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Il capo


di Membro VIP di Annunci69.it Kimboy74
16.02.2026    |    5.795    |    3 9.9
"Stefano chinò la testa, la bocca che avvolgeva il cazzo di Luca in un colpo profondo, succhiando con forza mentre la lingua roteava intorno all'asta..."
Il venerdì sera, il centro della città pulsava di luci al neon e bassi distorti che filtravano dalle porte dei club. Luca, ventiquattro anni, con i capelli neri tagliati corti e un fisico atletico forgiato da ore in palestra, stava tornando a casa dopo una birra con amici. Passando davanti a quel locale underground – un antro noto per serate gay esplicite, con ingressi discreti e un'atmosfera di segreti condivisi – lo vide. Stefano, il suo responsabile di quarantotto anni, emergeva dalla porta laterale, il colletto della camicia sbottonato, un velo di sudore sulla fronte e un'espressione rilassata che Luca non aveva mai visto in ufficio. Stefano era l'incarnazione dell'autorità: completi su misura che gli calzavano come una seconda pelle, voce ferma che comandava riunioni senza sforzo, occhi castani che scrutavano i report con precisione chirurgica. Ma lì, fuori dal club, sembrava un uomo diverso – vulnerabile, vivo in un modo che scuoteva le certezze di Luca. Il cuore gli balzò in gola; non disse nulla, ma quell'immagine si imprimì nella sua mente, un contrasto tra il capo composto e il corpo che emergeva da un mondo di desideri nascosti.

Il lunedì mattina, l'ufficio era un alveare di efficienza: telefoni che squillavano, tastiere che ticchettavano, l'aria condizionata che manteneva tutto fresco e impersonale. Luca bussò alla porta di Stefano, il cuore che accelerava come durante una presentazione ad alto rischio. 'Entra,' rispose la voce ferma dal dentro. Stefano sedeva alla scrivania di quercia, circondato da monitor e pile di documenti, il completo grigio antracite impeccabile, la cravatta annodata alla perfezione. Alzò lo sguardo, un sopracciglio inarcato. 'Luca, siediti. Abbiamo i numeri del trimestre da rivedere.'

Ma Luca non si sedette. Chiuse la porta dietro di sé con un clic deciso, il suono che echeggiò come una barriera tra il mondo esterno e quel momento. Si avvicinò alla scrivania, le mani che tremavano leggermente mentre posava la cartella che aveva in mano. 'Non sono qui per i numeri, Stefano,' disse, la voce bassa ma ferma, usando il nome di battesimo per la prima volta. Gli occhi di Stefano si socchiusero, un lampo di sorpresa che attraversò il suo volto autorevole. 'Spiegati.'

Luca deglutì, il ricordo del venerdì sera che gli bruciava dentro. 'Ti ho visto. Venerdì, fuori dal club in centro. Non ero lì per caso, ma... ti ho visto uscire. Rilassato, diverso da qui.' Il silenzio calò pesante, interrotto solo dal ronzio del computer. Stefano si appoggiò allo schienale della sedia, le dita che tamburellavano sul bracciolo, ma non negò. 'E allora? La vita privata è privata, Luca. Questo non interferisce col lavoro.'

'Non è solo quello,' continuò Luca, chinandosi in avanti, le mani sulla scrivania che invadevano lo spazio professionale. 'Vederlo mi ha scosso. In ufficio sei... tutto controllo, autorità. Ma lì, eri un uomo che esplora qualcosa di reale. Non so chi sono io, Stefano. Non so cosa voglio davvero, ma so che voglio che sia tu a spiegarmelo.' Le parole uscirono come una confessione, cariche di un desiderio nuovo, maschile, che ribolliva sotto la superficie della loro routine quotidiana. Stefano lo fissò, il respiro che si fece più profondo, il contrasto evidente: la scrivania simbolo di potere gerarchico ora testimone di una crepa nella facciata.

Stefano si alzò lentamente, contornando la scrivania con passi misurati, fermandosi a un soffio da Luca. L'aria tra loro si caricò di tensione, l'odore del suo dopobarba – legnoso, mascolino – che si mescolava al caffè della mattina. 'Stai giocando col fuoco, ragazzo,' mormorò, la voce ferma ma con un timbro più basso, più intimo. 'Il rapporto professionale non si mescola con... questo.' Ma i suoi occhi tradivano interesse, un bagliore che Luca riconobbe dal venerdì sera. 'L'unico modo per capirlo è provarlo,' disse Luca, il cuore che martellava. 'Non qui, non su questa scrivania. A casa mia, stasera. Vieni, e ti mostrerò cosa intendo. Inizia tu questa... iniziazione.'

