Gay & Bisex
L'ODORE DEL PASSATO 2
17.06.2025 |
1.314 |
3
"Una sera, mentre Giò cercava conforto nella musica, il telefono squillò di nuovo..."
Passarono settimane, poi mesi. Giò cercava di dimenticare, o almeno di mettere a tacere quella notte che aveva riaperto ferite mai rimarginate. Ma il corpo e la memoria non obbedivano alla volontà. Quella pelle, quella voce, il peso delle mani di Roberto continuavano a tormentarlo, a vivere dentro di lui come un brivido che non si spegne.Una sera, mentre la pioggia scrosciava contro i vetri della sua casa, squillò il telefono.
— Pronto? — rispose Giò, il cuore già in tumulto.
— Salve, sono Elena, la moglie di Roberto — la voce dall’altro capo era calma ma fragile, attraversata da una tensione palpabile. — So che questo sarà difficile da sentire, ma... posso chiederti un favore? Vorrei incontrarti.
Il silenzio fu pesante, carico di un’ansia che Giò non riusciva a spiegarsi.
— Elena, non so cosa dire... — la sua voce era un filo sottile.
— Non voglio accusarti, Giò. Non è una resa dei conti. È solo che... devo parlarti di lui. E di noi.
Accettò, quasi senza capire perché.
Quando si incontrarono in quel piccolo locale dalle luci soffuse, Elena sembrava molto più fragile di quanto Giò si fosse immaginato. I suoi occhi, stanchi e gonfi, erano specchi di un dolore profondo, di una solitudine che nessuno aveva colmato.
— Roberto è un uomo complicato — cominciò lei, la voce appena un sussurro. — Un uomo che ti ha portato via con sé in un mondo che io non riesco più a capire. Quando mi ha detto di te, Giò, è come se un terremoto avesse squarciato la nostra vita
Giò la guardò, sentendo il nodo alla gola stringersi.
— Non volevo ferirvi — disse piano. — Non immaginavo che sarebbe andata così.
Elena scosse la testa, le mani intrecciate sul tavolo.
— So che Roberto ti ha cercato, che non si è mai davvero dimenticato di te. Ma lui ha una famiglia, dei figli adolescenti... dei ragazzi che hanno bisogno di un padre presente, di un uomo che abbia radici solide.
Una lacrima scivolò giù lungo la guancia di Elena.
— Ogni volta che penso a ciò che è successo, mi sento tradita, umiliata. Ma non voglio neanche odiare. Non voglio che questa storia distrugga tutto quello che ho costruito, per quanto fragile possa essere.
Giò abbassò lo sguardo, il peso della colpa lo schiacciava.
— Capisco — mormorò. — Ma non posso cancellare ciò che ho vissuto con Roberto. Né lui potrà dimenticare.
Elena prese un respiro profondo, cercando le parole che le spezzavano il cuore.
— Ti prego, per i miei figli, per me... Lascia perdere. Non cercarlo più. Fallo per loro.
Giò sentì un dolore così acuto da fargli mancare il respiro.
— Non posso prometterti niente — confessò. — Lui è stato il sogno più grande e la ferita più profonda della mia vita.
Il silenzio calò pesante, interrotto solo dal rumore delle posate e dal ticchettio dell’orologio.
— Io non voglio che sia una guerra — disse Elena infine —. Solo che vorrei che qualcuno fermasse Roberto, che gli ricordasse che quello che ha là fuori, con me e i ragazzi, è reale, anche se imperfetto.
Giò annuì, mentre la pioggia si faceva più intensa fuori dalla finestra.
— Ti prometto che non lo cercherò più, anche perchè non sono stato io a cercare lui — disse —. Ma tu devi capire una cosa: Roberto non tornerà mai indietro, non si può tornare indietro in queste cose. E io non smetterò mai di amarlo, anche se questo significherà restare solo.
Elena si alzò lentamente, gli occhi lucidi.
— Forse è meglio così — disse con voce rotta —. Forse è l’unico modo per non farci ancora più male.
Si salutarono con la consapevolezza che, a volte, amare significa anche lasciar andare chi si ama.
Nei giorni successivi a quell’incontro, Giò si ritrovò come smarrito in un labirinto di emozioni contrastanti. Tentava di affogare il ricordo di Roberto nei libri, nel lavoro, nelle passeggiate solitarie lungo il Reno. Ma ogni angolo della città, ogni vicolo, ogni luce al tramonto sembrava portare con sé un frammento di quella notte, di quella passione e di quella perdita.
La casa, che un tempo era il suo rifugio, adesso gli sembrava una prigione di silenzi e ricordi. La voce di Elena, il suo volto stanco e doloroso, gli rimbombavano nella testa come un monito impossibile da ignorare.
Una sera, mentre Giò cercava conforto nella musica, il telefono squillò di nuovo. Il cuore gli balzò in gola.
— Pronto? — disse con voce tremante.
— Sono io, Roberto — quella voce roca, piena di esitazione e paura, era come un pugno nello stomaco.
Giò rimase immobile, incapace di rispondere subito. Dopo un lungo respiro, disse:
— Perché chiami? Non dovresti.
— Non posso fare a meno di te — confessò Roberto, la voce carica di dolore. — Elena ha ragione, la mia vita è un disastro. Ma tu sei l’unica cosa che mi fa sentire vivo.
La conversazione si trasformò in una confessione amara di solitudini, paure, e desideri proibiti. Roberto parlò della sua famiglia, dei figli che amava e temeva di perdere, ma anche della rabbia contro se stesso, contro il mondo che lo costringeva a un’esistenza a metà.
Quella notte, Giò si addormentò con gli occhi pieni di lacrime, consapevole che il passato non sarebbe mai stato solo un ricordo.
Passarono altre settimane. Poi un giorno, Giò ricevette una lettera, manoscritta con una calligrafia che riconobbe immediatamente.
Era Roberto. Lo invitava a incontrarlo un’ultima volta, per chiudere quel capitolo, o per provare a scriverne uno nuovo insieme, qualunque fosse stato il prezzo.
Giò accettò, spinto da una speranza disperata e da una paura indicibile.
L’appuntamento fu in un vecchio caffè nel centro della città, un luogo che frequentato da intelletuali. Quando Roberto arrivò, sembrava cambiato, più stanco, ma con quella scintilla negli occhi che Giò non aveva mai dimenticato.
Si sedettero uno di fronte all’altro, il tempo sembrava sospeso.
— Forse non saremo mai liberi — disse Roberto con voce rotta —. Ma non posso più fingere che tu non esista.
Giò lo guardò, e in quel momento capì che l’amore, per quanto doloroso e proibito, era l’unica verità a cui non avrebbe mai rinunciato.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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