Gay & Bisex
DAGLI INFERI AL PARADISO... 3
02.12.2025 |
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3
"Quando scese il silenzio, Giò mormorò:
— “Perché proprio io?”
Elia lo guardò a lungo..."
La città si era svegliata da poco, eppure nella testa di Giò sembrava che fosse già passato un secolo.La Notte Sporca apparteneva a un’altra vita.
A un altro corpo.
A un’altra versione di sé.
Ora c’era Elia.
E tutto ciò che Elia portava con sé.
Camminarono fino alla piazza deserta, dove un bar aveva appena tirato su le serrande.
Il profumo di caffè si mescolava all’odore umido della notte appena finita.
Elia scelse un tavolo in fondo, lontano da tutti, come se volesse proteggere quel momento, custodirlo.
Giò si sedette davanti a lui.
Si rese conto che lo stava guardando con occhi nuovi: non più come un estraneo che aveva dominato la notte, ma come qualcuno che stava entrando in silenzio nella sua vita.
— “Hai freddo?” chiese Elia.
Giò scosse la testa, ma Elia gli porse lo stesso la sua sciarpa.
Un gesto gentile. Intenso.
Il genere di gesto che apre crepe dentro chi ha sempre fatto finta di essere forte.
— “Non mi ricordi,” disse Elia, quasi un sussurro.
Giò alzò lo sguardo.
— “Dovrei?”
Elia sorrise.
— “Non importa. Preferisco che tu mi ricordi da adesso.”
Gli occhi di Giò si velarono per un secondo.
Come se il cuore riconoscesse qualcosa che la mente aveva dimenticato.
Dopo il caffè, camminarono ancora.
Ogni passo sembrava un avvicinamento lento, inevitabile.
Al secondo incrocio, Giò si fermò.
— “Elia… ho paura.”
— “Di cosa?”
— “Di quello che potrei volere da te.”
Elia si avvicinò.
Con le mani gli prese il volto, lo costrinse a guardarlo.
Gli occhi erano fermi, caldi, profondi.
— “Volermi non è un problema. È una soluzione.”
Giò chiuse gli occhi per un istante, come per trattenere un brivido.
Quando li riaprì, Elia era ancora lì.
Ed era evidente che non se ne sarebbe andato.
Salirono a casa di Giò.
Non c’era ancora bisogno di sesso.
Non in quel momento.
Quello lo avevano già fatto, lo avevano consumato fino a bruciarsi.
Quello che serviva ora era l’altra parte: la parte che nessuno concede facilmente.
Elia entrò piano, guardandosi intorno come se non volesse disturbare nulla.
Giò lo seguì con lo sguardo.
Gli piaceva il modo in cui camminava.
Il modo in cui non aveva fretta.
Il modo in cui, pur essendo forte, sapeva farsi lieve.
— “Posso?” chiese Elia indicando il divano.
Giò annuì.
Si sedettero vicini.
Non attaccati, non lontani.
La distanza giusta per sentirsi.
Elia allungò una mano.
Giò la prese.
La strinse forte.
Troppo forte.
Elia sorrise.
— “Così capisci che ci sono.”
Il bacio arrivò lento, inevitabile, profondo.
Un bacio che non aveva più la fame della notte, ma la pazienza del dopo.
Le loro bocche si muovevano come se si fossero sempre cercate.
Le mani di Elia scivolarono sui fianchi di Giò, morbide, consapevoli, piene.
Giò gemette piano.
Non di eccitazione.
Di sollievo.
Si baciarono lungo.
Passando dalla bocca al collo, dai polsi alle tempie.
Elia sapeva dove toccarlo per farlo respirare più lento.
Giò sapeva dove sfiorare per far tremare Elia.
Poi Elia si staccò un momento.
Con la fronte contro la sua, disse:
— “Questa… è la vera notte. La notte che non dimenticherai.”
E aveva ragione.
Rimasero così per ore.
Parlando poco.
Toccandosi senza violenza.
Forgiando una nuova intimità, una che non nasce nel buio ma nella luce bassa del tardo pomeriggio.
Quando scese il silenzio, Giò mormorò:
— “Perché proprio io?”
Elia lo guardò a lungo.
Poi disse:
— “Perché sei caduto così in basso… che solo chi ha toccato il fondo può capire come si risale. E io voglio risalire con te.”
Giò abbassò lo sguardo.
Elia gli prese il mento tra le dita e lo costrinse a risalire.
— “Guarda me. Io sono qui. Io ti voglio.”
Giò lo baciò ancora.
Con una tenerezza che faceva male.
Con un amore che stava nascendo senza chiedere permesso.
Il mondo fuori scivolava via.
Loro due no.
Quando il sole calò, Giò si ritrovò con la testa sul petto di Elia.
Lo ascoltava respirare.
Sentiva il battito.
Ogni tanto Elia gli accarezzava i capelli, lento, come si fa con qualcuno che si ama già troppo.
Giò chiuse gli occhi.
E sussurrò:
— “Credo che questa sia la prima volta che non scappo.”
Elia gli baciò la fronte.
— “Allora resta.”
E Giò restò.
Non per bisogno.
Non per paura.
Non per abitudine.
Restò perché sentì di essere arrivato.
Dagli inferi al paradiso,
passando per un bacio,
una mano sul viso,
e un uomo che sapeva aspettare.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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