Stefano esitò, le mani che sfiorarono i fianchi di Luca per un istante, un tocco elettrico che fece indurire il cazzo nei pantaloni di entrambi. 'Sei sicuro?' chiese, ma la domanda era retorica; il suo corpo già rispondeva. Luca annuì, scribacchiando l'indirizzo su un post-it e posandolo sulla scrivania. 'Dopo le otto. E lascia qui il capo – porta l'uomo che ho visto venerdì.' Uscì dall'ufficio senza voltarsi, lasciando Stefano solo con il peso di quella proposta, il contrasto tra il dovere diurno e il desiderio notturno che lo consumava.

Quella sera, l'appartamento di Luca era un nido modesto nel quartiere residenziale: luci soffuse, una bottiglia di vino rosso aperta sul tavolino, e un'atmosfera di attesa che aleggiava come nebbia. Stefano bussò alla porta alle otto in punto, indossando jeans scuri e una camicia nera sbottonata quel tanto che bastava a rivelare il petto villoso. Niente completo, niente cravatta – solo l'uomo. Luca lo fece entrare, chiudendo la porta e girandosi verso di lui con un sorriso nervoso. 'Grazie per essere venuto,' disse, versando due bicchieri di vino. Sedettero sul divano, le ginocchia che si sfioravano, il silenzio carico di elettricità.

'Dimmi cosa vuoi,' disse Stefano, sorseggiando il vino, la voce profonda che rimbombava nella stanza piccola. Luca posò il bicchiere, le mani che tremavano mentre si avvicinava. 'Voglio che mi mostri cosa significa quel club. Che mi porti oltre il lavoro, oltre il controllo. Inizia tu – toglimi questa confusione.' Stefano annuì, posando il suo bicchiere e afferrando il mento di Luca con fermezza, tirandolo in un bacio rude. Le labbra si unirono con urgenza, la lingua di Stefano che invadeva la bocca di Luca, esplorando con dominio. Luca gemette, le mani che slacciavano la camicia del più grande, rivelando il torso muscoloso, segnato da anni di vita attiva. Leccò il collo di Stefano, assaporando il sale della pelle, mentre Stefano gli toglieva la maglietta, esponendo il petto liscio e definito del ragazzo.

Si spostarono in camera da letto, i vestiti che volavano via in un turbine di mani impazienti. Stefano spinse Luca sul materasso, nudo e duro, il cazzo eretto che puntava verso l'alto, la cappella gonfia e rossa. 'Ecco il desiderio maschile,' ringhiò Stefano, inginocchiandosi tra le gambe di Luca e afferrando l'asta alla base. Lo masturbò piano, il pollice che sfregava la fessura umida di pre-cum, facendolo ansimare. 'In ufficio comando coi report; qui, comando col tuo corpo.' Luca annuì, le gambe che si aprivano di più, invitandolo. Stefano chinò la testa, la bocca che avvolgeva il cazzo di Luca in un colpo profondo, succhiando con forza mentre la lingua roteava intorno all'asta. Luca spinse i fianchi, fodendo la gola del suo ex-capo, le palle che sbattevano contro il mento. 'Cazzo, sì... succhiami così,' gemette, le dita nei capelli di Stefano.

Stefano si fermò, alzandosi per spogliarsi completamente. Il suo cazzo era imponente – spesso, venoso, con una lunghezza che prometteva pienezza – e lo puntò verso Luca. 'Ora tocca a te imparare,' disse, guidando la testa del ragazzo verso il basso. Luca obbedì, la bocca che si apriva per ingoiare l'asta, le labbra che si tendevano intorno alla circonferenza. Leccò la base, succhiando la cappella con avidità, assaporando il sapore muschiato. Stefano grugnì, una mano sul collo di Luca che lo spingeva più a fondo, scopandogli la bocca con spinte controllate. 'Bravissimo, ragazzo. Impara il ritmo – è come una riunione, ma con la gola piena.'

