Gay & Bisex
La figa con la sindrome..
Kimboy74
02.04.2026 |
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"Elsa si sedette piano, il culo rilassato e ancora sensibile dalle scopate, una piacevole pienezza che la faceva fremere..."
La Voglia Incontrollabile di ElsaEnzo era un uomo devoto, un marito fedele e un padre esemplare. La sua vita scorreva serena in una villetta suburbana, accanto alla moglie Elsa e al figlio Ernesto, un ragazzo di vent'anni timido ma affabile. Enzo lavorava come impiegato in un'azienda stabile, andava a messa ogni domenica e non sospettava mai le tempeste di lussuria che infuriavano nel corpo di Elsa. Lei, una donna di quarantacinque anni con curve generose, tette pesanti e un culo tondo che ondeggiava ad ogni passo, era afflitta da una condizione irresistibile: ogni volta che incrociava lo sguardo con un uomo attraente, la sua figa cominciava a pulsare con un'intensità feroce, gonfiandosi di sangue caldo fino a far sgorgare umori viscosi che le colavano lungo le cosce interne, inzuppando le mutandine e lasciando una scia umida sulla pelle. Non era solo desiderio; era un'urgenza primordiale, un bisogno fisico che la costringeva a scopare senza rimorsi, o rischiava di esplodere.
Il compleanno di Enzo arrivò in un giorno di primavera mite. La famiglia aveva prenotato un tavolo in un ristorante raffinato del centro, con luci soffuse e tovaglie bianche immacolate. Enzo era raggiante, vestito con una camicia stirata e un sorriso orgoglioso mentre brindava con un calice di vino. Ernesto, seduto di fianco, annuiva distratto, pensando ai suoi impegni universitari. Elsa, invece, indossava un abito attillato che le fasciava i fianchi larghi e accentuava il décolleté profondo. Fin dall'ingresso, aveva notato il nuovo cameriere: un ragazzo di venticinque anni, alto e atletico, con muscoli definiti sotto la camicia bianca e un paio di pantaloni che tradivano un rigonfiamento promettente all'inguine. Quando lui si avvicinò al tavolo per prendere l'ordine, chinandosi leggermente con un sorriso professionale, gli occhi di Elsa si fissarono su quel pacco. Il pulsare iniziò immediatamente: un calore liquido si diffuse dal clitoride gonfio alle labbra della figa, che si aprirono come petali bagnati. Sentì i primi umori filtrare attraverso il tessuto delle mutandine di pizzo, scendendo lenti lungo le cosce tremanti. Strinse le gambe sotto il tavolo, ma il pulsare si intensificò, facendola ansimare piano. Enzo le chiese se stesse bene, e lei annuì con un sorriso forzato, mentre il suo corpo tradiva il segreto: la figa era già fradicia, il clitoride eretto che sfregava contro il tessuto umido ad ogni minimo movimento.
"Signora, cosa gradisce?" chiese il cameriere, la voce profonda che le vibrò nelle orecchie come un invito. Elsa balbettò un ordine a caso – "Un'insalata, grazie" – ma i suoi occhi non lasciavano il suo viso, scendendo al collo abbronzato, alle mani forti. Il pulsare divenne un martellio incessante; sentiva la figa contrarsi spasmodicamente, espellendo altro succo che ora bagnava il sedile della sedia. Non ce la faceva più. Si alzò di scatto, fingendo un capogiro. "Scusate, torno subito," mormorò a Enzo e Ernesto, che continuarono a chiacchierare ignari. Afferrò il braccio del cameriere con una presa decisa. "Vieni con me. Ora." Lui esitò un secondo, ma lo sguardo famelico di lei lo convinse. La seguì lungo il corridoio, fino al bagno dei disabili, una stanza spaziosa con un water largo e una porta che si chiuse a chiave con un suono rassicurante.
Appena dentro, Elsa si voltò e lo spinse contro il muro, le mani che tremavano mentre gli slacciava la cintura. "Scopami, cazzo, non resisto," ansimò, la voce rotta dal desiderio. Il cameriere, eccitato dalla sua urgenza, le afferrò le tette attraverso il vestito, strizzandole con forza mentre lei gli tirava giù i pantaloni. Il cazzo saltò fuori: lungo, spesso, con vene gonfie e la cappella rossa già lucida di pre-eiaculazione. Elsa gemette alla vista, inginocchiandosi per un momento per leccarlo dalla base alla punta, assaporando il sapore salato della pelle calda. Ma non c'era tempo per preliminari; la figa pulsava troppo forte. Si alzò, si girò e si chinò sul water, la testa penzoloni sopra la tazza pulita, il culo alto e le gambe divaricate. Sollevò la gonna, rivelando le mutandine inzuppate che le si appiccicavano alla figa gonfia. Il cameriere gliele strappò di netto, esponendo la carne rosea e bagnata: le labbra tumide si aprivano da sole, il clitoride sporgente e la fessura che gocciolava umori sul pavimento piastrellato.
