Lui & Lei
Risveglio in trinachia
Kimboy74
21.03.2026 |
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"Gaspare si ritrasse piano, il membro svuotato che usciva dal buco aperto, lasciando una pozza di sborra sul lenzuolo..."
Il sole del mattino filtrava attraverso le persiane socchiuse della vecchia casa colonica, tingendo di oro il borgo siciliano addormentato. L'aria era densa di profumi: il gelsomino che si arrampicava sui muri di pietra, il caffè amaro che bolliva in qualche cucina vicina, e un calore umido che preannunciava un'altra giornata afosa. Gaspare, un uomo di trentasette anni con i capelli scuri scompigliati e un corpo segnato dalla stanchezza della vita cittadina, si era rifugiato in quel B&B per sfuggire al caos di Milano. Architetto in un progetto di restauro nel villaggio, aveva scelto quella stanza isolata per trovare pace, ma quella mattina la solitudine lo aveva spinto a un gesto intimo.Sdraiato sul letto sfatto, con il lenzuolo accartocciato intorno ai fianchi, Gaspare chiuse gli occhi e avvolse la mano intorno al suo cazzo già duro. Lo accarezzò piano, su e giù, immaginando curve generose e mani esperte che non aveva più toccato da mesi. Il respiro si fece affannoso, il membro che pulsava sotto le dita, gonfiandosi con ogni movimento. Pensava di essere solo, il silenzio del posto che lo avvolgeva come un invito al piacere privato. Ma poi, la porta si aprì con un cigolio leggero.
Betta, la proprietaria del B&B, una vedova di sessant'anni con i capelli grigi raccolti in una crocchia disordinata e un corpo ancora formoso nonostante gli anni, entrò con un vassoio di frutta fresca: fichi maturi, arance succose e uva nera. Indossava un abito leggero a fiori, che le accarezzava le cosce piene e i seni pesanti. Si fermò sulla soglia, gli occhi castani che si spalancarono alla vista di Gaspare, nudo e perso nel suo atto. Invece di ritrarsi o scusarsi, rimase lì, il vassoio saldo tra le mani, un rossore che le saliva alle guance ma non di imbarazzo: era curiosità, un desiderio represso che da dieci anni non trovava sfogo dal giorno in cui il marito era morto.
Gaspare aprì gli occhi di scatto, il cuore che gli martellava nel petto, ma non si coprì. Il suo cazzo, ancora eretto e lucido di pre-eiaculato, puntava verso di lei come un'accusa muta. 'Signora Betta... io...' balbettò, ma lei posò il vassoio sul comodino con un gesto lento, quasi ipnotico, e chiuse la porta dietro di sé. 'Non dire nenti, figghiu,' mormorò con quel dialetto siciliano che rotolava come miele, avvicinandosi al letto. I suoi occhi non lasciavano il membro di lui, e un sorriso malizioso le incurvò le labbra. 'Sembri uno che ha bisogno di compagnia vera, non di mani sole.'
La tensione elettrica riempì la stanza. Betta si sedette sul bordo del letto, la mano che sfiorò la coscia di Gaspare, facendolo trasalire. Lui la guardò, ipnotizzato dalla maturità di quel corpo: le rughe sottili intorno agli occhi, le curve generose che parlavano di esperienza. Senza una parola, lei gli prese la mano dalla sua asta e la sostituì con la propria, stringendola con fermezza. 'Lascia fare a me,' sussurrò, pompando piano il cazzo, le dita callose che lo accarezzavano con maestria. Gaspare gemette, il bacino che si inarcava verso di lei, sopraffatto dal desiderio improvviso.