Non resistettero al bisogno di di più. Stefano prese un flacone di lubrificante dal comodino – Luca l'aveva preparato – e unse le dita, infilandone una nell'ano stretto di Luca. Lo massaggiò dentro, curvando per colpire la prostata, facendolo gemere intorno al cazzo che ancora aveva in bocca. 'Senti? Questo è il nuovo te – aperto, pronto.' Aggiunse un secondo dito, dilatandolo piano, mentre Luca si contorceva sul letto, il proprio cazzo che gocciolava sul lenzuolo. Stefano si posizionò tra le sue gambe, l'asta unta che premeva contro l'ingresso. 'Dimmi se vuoi smettere,' mormorò, ma Luca scosse la testa. 'Fottimi, Stefano. Inizia questa iniziazione.'

Con una spinta lenta ma decisa, Stefano entrò, la cappella che dilatava l'ano di Luca centimetro dopo centimetro, riempiendolo fino alla base. Luca gridò di piacere, un urlo roco che echeggiò nella stanza, il bruciore iniziale che si trasformava in un'onda di estasi pura mentre l'asta spessa lo apriva completamente. 'Ahhh, cazzo! Sì, così profondo!' urlò, le gambe che tremavano e si avvolgevano intorno ai fianchi di Stefano, tirandolo più vicino. Ogni centimetro che scivolava dentro lo faceva gemere forte, il corpo che si inarcava per accogliere l'invasione, il piacere che lo travolgeva come un fuoco liquido. Stefano ansimò, 'Cazzo, sei stretto come un contratto nuovo,' afferrando i fianchi e iniziando a muoversi con spinte ritmiche, ogni affondo che provocava un nuovo grido da Luca – 'Più forte! Fottimi di più!' – mentre le pareti interne si contraevano intorno all'asta venosa, massaggiandola con spasmi involontari.

Il ritmo accelerò, Stefano che pompava con forza, le palle che sbattevano contro il culo di Luca ad ogni colpo, il letto che cigolava furiosamente sotto di loro. Luca gridava senza freni, 'Oh dio, mi stai distruggendo... non fermarti!' la voce che si spezzava in ansiti acuti, il piacere che lo portava al limite, lacrime di estasi agli occhi mentre la prostata veniva colpita ripetutamente, mandando scariche elettriche attraverso il suo corpo. Stefano lo teneva fermo, una mano sul petto per sentire il cuore che galoppava, l'altra che stringeva il cazzo di Luca, masturbandolo in sincronia con le spinte violente. 'Questo è il desiderio maschile – crudo, diretto. Prendilo tutto,' ringhiò, mentre Luca urlava il suo orgasmo imminente, 'Vengo... cazzo, vengo gridando per te!'

Cambiarono posizione: Luca a quattro zampe, Stefano dietro di lui che lo penetrava con rinnovata forza, una mano sul collo che lo dominava dolcemente. L'inculata continuò implacabile, Stefano che affondava fino in fondo ad ogni spinta, facendolo gridare di nuovo – 'Sì! Riempimi, fammi urlare!' – il sudore che colava dai loro corpi, i gemiti che riempivano la stanza, mescolati a respiri affannosi e ai suoni bagnati della penetrazione. Stefano citò il loro mondo professionale tra un affondo e l'altro: 'In ufficio sei il mio subordinato; qui, sei il mio da scopare.' Luca venne per primo, il seme che schizzava sul materasso in archi caldi, il corpo che tremava intorno all'asta dentro di lui, un ultimo grido di piacere estatico che gli sfuggì dalle labbra. Stefano lo seguì subito, spingendo fino in fondo e riversando il suo carico nell'ano di Luca, colmandolo fino a far colare fuori lungo le cosce, mentre Luca ansimava esausto, i gridi che si spegnevano in sussurri soddisfatti.

Crollarono sul letto, corpi intrecciati, il respiro che si calmava piano. Stefano baciò la spalla di Luca, la voce ora morbida. 'Hai capito un po' di più su chi sei?' Luca sorrise, girandosi per baciarlo. 'Sì, ma l'iniziazione continua. Torna domani – e porta quel club con te.' Il rapporto professionale si era trasformato, la scrivania solo un ricordo lontano mentre il desiderio nuovo li legava in un'intimità maschile, profonda e inarrestabile.
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