Lui sputò sulla mano e lubrificò il cazzo, poi lo puntò contro l'ingresso fremente. Con un grugnito, spinse dentro, centimetro dopo centimetro, sentendo le pareti della figa di Elsa stringersi intorno all'asta come una morsa vellutata. Lei urlò di piacere, le mani aggrappate al bordo del water, il naso che sfiorava la porcellana fredda. "Sì, così, montami forte!" ordinò, spingendo il culo indietro per ingoiare tutto il cazzo. Il cameriere obbedì, afferrandole i fianchi larghi e cominciando a pompare con ritmo selvaggio. Ogni affondo era profondo, il cazzo che sbatteva contro il collo dell'utero, facendola sobbalzare. Gli umori schizzavano fuori ad ogni ritiro, bagnando le palle di lui che sbattevano ritmicamente contro il clitoride gonfio. Elsa ansimava, la saliva che le colava dalla bocca aperta mentre inalava l'odore misto di sapone e sesso. "Più veloce, cazzo, fammi venire!" Lui accelerò, le dita che affondavano nella carne morbida del culo, lasciando segni rossi. Sentì la figa contrarsi in spasmi pre-orgasmici, e con un ultimo colpo potente, eiaculò: fiotti caldi di sborra che inondarono le pareti interne, mescolandosi ai suoi umori e colando fuori in rivoli bianchi lungo le cosce. Elsa esplose in un orgasmo violento, il corpo scosso da tremiti, la figa che pulsava intorno al cazzo ancora duro, mungendo ogni goccia. Rimase lì, ansimante, per minuti, prima di rivestirsi con mani tremanti. Tornò al tavolo con le guance arrossate e un passo malfermo, la figa ancora sensibile e piena di sborra che le colava dentro le mutandine.
Qualche settimana dopo, l'urgenza divenne insostenibile. Elsa fissò un appuntamento con la dottoressa Laura, una professionista sulla quarantina con capelli castani raccolti e un corpo atletico nascosto sotto il camice bianco. Nello studio privato, Elsa si sedette sulla poltrona, le cosce strette per contenere il pulsare che già iniziava solo guardando le mani curate della medico. Confessò tutto: le scopate impulsive, il pulsare della figa, gli umori che non smettevano. La dottoressa ascoltò con attenzione, poi si alzò e chiuse la porta. "Non sei sola," disse piano, slacciando il primo bottone del camice. "Anch'io ho la stessa sindrome. La figa mi pulsa per ore se non la riempio." Le sue guance si colorirono, e Elsa sentì un nuovo calore tra le gambe.
Si iscrissero insieme a un sito esclusivo per donne con quel disturbo, un luogo di incontri anonimi dove condividere partner o scopare tra loro. Quella sera, si incontrarono in un motel periferico, stanza 12, con lenzuola fresche e una luce rossa soffusa. Elsa arrivò per prima, il cuore che batteva forte, la figa già umida sotto i jeans. Laura entrò con una borsa, si spogliò lentamente: il reggiseno cadde, rivelando tette sode con capezzoli duri; i pantaloni scivolarono giù, esponendo una figa rasata, le labbra lisce e già gonfie. "Vieni qui," mormorò Laura, attirando Elsa sul letto. Si baciarono con avidità, le lingue che si intrecciavano bagnate, le mani che esploravano corpi nudi. Elsa scese, leccando il collo, succhiando i capezzoli turgidi fino a far gemere Laura. Poi arrivò alla figa: inspirò l'odore muschiato, poi tese la lingua per tracciare il clitoride eretto, succhiandolo piano mentre infilava due dita dentro la fessura calda e contratta.
Laura inarcò la schiena, le mani nei capelli di Elsa. "Leccami più profondo," ordinò, e Elsa obbedì, la lingua che frugava nelle pieghe umide, assaporando i succhi dolciastri. Laura venne presto, il corpo che si tendeva mentre la figa pulsava intorno alle dita, schizzando fluido sul mento di Elsa. Poi fu il turno di lei: Laura la spinse supina, aprì le gambe larghe e affondò la faccia tra le cosce. Leccò la figa pulsante di Elsa con maestria, la lingua che roteava sul clitoride mentre tre dita pompavano dentro e fuori, curvandosi per colpire il punto G. Elsa gridò, le tette che rimbalzavano ad ogni spinta del bacino. "Non fermarti, cazzo!" Ma Laura si fermò per prendere il dildo dalla borsa: un mostro di silicone spesso, venato, lungo venti centimetri. Lo lubrificò con la saliva e lo conficcò piano nella figa di Elsa, che si aprì avida. "Guardami mentre ti scopo," disse Laura, montandola a cavalcioni. Spinse il dildo con ritmo crescente, le tette che sfregavano contro quelle di Elsa, i clitoridi che si toccavano ad ogni affondo. Elsa venne urlando, la figa che si contraeva intorno al giocattolo, umori che bagnavano il letto. Poi si scambiarono: Elsa ficcò il dildo nella figa di Laura, scopandola da dietro mentre le strizzava il culo, le dita che sfregavano l'ano stretto. Laura eiaculò di nuovo, il corpo scosso, e le due donne crollarono esauste, le fighe ancora frementi. Da quel giorno, le serate divennero routine: a volte con uomini dal sito – cazzi grossi che le riempivano alternandosi – a volte solo loro, fighe che si sfregavano in tribadismo frenetico, umori mescolati in un lago appiccicoso.
