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Vinicio parte IV
Kimboy74
21.04.2026 |
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"Non perse tempo: la spinse a terra con un gesto rude, le strappò le mutande nere del lutto con un tiro secco – il tessuto che si lacerava, finendo in tasca come trofeo – e le aprì le gambe..."
La mula era in cucina con la sua amica del tè, quella con cui si confidava da anni, seduta al tavolo con una tazza fumante in mano. Non riusciva più a trattenersi: 'Quel bastardo di Vinicio mi ha allargato il culo da far schifo,' si lamentò, la voce tremante di rabbia e umiliazione. 'Non lo sento più, è un buco enorme, come se mi avesse sfondato con un palo.' L'amica la fissò, annuendo con empatia, ma prima che potesse rispondere, la mula si alzò di scatto, si abbassò le mutandine fino alle caviglie e si chinò sul tavolo, le natiche pallide e segnate da vecchie frustate esposte. 'Guarda qui,' disse, allargando le chiappe con le mani tremanti. Il suo ano era un cratere dilatato, rosso e gonfio, così largo che si intravedevano le pareti interne delle viscere, un tunnel osceno che pulsava debolmente, residuo degli abusi quotidiani.L'amica spalancò gli occhi, ma non era da meno. 'Anch'io, cara,' confessò, alzandosi e slacciandosi i pantaloni larghi. Li lasciò cadere alle ginocchia, chinandosi accanto alla mula e aprendo il culo con le dita. 'Vinicio mi ha inculata per due ore di fila, mentre mio marito era al torneo di bocce. Mi ha preso come una cagna, senza pietà, e ora è lo stesso casino.' Il suo ano era altrettanto devastato, un foro spalancato che mostrava strati di carne interna, lubrificato solo dal sudore e dal sangue secco, le labbra anali slabbrate e nere per i colpi ripetuti.
In quel momento, la porta si aprì con un cigolio, e Vinicio comparve sulla soglia, la frusta per cavalli stretta in mano – un attrezzo lungo e crudele, con code di cuoio intrecciato che le donne conoscevano fin troppo bene. Faceva male da morire, lasciava segni rossi che bruciavano per giorni, e loro lo sapevano: il cuore accelerò all'istante, un misto di terrore e rassegnazione. Vinicio non disse una parola; il suo sguardo era famelico, la verga già che si gonfiava nei pantaloni alla vista di quei due culi offerti. Si avvicinò all'amica della mula, le afferrò i fianchi con violenza e posizionò la cappella enorme contro il suo ano aperto. Spinse con un colpo secco, affondando fino alle palle nel buco largo, il suono di carne che invadeva carne echeggiò nella stanza. Lei gemette, aggrappandosi al tavolo, mentre lui pompava rudemente, estraendo e spingendo in un ritmo brutale.
Dopo pochi minuti, Vinicio tirò fuori la verga coperta di muco e residui marroni, gocciolante e pulsante. La mula era ancora china, e lui le afferrò i capelli, forzandole la testa all'indietro. 'Apri la bocca, puttana,' ringhiò, infilandole il cazzo sporco in gola fino a farla soffocare. 'Ti devi mangiare la merda della tua amica, per lamentarti di tuo marito.' Lei tossì, gli occhi lacrimanti, ma obbedì, succhiando e leccando i residui fecali dal suo uccello venoso, il sapore amaro che le riempiva la bocca mentre Vinicio la scopava in gola con spinte profonde. L'amica ansimava, il culo vuoto che si contraeva, ma Vinicio alternò: tornò a inculare lei per altri minuti, poi di nuovo in bocca alla mula, facendola pulire ogni volta. Il rito sadico andò avanti per quaranta minuti, la frusta che schioccava occasionalmente sulle natiche di entrambe, lasciando strisce rosse che le facevano urlare. L'amica non ne poteva più, il corpo tremante, il sudore che colava. 'Vinicio, devo fare la pipì,' supplicò, la voce rotta.
'Ok, usa la bocca di mia moglie, puttana di merda,' rispose lui, ridendo crudele. 'Un cesso cos'è la tua bocca?' Posizionò la mula sotto di lei, forzandole la testa aperta, e l'amica, esausta, lasciò andare un getto caldo di urina dritto in bocca alla mula, che ingoiava e sputava, il liquido che le colava sul mento e sul collo. Mentre piscava, Vinicio afferrò la verga e la puntò in faccia all'amica, esplodendo fiotti di sborra densa che le schizzarono sugli occhi, sulla bocca e sui capelli, mescolandosi all'urina residua. 'Ora pulite tutto,' ordinò, tirandosi su i pantaloni. 'Io devo uscire.' Le lasciò lì, ansimanti e umiliate, a leccare il pavimento e i loro corpi per rimuovere ogni traccia.
