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Gay & Bisex

LA NOTTE SPORCA DI GIÒ... 2


di SERSEX
30.11.2025    |    1.605    |    2 9.3
"Era completamente sotto il loro controllo, un corpo posseduto, violato da cazzi grossi sconosciuti, e un’anima senza difese..."
Il tipo davanti sembrava godere nel vederlo così: un Giò svuotato, vulnerabile, fottutamente disposto a tutto.
L’altro, alle spalle, gli scivolò una mano sui fianchi.
Una mano lenta, testarda, che non chiedeva permesso.
Una mano che si comportava come se sapesse già dove Giò si sarebbe lasciato portare.
Dentro di lui qualcosa bruciava.
Una voglia bastarda, una fame che non aveva niente di pulito.
Qualcosa che gli diceva:
“Lasciati andare; non pensare a niente.”
Il ragazzo davanti gli prese il polso e glielo sollevò, come per misurare la debolezza.
Gli occhi fermi, scuri, senza il minimo dubbio di sé.
Era il tipo che ti guarda e capisce subito quanto sei disposto a buttarti.
«Se sei qui fuori è perché vuoi questi due cazzoni?»
La voce era bassa, quasi un ringhio.
Una frase che gli tagliò il fiato, una frase troppo vera, troppo vicina a ciò che gli ribolliva dentro.
L’altro, dietro, lo spinse appena contro il muro.
Non forte, no.
Peggio: con quella decisione di chi sa esattamente che non verrai via.
Giò chiuse gli occhi un secondo.
Non per paura: perché il suo corpo stava cedendo a qualcosa di più grande della vergogna, voleva essere abusato.
La musica, lontana, sembrava un battito cardiaco, un martello che gli picchiava nello stomaco.
Le luci rimbalzavano oltre il vetro sporco del retro, disegnando ombre veloci che sembravano altre persone appoggiate al muro come lui, altre anime buttate, altre notti senza ritorno.
Il tipo davanti gli sfiorò il labbro con i denti.
Lieve.
Appena un morso per testarlo.
Un gesto che gli fece tremare le ginocchia.
Un gesto che voleva dire: “vediamo quanto sei disposto a farti andare a puttane, stanotte; quanto cazzo riesci a prendere.”
E Giò, nel buio, circondato da quelle mani, da quei respiri, da quella fottuta resa, capì che ormai non gli interessava più niente.
Nemmeno di sé.

Il tipo dietro lo afferrò per le spalle, lo tenne fermo.
Quello davanti gli si avvicinò troppo, invadendo ogni centimetro del suo spazio, un odore forte e animale che gli faceva girare la testa, il corpo di Giò bruciava, irrigidito dalla pressione del cazzo nei jeans, incapace di muoversi.
Giò sentì la pelle irritata dal contatto, il corpo che reagiva senza chiedere permesso.
Odore di sudore, mani dure, vestiti ruvidi che lo sfioravano ovunque.
E per un attimo un pensiero gli attraversò la mente: “Non posso combatterli. Non posso… non voglio"; ogni fibra del suo corpo voleva scappare, ma la forza delle mente lo bloccava.
L’altro gli strinse il polso più forte, quasi per costringerlo a girarsi verso di lui.
Giò abbassò lo sguardo, respirando a fatica.
Ogni fibra del suo corpo gridava per scappare, ma non c’era via d’uscita, quel contatto, quella pressione, era come una calamita che lo attraeva, quella della resa.
Il più vicino gli accostò il viso al collo.
La voce era bassa, fredda, un sussurro che tagliava l’aria come un coltello:
«Non dire niente, frocio del cazzo, resta fermo.»
Il cuore di Giò martellava nelle orecchie.
Non era eccitazione, non era piacere: era paura pura, adrenalina bruta, resistenza annullata dalla pressione fisica, dalla minaccia, dalla solitudine completa. Giò sentiva che la mente gli cedeva, il corpo non rispondeva più, solo la paura lo teneva vivo. Le mani dei due non lo lasciavano, ma lui si accasciava lentamente contro il muro, come se ogni tentativo di ribellione fosse inutile.
Il pavimento era sporco, freddo, appiccicoso.
Il cielo sopra di lui sembrava ridere della sua impotenza.
Ogni respiro era un brivido di degrado, di resa, di umiliazione.
E Giò, per la prima volta da quando era entrato in quella discoteca, si sentì completamente violato nell’anima, prima ancora che nel corpo. Non c’era luce, non c’era salvezza.
C’era solo il buio, la fisicità brutale di due uomini e la sensazione di cadere completamente, senza rete.

Era completamente sotto il loro controllo, un corpo posseduto, violato da cazzi grossi sconosciuti, e un’anima senza difese.
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