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Gay & Bisex

DOVEVA ACCADERE ....


di SERSEX
22.10.2025    |    3.135    |    1 8.4
"Malinconia per gli anni in cui non erano stati insieme, per la timidezza e l’ingenuità che avevano frenato i loro desideri..."
Il cielo di Bologna era grigio e basso, ma i corridoi dell’università brulicavano di studenti. Giò camminava con passo misurato, immerso nei pensieri della lezione che avrebbe dovuto preparare, quando una voce familiare lo fece fermare.
“Giò?”
Si voltò e vide Roby. Il tempo aveva cambiato il suo corpo, reso i lineamenti più decisi, ma quegli occhi erano gli stessi che avevano fatto battere il cuore di Giò tanto tempo prima. Il ragazzo timido e ingenuo delle superiori ora era un uomo, e la presenza di Roby lo sconvolse.
“Roby… sei tu?” balbettò Giò.
Roby sorrise, un sorriso che racchiudeva anni di desiderio trattenuto. Si avvicinò, e l’abbraccio fu lungo, caldo, pieno di emozione. Nessuna parola era necessaria: le mani di Roby sfiorarono la schiena di Giò, e un brivido percorse tutto il suo corpo. Era come se tutti quegli anni di timidezza e pudore fossero evaporati in un solo gesto.
Si sedettero al bar vicino all’università, ordinando due caffè. La conversazione iniziò cauta, parlando di lavoro e della città, ma ogni parola portava con sé una tensione sottile. Gli sguardi si trattenevano, le mani si sfioravano accidentalmente, e Giò sentì il desiderio crescere come una fiamma lenta ma intensa.

Nei giorni successivi, gli incontri si moltiplicarono. Passeggiate tra i portici, discussioni filosofiche che sfociavano in confessioni personali. Ogni contatto, anche minimo, faceva crescere la tensione: la mano di Roby che sfiorava quella di Giò, le ginocchia che si urtavano camminando fianco a fianco.
“Ti ricordi le superiori?” chiese Roby un pomeriggio, mentre camminavano lungo un cortile coperto.
“Troppo ingenui… troppo timidi,” rispose Giò.
“E quanta roba ci siamo persi…” sospirò Roby. Gli occhi di entrambi brillavano di rimpianto e desiderio. Quel ricordo li legava, ma allo stesso tempo li spingeva verso un presente che si faceva sempre più vicino.

Una sera, sotto un cielo ormai scuro, Roby prese la mano di Giò. Nessuno dei due disse nulla, e il semplice contatto bastò a far battere i loro cuori all’unisono. Ogni passo verso casa era pieno di elettricità. Sul ponte del canale, si fermarono. Roby si chinò e sfiorò le labbra di Giò in un bacio lungo, intenso, pieno di anni di attesa.
Il bacio fu dolce, ma carico di tensione. Le mani si intrecciarono, i corpi si avvicinarono, e Giò sentì il calore crescere dentro di sé. La malinconia di ciò che non era accaduto negli anni precedenti si mescolava al piacere del presente.

Nei giorni successivi, la tensione diventò più tangibile. Passeggiate, cene, pomeriggi trascorsi a leggere insieme. Ogni gesto, ogni sguardo, ogni sorriso portava con sé un sottile brivido di desiderio.
Roby sfiorava la mano di Giò quando prendeva un libro, e Giò sentiva un fremito lungo la schiena. La gamba di Roby che urtava la sua sotto il tavolo faceva accelerare il cuore di Giò. Ogni gesto era un invito silenzioso, un passo verso un’intimità che cresceva lentamente.
Una sera, seduti sul divano di Giò, Roby si avvicinò e lo baciò nuovamente. Questa volta il bacio fu più profondo, più deciso. Le mani di Roby scesero lungo il collo di Giò, fino a sfiorare le spalle, mentre Giò lo abbracciava più stretto che poteva, assaporando il contatto e il calore.

Dopo giorni di avvicinamenti, carezze e baci, arrivò il momento della prima unione completa. Non c’era fretta, solo naturalezza. Giò e Roby si esploravano lentamente, mano dopo mano, bacio dopo bacio. Ogni curva, ogni respiro, ogni fremito veniva letto dall’altro. Il piacere si univa all’amore, e ogni gesto diventava una dichiarazione silenziosa: finalmente erano insieme, finalmente si amavano.
La notte si concluse con entrambi esausti e felici, abbracciati, respirando all’unisono, consapevoli che nulla del passato era accaduto, ma tutto ciò che doveva succedere, ora stava accadendo.

Nei giorni successivi, la loro relazione si sviluppò in un crescendo di intimità. Passeggiate, cene improvvisate, pomeriggi a leggere e parlare di tutto, dalle lezioni universitarie ai ricordi delle superiori. Ogni piccolo gesto diventava intimità: cucinare insieme, toccarsi accidentalmente, abbracciarsi mentre parlavano, sfiorarsi le mani senza pensarci.
Le unioni si susseguivano: lente e languide alcune notti, ardenti e immediate altre. Giò scopriva ogni curva di Roby, ogni respiro, ogni battito. Roby imparava a leggere ogni esitazione, ogni fremito. Ogni incontro era un linguaggio silenzioso tra i loro corpi, fatto di gesti, respiri e sguardi che parlavano più delle parole.

Tra unione e quotidianità, rimaneva la consapevolezza del tempo perduto. Malinconia per gli anni in cui non erano stati insieme, per la timidezza e l’ingenuità che avevano frenato i loro desideri. Ogni carezza, ogni abbraccio, ogni bacio portava con sé il ricordo di ciò che non era accaduto e la dolcezza di ciò che finalmente si stava vivendo.
Il climax della loro relazione arrivò in un crescendo di intensità fisica ed emotiva: baci lunghi, abbracci stretti, respiro condiviso. Ogni unione era unica e irripetibile, un incontro di corpi e anime. Alla fine, seduti sul divano, mani intrecciate, corpi vicini, si guardarono negli occhi. Nessuna parola era necessaria.

Erano finalmente insieme. Si amavano. La malinconia del passato si era trasformata in gioia del presente. La passione, l’amore, la dolcezza e la complicità si fondevano in un’unica esperienza intensa e indimenticabile.
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