Betta si chinò, i capelli che le sfuggivano dalla crocchia, e leccò la cappella del cazzo, la lingua calda che roteava intorno al glande sensibile. Lui le afferrò i capelli, spingendola più giù, e lei obbedì, ingoiando il membro fino in gola con un gorgoglio bagnato. Succhiare, leccare, ingoiare: lo fece con avidità, come se stesse assaporando un frutto proibito dopo un digiuno eterno. Gaspare ansimava, le mani che esploravano il décolleté di lei, slacciando i bottoni dell'abito per liberare i seni pesanti. Li strinse, pizzicando i capezzoli duri, e Betta mugolò intorno al suo cazzo, vibrando di piacere.
Non resistette più. Gaspare la spinse supina sul letto, strappandole l'abito di dosso. Il corpo nudo di Betta era un paesaggio di morbidezze: pancia rotonda, cosce larghe, figa cespugliosa e bagnata che luccicava di eccitazione. Lui si posizionò tra le sue gambe, il cazzo che sfregava contro le labbra umide. 'Scopami, Gaspare,' lo implorò lei, le unghie che gli graffiavano la schiena. 'Riempimi, ho aspettato troppo.' Lui spinse dentro con un affondo deciso, il cazzo che affondava nella figa calda e stretta, dilatandola dopo anni di astinenza. Betta gridò, le pareti che si contraevano intorno a lui, succhiandolo come una bocca affamata.
Iniziarono a muoversi insieme, un ritmo selvaggio che scuoteva il letto. Gaspare la pompa con forza, uscendo quasi del tutto per poi sbattere dentro, le palle che sbattevano contro il suo culo. Lei gli avvolse le gambe intorno ai fianchi, spingendolo più a fondo, i gemiti che echeggiavano nel dialetto: 'Sì, cazzu... più forte!' Lui le succhiò un seno, mordendo il capezzolo, mentre una mano scivolava tra loro per sfregarle il clitoride gonfio. Betta si inarcò, il corpo che tremava mentre un orgasmo la travolgeva, la figa che pulsava e schizzava succhi caldi intorno al suo membro.
Ma lei voleva di più. 'Nel culo,' ansimò, girandosi a quattro zampe, offrendogli le natiche rotonde. 'Non l'ho fatto da anni... rompimi lì, figghiu.' Gaspare esitò solo un istante, il cazzo ancora lucido dei suoi umori. Prese un po' di saliva e la spalmò sul buco stretto, poi spinse la cappella contro l'ano, dilatandolo piano. Betta gemette di dolore misto a piacere, spingendo indietro per accoglierlo. Lui entrò centimetro dopo centimetro, il culo che lo stringeva come una morsa rovente, fino a quando non fu sepolto fino alle palle.
Scoparla così era estasi pura. Gaspare afferrò i suoi fianchi larghi, tirandola contro di sé mentre affondava, il suono di carne contro carne che riempiva la stanza. Betta si masturbava furiosamente, le dita che frugavano la figa gocciolante, il corpo che si dimenava. 'Più profondo... fammi male,' implorava, e lui obbedì, accelerando fino a un ritmo brutale. Il culo di lei si contraeva, dilatato e rosso, mentre un altro orgasmo la scuoteva, facendola urlare.
Gaspare sentì l'orgasmo montare, irresistibile. 'Vengo... ti riempio il culo,' grugnì, spingendo un'ultima volta fino in fondo. La sborra schizzò calda e copiosa, inondando l'ano di Betta, colmandolo fino a far traboccare rivoli bianchi lungo le sue cosce. Lei crollò in avanti, gemendo mentre sentiva il liquido caldo dentro di sé, il cazzo che pulsava ancora. Gaspare si ritrasse piano, il membro svuotato che usciva dal buco aperto, lasciando una pozza di sborra sul lenzuolo.
Esausti, i due si accasciarono l'uno accanto all'altra, i corpi sudati e intrecciati nel calore della camera. Betta posò la testa sul petto di lui, il respiro che si calmava, mentre Gaspare le accarezzava la schiena con mani tremanti. Il profumo di sesso e gelsomino li avvolse, e senza parole, scivolarono nel sonno, appagati e uniti in quella passione inaspettata.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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