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Gay & Bisex

Vinicio parte VI


di Membro VIP di Annunci69.it Kimboy74
22.04.2026    |    2.038    |    3 5.5
"Lo portarono in infermeria su una barella, dove un medico annoiato lo visitò, scuotendo la testa davanti al buco devastato e ai lividi perenni..."
Dopo una settimana di abusi incessanti, il culo del diciottenne era diventato largo e flaccido come una figa usata, un buco dilatato che non opponeva più resistenza. Vinicio, stanco di quella morbidezza, voleva di nuovo un culo stretto da sfondare. Ogni notte in cella, per costringerlo a contrarsi, gli mordeva il collo con denti affilati, lasciando segni rossi e viola che pulsavano di dolore. Lo pizzicava sulle natiche e sui fianchi, torcendo la pelle fino a formare lividi gonfi e tumefatti, mentre gli stringeva le chiappe con mani callose, premendo forte per far contrarre i muscoli esausti. Il ragazzo piangeva e si irrigidiva, ma Vinicio lo inculava lo stesso, spingendo il cazzo dentro quel tunnel allentato, grugnendo di frustrazione mentre lo riempiva di sborra calda notte dopo notte.

La mattina alle docce, il ragazzo aveva un aspetto pessimo: il corpo coperto di lividi freschi e vecchi, la pelle macchiata di blu e nero, e il culo sporco di merda secca che colava mista a residui di sperma rappreso. Camminava zoppicando, le gambe tremanti, mentre l'acqua fredda gli lavava via la sporcizia, rivelando l'ano rosso e gonfio, incapace di chiudersi del tutto. Vinicio lo guardò con disprezzo, il suo cazzo che non si induriva più per quel relitto umano.

Fu allora che Vinicio posò gli occhi su un ragazzo di colore che faceva la doccia poco distante: alto, muscoloso, con la pelle scura e lucida sotto il getto d'acqua, i muscoli definiti che guizzavano mentre si insaponava il petto ampio e le cosce potenti. Sembrava un toro, innocente e ignaro, e Vinicio sentì il sangue ribollire. Fece un cenno a due carcerati vicini, due tipi robusti con tatuaggi sulle braccia e ghigni malvagi, e decisero all'istante: quello sarebbe stato il loro prossimo giocattolo.

In meno di un minuto, lo circondarono. Il ragazzo di colore si voltò sorpreso, ma Vinicio, abituato a lavorare in campagna con attrezzi pesanti e bestie recalcitranti, era forte e dominava senza sforzo. Lo spinse contro il muro piastrellato, le mani che gli afferravano i polsi e li torcevano dietro la schiena. "Apri quel culo nero, stronzo," ringhiò Vinicio, mentre il ragazzo lottava inutilmente. Tirò fuori il cazzo già duro, spesso e venoso, e lo premette contro l'ano vergine del muscoloso, forzando l'ingresso con una spinta brutale che lo fece urlare. Il buco si strinse in spasmi di dolore, rompendosi intorno all'invasore, mentre Vinicio pompava con foga, affondando fino alle palle in quel culo stretto e caldo.

Pompa e ritira, pompa e ritira: Vinicio dominava il ritmo, il corpo sudato che sbatteva contro le natiche sode del ragazzo, dilatandolo con ogni affondo violento. Venne quasi subito, dopo solo pochi minuti di stantuffamento selvaggio, esplodendo dentro di lui con getti di sborra densa che riempirono il culo fino a traboccare. Si tirò fuori con un pop bagnato, lasciando il buco gocciolante, e fece spazio agli altri due.

Il primo carcerato, un tipo peloso con il cazzo curvo, entrò di slancio, scopando il culo ormai lubrificato dalla sborra di Vinicio, grugnendo mentre il ragazzo di colore gemeva e si contorceva contro il muro. Lo inculò per cinque minuti intensi, venendo con un ruggito e aggiungendo il suo carico appiccicoso. Il secondo lo seguì a turno, spingendo il suo cazzo più lungo e sottile in profondità, martellando senza pietà fino a eiaculare, il sudore che mescolava all'acqua sul pavimento scivoloso.

Lo lasciarono a terra in un mucchio tremante, il culo distrutto che pulsava e colava sborra mista a sangue, le gambe spalancate in agonia. Vinicio e i suoi compari si misero in cerchio intorno a lui, tirando fuori i cazzi e pisciandogli addosso tutti insieme: getti caldi e gialli che gli bagnavano il viso, il petto muscoloso e il culo aperto, lavando via il sudore ma lasciando l'umiliazione impressa sulla pelle. Il ragazzo tossì e singhiozzò, ma loro risero e se ne andarono, lasciando il corpo esanime sotto il getto della doccia.

Intanto, il culo del ragazzo compagno di cella di Vinicio era ormai rotto per sempre. L'incontinenza anale lo tormentava: non riusciva più a trattenere nulla, merda e sperma che gli colavano dalle chiappe a ogni passo, sporcandolo e puzzando in modo insopportabile. Camminava curvo, le mutande sempre macchiate, e alla fine crollò durante la distribuzione del cibo, il corpo esausto che cedette. Lo portarono in infermeria su una barella, dove un medico annoiato lo visitò, scuotendo la testa davanti al buco devastato e ai lividi perenni. Vinicio, dal canto suo, già meditava sul prossimo bersaglio nel caos del carcere, il suo appetito insaziabile che non si placava mai.
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