buio, un muro, un angolo. Sentire quel corpo premere senza alibi.
L’amica li guardò da lontano. Giò non se ne curò.
«Devo andare,» disse l’uomo, ma la voce non era quella di chi se ne va. «Ma non ho nessuna intenzione di lasciarla qui.»
Gli infilò il biglietto nella tasca interna del cappotto. Le dita indugiarono, sfiorarono il torace, sentirono il battito. Giò non si mosse. Lasciò fare. Lasciò che quel contatto minimo diventasse un messaggio.
«Stanotte,» mormorò l’uomo, «continuerò a pensare a come si muoveva mentre parlava. Alle mani. Alla bocca.»
Giò inspirò piano. «Allora non dorma.»
Quando si allontanò, Giò rimase immobile. Il corpo teso, sporco di immagini che non aveva ancora vissuto ma che già gli abitavano sotto la pelle. Prese il biglietto. Un numero. Solo quello. Nessun nome.
Lo ripiegò lentamente.
Sapeva che non avrebbe aspettato troppo.
Il Natale, quella sera, era solo una scusa.
Il resto — la fame, la caduta, il dopo — stava per cominciare.
Giò chiamò prima ancora di arrivare a casa.
Non si tolse neppure il cappotto. Appoggiò la schiena alla porta, il telefono caldo contro l’orecchio, il corpo ancora in allerta come dopo una fuga.
«Sapevo che avrebbe chiamato,» disse la voce.
Bassa. Ferma. Già sporca di attesa.
«Anch’io,» rispose Giò. «Ed è questo il problema.»
Un silenzio breve, carico.
«Venga da me.»
L’appartamento era al primo piano, luci basse, odore di legno e di vino rosso. Nessuna foto, nessuna concessione. Solo spazio. E aria densa. L’uomo gli tolse il cappotto lentamente, come se stesse scartando qualcosa che gli apparteneva già. Le dita indugiarono sulle spalle, scesero lungo la schiena. Non era una carezza. Era una presa di possesso trattenuta.
Giò sentì il corpo rispondere subito. Senza mediazioni. Senza intelligenza.
«Lei non ha idea,» disse l’uomo, «di quanto mi abbia disturbato.»
«Disturbare è il mio lavoro,» rispose Giò, la voce già più bassa, più sporca.
Si avvicinarono fino a sfiorarsi. Petto contro petto. Il respiro dell’altro gli entrava in bocca, gli scaldava la gola. Non si baciarono subito. Si studiarono con la faccia a pochi centimetri, come animali che sanno che il primo contatto decide tutto.
Quando finalmente le labbra si toccarono, fu lento. Umido. Insistente. Nessuna fretta di arrivare, solo il bisogno di sentire l’altro cedere. Le mani dell’uomo scesero sui fianchi di Giò, lo tirarono più vicino. Giò gemette piano, senza vergogna.
«Così,» mormorò l’uomo contro la sua bocca. «Proprio così.»
Giò sentì il peso dell’altro, la durezza trattenuta, il desiderio che non aveva bisogno di spiegazioni. Gli afferrò la nuca, lo tenne lì, costringendolo a restare dentro quel bacio lungo, sporco, che sapeva già di notte fonda.
Non andarono oltre.
Non ancora.
Si staccarono con fatica, respirando male, come dopo una lotta.
«Questo,» disse Giò, «è pericoloso.»
L’uomo sorrise. Un sorriso stanco, bellissimo.
«No,» rispose. «Questo è inevitabile.»
E Giò, mentre sentiva ancora addosso l’odore dell’altro, capì che non avrebbe più finto di non sapere dove stava andando.
mercatino natalizio incontro pubblico sguardo predatorio scambio biglietto appartamento privato presa di possesso bacio intenso relazione consensuale
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Bianco Natale ... :

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