Un pomeriggio piovoso, Elsa decise di ospitare Marco, un uomo di trent'anni trovato sul sito. Lui aveva un problema simile al suo: il suo uccello pulsava in erezioni continue, un'asta perenne che lo rendeva un partner ideale. Elsa lo accolse in cucina, indossando solo una vestaglia leggera che lasciava intravedere le curve. Alla vista del rigonfiamento nei jeans di lui, la figa riprese a pulsare. "Entra," disse, guidandolo in soggiorno. Si spogliò nuda, le tette pesanti che dondolavano, la figa già bagnata che luccicava. Marco la prese sul divano, le aprì le gambe con mani rudi e leccò la fessura gonfia, la lingua che scavava profondo mentre succhiava il clitoride. Elsa gemette, spingendogli la testa contro la carne. "Basta, ficcamelo dentro!" Lui si alzò, tirò fuori l'uccello: un cazzo enorme, spesso come un polso, che pulsava visibilmente, la cappella viola e gonfia.
La penetrò piano all'inizio, sentendo la figa di Elsa dilatarsi per accoglierlo, le pareti che si stringevano in spasmi. "Cazzo, che figa stretta," grugnì, cominciando a spingere con forza. Ogni affondo era potente, l'uccello che vibrava dentro di lei, stimolando ogni nervo. Elsa urlava, le unghie che graffiavano la schiena muscolosa di lui, il culo che sbatteva contro i cuscini. Lui le prese le tette, pizzicando i capezzoli duri mentre accelerava, le palle che sbattevano sul perineo. "Vengo, riempimi!" ordinò Elsa, e Marco obbedì: l'uccello pulsò forte, eiaculando sborra densa in fiotti caldi che la inondarono, traboccando fuori e colando sul divano. Elsa orgasmò con lei, la figa che mungeva il cazzo, il corpo in preda a contrazioni violente.
Ernesto era in lavanderia, ignaro, chino sulla lavatrice aperta alla ricerca di un calzino perso. I pantaloni gli scivolarono giù quel tanto da esporre il culo sodo, pallido e invitante. Marco, ancora duro e gocciolante di sborra, lo vide dalla porta. Il pulsare del suo uccello riprese, e si avvicinò silenzioso. Sputò sull'ano stretto di Ernesto, che sobbalzò sorpreso ma non si mosse – una curiosità repressa lo teneva lì. Marco spinse la cappella contro il buco vergine, lubrificandolo con la saliva e la sborra residua. "Rilassati, ragazzo," mormorò, e affondò piano, centimetro dopo centimetro, sentendo il culo stringersi come una fascia calda. Ernesto gemette, le mani aggrappate al metallo della lavatrice, il suo cazzo che induriva nei boxer. Marco lo montò da dietro, le spinte che crescevano in intensità, l'uccello che pulsava dentro il canale stretto, colpendo la prostata ad ogni affondo. "Prendilo tutto, frocione," ringhiò, una mano sul fianco del ragazzo, l'altra che gli accarezzava il cazzo attraverso il tessuto. Ernesto ansimava, il corpo che si adattava, spingendo indietro per più profondità. Marco accelerò, il sudore che colava, e venne con un ruggito: sborra calda che riempì il culo di Ernesto, colando fuori lungo le cosce mentre lui eiaculava sul pavimento, il corpo tremante.
Elsa entrò in quel momento, attirata dai gemiti. Vide suo figlio inculato, il culo dilatato e rosso, e invece di rabbia, rise piano, la figa che riprendeva a pulsare. "L'hai inculato mio figlio?" chiese, avvicinandosi. Marco annuì, tirandosi fuori con un pop umido. "Sì, è un bel frocione tuo figlio! Il culo gli si apre come una puttana affamata." Elsa scoppiò a ridere, accarezzando la schiena di Ernesto. "Allora ha preso dal padre," disse maliziosa, mentre il ragazzo arrossiva ma sorrideva. La famiglia, in quel momento, era unita da un segreto tabù.
Quella sera, Enzo arrivò per cena, il profumo di arrosto che riempiva la casa. Trovò la tavola pronta, Elsa e Ernesto che chiacchieravano amabilmente. "Com'è andata oggi?" chiese, baciando la moglie sulle labbra. Elsa si sedette piano, il culo rilassato e ancora sensibile dalle scopate, una piacevole pienezza che la faceva fremere. Ernesto fece lo stesso, il buco dilatato che pulsava dolcemente, sborra residua che gli bagnava le mutande. Mangiarono ridendo di aneddoti banali, Enzo che elogiava il cibo senza intuire nulla. Sotto il tavolo, Elsa sfregò la coscia contro quella del figlio, un tocco complice, mentre la sua figa pulsava piano, già in attesa della prossima ondata di desiderio. La vita continuò, tra apparenze normali e piaceri nascosti.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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