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Gay & Bisex

L'amico di mio figlio


di Membro VIP di Annunci69.it Marciotto
18.10.2026    |    2.716    |    9 9.7
"Per qualche secondo, il tempo sembrò essersi fermato tra le mura riparate dell'officina..."

Un giorno d'autunno dall'aria mite e soleggiata, Max si trovava seduto al tavolino esterno di un bar poco distante dal centro città. Aveva con sé una tazza di caffè ormai intiepidita e il suo smartphone stretto tra le mani. Con fare guardingo e la costante sollecitudine di chi teme di essere scoperto, scorreva le pagine di un noto sito di annunci per incontri, nello specifico la sezione Annunci 69. Guardava quelle foto con un misto di curiosità e proibito desiderio, tenendo lo schermo inclinato per evitare sguardi indiscreti dai tavoli vicini.
Per Max, quel momento era solo una parentesi solitaria e segreta. Nella sua vita, tuttavia, la figura maschile giovanile per eccellenza era rappresentata da Luca, suo figlio, e da Riccardo, il migliore amico di Luca fin dai tempi dell'infanzia.
Luca e Riccardo erano cresciuti praticamente insieme, condividendo ogni tappa fondamentale della vita. Ora che avevano superato i trent'anni, entrambi avevano costruito le proprie vite stabili: vivevano con le rispettive compagne e la loro amicizia si era trasformata in un legame viscerale, quasi di fratellanza. Spesso organizzavano viaggi a quattro, esplorando città d'arte e mete esotiche durante le vacanze. Per Max, Riccardo era sempre stato come un secondo figlio, un ragazzo solare, affettuoso ed estremamente premuroso. Nel corso degli ultimi anni, Riccardo era diventato un uomo dall'avvenenza fisica dirompente: appassionato di fitness, sfoggiava un corpo scolpito, super palestrato e curato nei minimi dettagli.
Capitava spesso che Riccardo andasse a trovare Max, approfittando del fatto che l'officina di Max si trovasse a pochi passi dal suo luogo di lavoro. Per Riccardo, passare a salutare "zio Max" per un caffè veloce o due chiacchiere era diventata una piacevole abitudine.
Proprio in quel pomeriggio al bar, mentre Max si perdeva tra i profili degli annunci sul cellulare, due mani calde e poderose si posarono improvvisamente sulle sue spalle.
Max congelò all'istante. Un brivido freddo gli corse lungo la schiena e il cuore gli schizzò in gola. Con un movimento rapido e quasi goffo, premette il tasto di blocco dello schermo, girando il telefono a faccia in giù sul tavolino. Il viso gli diventò rosso di colpo per l'imbarazzo e la vergogna.
Si voltò lentamente e incontrò lo sguardo e il sorriso aperto di Riccardo, vestito con una maglietta aderente che metteva in risalto la sua stazza e i bicipiti possenti.
«Ehi, Max! Ti ho fatto spaventare?» esclamò il ragazzo, con tono affettuoso.
Max cercò di abbozzare un sorriso credibile, asciugandosi la fronte con un gesto nervoso. «Riccardo! Ciao... no, tranquillo, mi hai solo sorpreso. Non ti avevo sentito arrivare.»
Riccardo si spostò di lato, tirò indietro la sedia di fronte a Max e si sedette con estrema disinvoltura. Il suo sguardo, però, conservava un velo di malizia giocosa e comprensiva.
«Senti, Max...» iniziò Riccardo, abbassando leggermente la voce e sporgendosi verso il tavolo. «Ho visto lo schermo prima che lo chiudessi.»
Il sangue di Max parve bloccarsi nelle vene. Il silenzio tra loro durò qualche secondo, pesante e carico di tensione. Max era pronto a inventare una scusa, a minimizzare o a fare una battuta per deviare il discorso, distrutto dall'idea di essere giudicato o scoperto dall'amico di suo figlio.
Ma prima che potesse dire una sola parola, Riccardo fece un cenno rassicurante con la mano e sorrise con incredibile serenità.
