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Gay & Bisex

IL VICINO BOLOGNESE IN GIOVENTU'... 2


di SERSEX
20.09.2025    |    2.123    |    0 9.8
"Ogni fibra del suo corpo gridava di lasciarsi andare, ma una parte di lui, timida e inesperta, voleva resistere ancora un poco..."
Il caffè fumante tremava tra le mani di Giò. Non era il liquido bollente a farlo fremere: era lui, seduto sul letto accanto, con le ginocchia larghe, le mani larghe e decise appoggiate sui fianchi. Ogni volta che il vicino si muoveva, anche solo per aggiustarsi i pantaloni o spostare il bicchiere, Giò sentiva un brivido lungo la schiena.
La stanza sembrava rimpicciolirsi. Il rumore del cucchiaino che sbatteva sul bordo della tazza sembrava amplificato, un metronomo che scandiva il tempo dei loro corpi. Il profumo di caffè si mescolava a quello di tabacco, dopobarba e pelle calda. Giò voleva allontanarsi, chiudere gli occhi, ma non poteva. Non quando sentiva la coscia dell’altro sfiorare la sua, una pressione leggera che faceva tremare tutto il suo corpo.
«Ti piacciono le novità?» chiese l’uomo con un sorriso appena accennato, come se sapesse già la risposta senza bisogno di ascoltarla.
Giò annuì, incapace di parlare. La gola gli bruciava per la saliva trattenuta, le mani erano sudate e inconsciamente stringevano il bordo del letto. L’altro si avvicinò, senza fretta, e appoggiò la mano sul braccio di Giò, un contatto lieve che fece esplodere ogni nervo.
«Non devi avere paura», sussurrò, e il tono roca e basso sembrava scendere dentro di lui, a lambire ogni muscolo, ogni pensiero.
Giò rabbrividì. Era un brivido misto a eccitazione pura. La sua mano tremava, i polpastrelli formicolavano come se cercassero qualcosa da afferrare, qualsiasi cosa pur di sentire contatto. L’uomo lo guardava con occhi scuri, pieni di desiderio, e Giò sentì per la prima volta che non sarebbe stato più lo stesso.

Nei giorni successivi, gli incontri si fecero più frequenti. Ogni volta era la stessa tortura dolce e feroce: il vicino bussava, rimaneva per un caffè, oppure lo sorrideva dall’androne mentre Giò saliva le scale. La distanza tra loro era breve, ma sufficiente a far crescere il desiderio fino a un punto quasi insopportabile.
Un pomeriggio, mentre Giò studiava filosofie antiche, sentì bussare piano. Aprì: lui stava lì, con il solito sorriso lento, una camicia aperta sul petto, e i jeans consumati che sembravano fatti su misura per la sua eccitazione.
«Ti disturbo?»
«No…» balbettò Giò, il cuore in gola.
L’uomo entrò senza aspettare risposta. Appoggiò la moka sul tavolo, si accostò un po’ troppo vicino e, quasi senza pensarci, sfiorò la spalla di Giò. Il contatto, così casuale, fece tremare Giò come se avesse ricevuto una scossa elettrica.
«Sai», disse l’altro, «posso insegnarti molte cose… se vuoi.»
Giò abbassò lo sguardo, sentendo il calore crescere tra le gambe. Non sapeva come rispondere. Ogni fibra del suo corpo gridava di lasciarsi andare, ma una parte di lui, timida e inesperta, voleva resistere ancora un poco.
«Ti piacerebbe…?» aggiunse il vicino, avvicinandosi fino a sfiorargli il fianco. La voce era un filo di seta che gli accarezzava la pelle.
Giò annuì senza rendersi conto di quanto fosse già spogliato dentro. L’aria sembrava densa, quasi vischiosa, e lui percepiva il battito del cuore dell’altro contro il suo. Ogni respiro era un gioco di avvicinamento, di tensione sessuale pura.

Fu quella sera, quando la luce del tramonto entrava obliqua dalla finestra, che successe. Non un gesto improvviso, ma una lenta successione di passi verso la resa totale.
Il vicino si avvicinò, sedette accanto a lui sul letto, e appoggiò una mano calda sulla coscia di Giò. La pressione era leggera, ma sufficiente a farlo rabbrividire, a fargli sentire ogni muscolo irrigidirsi e poi sciogliersi sotto il desiderio.
«Non devi aver paura», ripeté, con voce più bassa, più vicina, fino a che i loro corpi quasi si sfioravano. Giò sentiva ogni nervo teso e pronto a esplodere. L’altro si piegò e lo baciò, lento, insinuante, una bocca adulta che conosceva già il piacere e lo sapeva guidare.
Giò cedette. Non c’era più resistenza possibile. Ogni contatto, ogni sfioramento era elettricità pura. La camicia cadde, le mani si cercarono, e lui capì che stava entrando in un mondo da cui non sarebbe più uscito.
Il sapore della pelle, il calore della bocca, il contatto delle mani, tutto era amplificato, sporco e irresistibile. Ogni gesto era un insegnamento: il vicino non solo lo possedeva, lo trasformava, lo guidava in un gioco di piacere e dominio lento e crudele.
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