Vinicio uscì di casa, l'aria fresca del pomeriggio che gli accarezzava la pelle. La discoteca era troppo esposta per lui, dava troppo nell'occhio con quel suo aspetto da vecchietto libidinoso tra i giovani. Optò per il cimitero, un posto tranquillo dove le vedove vulnerabili vagavano tra le lapidi. Camminò tra le tombe fino a trovare lei: una donna sulla sessantina, vestita di nero, che piangeva inginocchiata davanti a una pietra fresca, il fazzoletto premuto sugli occhi. Vinicio si avvicinò piano, inventando storie sul momento. 'Ero un caro amico di tuo marito,' disse con voce commossa, chinandosi accanto a lei. 'Abbiamo condiviso tante avventure, partite di carte, risate... Mi mancherà per sempre.' Lei alzò lo sguardo, sorpresa, e lui continuò a tessere bugie: aneddoti falsi su viaggi insieme, promesse non mantenute, tutto per guadagnarsi la fiducia. La vedova, commossa, si asciugò le lacrime. 'Grazie... Ho perso il pullman chiacchierando con te. Mi dai un passaggio a casa?'
Vinicio annuì, il cuore che accelerava: sentiva che un altro culo sarebbe stato suo a breve. La verga iniziò a gonfiarsi nei pantaloni, premendo contro la stoffa mentre la aiutava a salire in macchina. Era quasi buio, le ombre che si allungavano sulla strada. 'Ti offro un caffè prima,' propose, fermandosi a un bar isolato per farle bere qualcosa di caldo, chiacchierando di nulla per abbassare le difese. Poi ripartì, dirigendosi verso la piazzola di sosta deserta, lo stesso posto dove aveva sodomizzato il ragazzo giorni prima. Parcheggiò e spense il motore. 'Scendi, ti mostro una cosa,' disse con un sorriso innocente. 'Io e tuo marito venivamo sempre qui... a goderci la pace.'
Lei scese obbediente, l'aria notturna fresca, e Vinicio la guidò verso il prato erboso, sotto gli alberi. Non perse tempo: la spinse a terra con un gesto rude, le strappò le mutande nere del lutto con un tiro secco – il tessuto che si lacerava, finendo in tasca come trofeo – e le aprì le gambe. Lei gridò, 'Che fai? Fermati!' ma lui ignorò, posizionando la cappella gonfia contro il suo ano vergine, stretto e intatto da anni. Spinse con forza brutale, sfondando il muscolo resistente senza lubrificante, facendola urlare come una pazza, le unghie che graffiavano la terra. 'No, ti prego, fa troppo male!' implorò, dimenandosi, ma Vinicio affondò fino in fondo, la verga enorme che dilatava le pareti interne, strappando gemiti di agonia.
La sodomizzò per un'ora intera, colpi lenti e profondi all'inizio, poi sempre più rapidi e violenti, le mani che le tenevano i polsi a terra. Lei pianse, il corpo che si ribellava, ma man mano che i minuti passavano, il dolore si mescolò a un calore traditore, le contrazioni involontarie che stringevano intorno all'invasore. Dopo quaranta minuti, i suoi gemiti cambiarono, diventando ansiti di piacere forzato, e alla fine esplose in un orgasmo forte, il corpo scosso da spasmi mentre urlava, la figa che si bagnava inutilmente e il culo che pulsava intorno al cazzo di Vinicio.
Lui continuò imperterrito, martellando fino a venire, riversando sborra calda e densa nel suo ano devastato, tanto da farla colare fuori in rivoli bianchi. Si ritirò, ammirando il buco spalancato che si contraeva, e la girò a pancia in su. 'Così ti lavo la faccia,' disse con un ghigno, puntando la verga e lasciando andare un getto potente di piscio caldo sul suo viso, inzuppandole occhi, bocca e capelli, l'urina acida che le colava in gola mentre tossiva. La lasciò lì sul prato, fradicia e ansimante, e la vedova, invece di fuggire, portò una mano tra le gambe, iniziando a masturbarsi furiosamente, le dita che sfregavano la figa bagnata mentre riviveva l'umiliazione.
Vinicio, soddisfatto, si avviò verso la macchina, la verga che si ammorbidiva piano. Un altro culo vergine era stato violato, dilatato e marchiato per sempre. Il dolore sordo nel suo corpo si era placato, ma sapeva che l'indomani avrebbe ricominciato la caccia.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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