«Rilassati, davvero. Tranquillo,» disse Riccardo, guardandolo fisso negli occhi con una dolcezza insospettabile. «Anche io, in segreto, bazzico su quegli annunci.»
Max rimase a bocca aperta, senza parole, incredulo di fronte a quella rivelazione.
Riccardo si guardò attorno per assicurarsi che i clienti del bar fossero intenti nelle loro conversazioni, poi tornò a fissare Max, rivelando un lato di sé completamente sconosciuto.
«Sì, hai capito bene,» continuò il giovane uomo, sporgendosi ancora di più e parlando con un tono intimo e confidenziale. «La mia vita con la mia compagna è tranquilla, ma c'è una parte di me che richiede altro... Spesso faccio incontri discreti. E sai una cosa? Ho una passione forte per gli uomini maturi.»
Max ascoltava pietrificato, il battito del cuore che oscillava tra l'incredulità e una strana, improvvisa scarica di adrenalina.
Riccardo appoggiò i gomiti sul tavolo, incrociando le dita e fissando Max con uno sguardo intenso e penetrante, privo di qualsiasi esitazione.
«E ad essere sincero fino in fondo, Max... tu mi sei sempre piaciuto. Da un sacco di tempo.»
Prima che Max potesse riorganizzare i pensieri e trovare le parole per rispondere, Riccardo sgranò un sorriso ancora più audace. Abbassò ulteriormente la voce, facendola diventare quasi un sussurro roco e persuasivo.
«Senti, perché non andiamo nella tua officina? Lì staremo tranquilli, lontani da sguardi indiscreti. Voglio farti vedere cosa so fare... ti assicuro che non te ne pentirai.»
Max avvertì un groppo in gola. La proposta lo spaventava e al tempo stesso lo attraeva smisuratamente. L'idea della vicinanza con un ragazzo così giovane, muscoloso e attraente gli fa tremare le gambe, ma il senso di colpa e il rischio di rovinare tutto lo paralizzavano.
«Riccardo, ma... sei sicuro? Io... non so se è il caso...» balbettò Max, tentando una debole resistenza.
«Rilassati, Max. Fidati di me, saremo solo io e te,» insistette Riccardo sfiorandogli appena il dorso della mano sul tavolino, un contatto elettrizzante che spazzò via ogni residuo di esitazione.
Dopo quel primo breve indugio, Max inghiottì il resto del caffè, annuì lentamente e si alzò dal tavolo. I due camminarono l'uno accanto all'altro lungo il breve tragitto fino all'officina. La vicinanza del corpo imponente di Riccardo rendeva l'aria carica di un'attesa quasi tangibile.
Giunti davanti al portone dell'officina, Max inserì la chiave nella serratura e aprì. Entrarono rapidamente e, superata la zona di lavoro tra attrezzi e macchinari, andarono direttamente nel retro, dove si trovava lo studio privato di Max: una stanza isolata, con una scrivania in legno, un divano in pelle e le tende tirate.
Non appena Max chiuse la porta dello studio alle loro spalle, il peso del pensiero di suo figlio tornò a farsi sentire con prepotenza. Il volto di Luca gli balenò nella mente, scatenando un'ondata di ansia.
Max si voltò verso il ragazzo, con lo sguardo tirato e preoccupato: «Ma... e Luca? Riccardo, Luca è tuo fratello, è mio figlio... Se lo scoprisse?»
Riccardo fece un passo verso di lui, posandogli le mani robuste sulle spalle con una presa ferma ma incredibilmente rassicurante. Lo guardò dritto negli occhi, con un'espressione seria e priva di qualsiasi incertezza.
«Luca non sa nulla di me,» rispose Riccardo con voce calma e decisa. «Lui è etero convinto, vive la sua vita e per lui io sono semplicemente il suo migliore amico di sempre. Questa parte di me non la conosce nessuno, tantomeno lui. E stanne certo: non saprà mai di noi. Questo rimane un segreto solo nostro, inviolabile.»
