Gay & Bisex
GALEOTTO FU IL PIANOFORTE
26.10.2025 |
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"Kael gli mordeva la nuca e gli sussurrava cose che sembravano bestemmie e preghiere allo stesso tempo..."
La pioggia leggera batteva contro i vetri delle finestre di via Saragozza, diffondendo nell’aria quell’odore familiare di strada bagnata e mattoni antichi. Giò stava sistemando alcuni libri nella sua libreria quando un suono delicato, quasi impercettibile, lo fece voltare: un piano che filtrava dalle scale del condominio, note pulite e vibranti, ma con una dolce malinconia.Kael si era appena trasferito al piano di sopra, e già dalla prima settimana aveva catturato l’attenzione di Giò: il suo portamento elegante, la gestualità misurata, e quell’aria di chi nasconde un mondo intero dietro uno sguardo assorto. Giò sentiva una curiosità quasi visciale, un’attrazione che andava oltre l’apparenza, verso qualcosa di più intimo e proibito.
I loro incontri erano inizialmente casuali: scale, ascensore, il passaggio con i sacchetti della spesa. Ma c’era sempre un’energia sottile, un brivido che percorreva Giò quando Kael lo sfiorava appena con la mano o quando il suo sorriso si allungava in un cenno che sembrava più personale di quanto dovesse essere. E Kael, seppur sposato, mostrava lampi di tensione: uno sguardo troppo lungo, un sorriso trattenuto, gesti lievi che parlavano di desideri tenuti a freno.
Una sera, Giò tornava da una lezione all’università, la città avvolta nella penombra e nei lampioni riflessi sull’asfalto bagnato. L’ascensore era lento, e Kael apparve sul pianerottolo superiore, un violino sotto il braccio, occhi che catturavano quelli di Giò come calamite.
«Ciao, Giò…» disse Kael, la voce bassa, quasi un sussurro che vibrava come le corde del suo strumento.
«Ciao… Kael», rispose Giò, percependo un nodo di eccitazione e curiosità in gola. «Suonerai stasera?»
Kael scosse appena la testa, un gesto semplice che tuttavia trasmetteva più di mille parole. I loro occhi si incrociarono in un silenzio carico di tensione, e Giò sentì il corpo reagire, il desiderio crescere come un fiume che si fa strada tra le rocce.
La sera continuava e i rumori del condominio si assottigliavano, lasciando spazio solo alla loro vicinanza silenziosa. Kael si appoggiò un attimo alla ringhiera, lo sguardo fisso su Giò, e per un istante sembrò esitare tra ciò che era giusto e ciò che bramava.
Kael fece un passo verso di lui. Non parlò, ma il respiro si fece più rapido, le mani si muovevano lievi, quasi inconsapevolmente. Giò percepì il calore del suo corpo, un richiamo che non poteva ignorare, e avanzò un passo a sua volta, senza staccare lo sguardo.
I loro volti si avvicinarono lentamente, il cuore di Giò batteva forte, un misto di eccitazione e timore. Kael tremava appena, come se ogni fibra del suo corpo lottasse tra la voglia repressa e la coscienza dei limiti. E poi, in un attimo che sembrò sospeso nel tempo, le loro labbra si sfiorarono.
Fu un contatto delicato, inizialmente incerto, ma pieno di tensione accumulata, un brivido che percorse entrambe le schiene. Giò sentì tutto il desiderio, la curiosità e la frustrazione di settimane condensarsi in quel bacio. Kael rispose con la stessa intensità, le mani che tremavano appena, e Giò capì che non c’era più ritorno.
Si staccarono di pochi centimetri, respirando affannosamente, occhi negli occhi, consapevoli della linea sottile tra quello che potevano permettersi e quello che bramavano. Un silenzio denso li avvolse, carico di promesse non dette e desideri proibiti
«Non… dovremmo…» sussurrò Kael, la voce rotta, eppure Giò percepì ogni sillaba come un invito, come un ponte verso ciò che entrambi bramavano.
Giò non rispose a parole, limitandosi a chiudere gli occhi e ad avvicinarsi ancora, fino a che le loro labbra si incontrarono. Fu un bacio lungo, deciso, un misto di dolcezza e ardore trattenuto, che sembrava voler cancellare settimane di frustrazione. Kael cedette completamente, le mani che si muovevano lievi sul petto di Giò, che secesero poi sul cazzo pulsante, trattenuto a stento nei jeans elasticizzati. Giò sentiva ogni fibra del suo corpo rispondere, tremando di desiderio.
Il mondo intorno a loro era scomparso. Non c’era condominio, non c’era strada bagnata, non c’erano lampioni. Solo due corpi che comunicavano senza parole, bramando ciò che non potevano dire, esplorando il confine tra curiosità e bisogno.Le mani presero a slacciargli i jeans, con una lentezza quasi reverente. «Se sbaglio, dimmelo adesso», sussurrò.
«È da giorni che ti desidero».
Il sesso fu ruvido, affamato. Giò si lasciò prendere con gli occhi socchiusi, stringendo i denti per non urlare. Kael gli mordeva la nuca e gli sussurrava cose che sembravano bestemmie e preghiere allo stesso tempo. L’odore di pioggia, che entrava dalla finestra aperta in quella serata bolognese d’ottobre, li avvolgeva come una coperta. Un sesso scomodo, sporco, bellissimo, attaccati alla ringhiera nell’angolo del pianerottolo. Come due disperati che cercavano nel corpo dell’altro una tregua, non l’amore.
Dopo, rimasero in silenzio. Giò si rivestì piano, lo sguardo basso.
«Mercoledì vieni da me» disse Kael, con voce più bassa del solito.
«Sarai da solo?»
Kael annuì. Ma il suo sguardo era già altrove.
Giò entrò in casa, sotto la pioggia che continuava a cadere fuori, con le mutande umide e il cazzo ancora in tiro e una tristezza nuova nel petto. Ma a volte basta una scopata fatta con la rabbia giusta per capire cosa manca davvero.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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