Quelle parole, pronunciate con totale sicurezza, dissiparono gli ultimi dubbi di Max. L'ansia lasciò spazio a una tensione completamente diversa, infuocata, mentre Riccardo muoveva un altro passo avanti, annullando ogni distanza tra loro.
Max era appoggiato sul bordo della scrivania. Riccardo si avvicinò viso a viso e poi si chinò. Con le mani ferme e decise gli slacciò la cintura, aprì il bottone e abbassò lentamente la cerniera, incontando un po' di resistenza a causa dell'erezione di Max che ostacolava una discesa rapida. Abbassò i pantaloni fino all'altezza delle ginocchia e prese il membro in bocca senza sfilarlo dagli slip.
Riccardo, tenendo le mani sui fianchi di Max, continuò a stuzzicarlo attraverso la stoffa, portando Max al limite del desiderio; a quel punto, Max lo tirò fuori dagli slip e glielo spinse in bocca, tenendogli ferma la testa. Poco dopo, rilasciò la presa, lasciando che Riccardo continuasse da solo. Cappella, prepuzio, testicoli e inguine: ogni centimetro venne leccato con cura e maestria.
Giunto all'apice del piacere, Max avvertì Riccardo che stava per venire, ma il ragazzo lo rassicurò dicendo che avrebbe ingoiato tutto. Con la mano e con la bocca continuò a stimolarlo negli ultimi istanti. Max eiaculò, riempiendogli la bocca e colpendo in parte il viso di Riccardo, che continuò a succhiare la cappella e a ingoiare il seme caldo.
L'eco del respiro affannato di Max risuonava nel silenzio dello studio, rotto soltanto dal ticchettio monotono dell'orologio appeso alla parete. Per qualche secondo, il tempo sembrò essersi fermato tra le mura riparate dell'officina.
Riccardo si sollevò con calma, ripulendosi il viso con un gesto disinvolto della mano e sfoderando un sorriso caldo e complice. Negli occhi del ragazzo non c'era traccia di esitazione né di pentimento, ma solo la soddisfazione di chi aveva condiviso un momento intimo e travolgente.
Max, ancora con il torace che si alzava e abbassava al ritmo del battito cardiaco che andava lentamente riassestandosi, cercò il sostegno del bordo della scrivania. Guardò Riccardo con una mista sensazione di incredulità e sollievo: la tensione accumulata nelle ultime ore si era del tutto sciolta, lasciando al suo posto un'inaspettata complicità.
«Te l'avevo detto che non te ne saresti pentito,» disse Riccardo con voce bassa e rassicurante, sistemandosi la maglietta e riordinando i vestiti con gesti disinvolti e naturali, come se nulla fosse accaduto.
Max annuì lentamente, riacquistando gradualmente il controllo della voce mentre si ricomponeva. «Sei... incredibile, Riccardo. Davvero. Non avrei mai immaginato...»
«La vita sa sorprendere, Max,» rispose il giovane, avvicinandosi per dargli una leggera pacca sulla spalla, un gesto d'affetto fraterno che riportò la conversazione su un terreno di assoluta naturalezza. «Ora però riprendi fiato. Quello che è successo qui dentro resta custodito tra queste pareti, esattamente come ci siamo detti.»
Max si riassestò gli abiti, recuperando appieno la sua compostezza. Guardò il giovane uomo di fronte a sé con uno sguardo nuovo, consapevole che da quel giorno existeva tra loro un patto di riservatezza e intesa che non avrebbe scalfito in alcun modo gli equilibri delle rispettive famiglie.
Riccardo diede un'occhiata all'orologio da polso, fece un cenno verso la porta e disse: «Adesso è meglio che torni al lavoro, prima che qualcuno si accorga della mia assenza. Ci vediamo presto, zio Max.»
«A presto, Riccardo. E grazie... per tutto,» rispose Max, accompagnandolo verso l'uscita dell'officina.
Mentre il portone si richiudeva e la sagoma di Riccardo si allontanava lungo il marciapiede, Max rimase per un istante a guardare la strada soleggiata, respirando l'aria mite dell'autunno con una nuova e inaspettata leggerezza.
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