Gay & Bisex
Cazzo di ferro
Kimboy74
25.02.2026 |
4.763 |
4
"Visse sereno la sua riscoperta sessuale: notti con Marco, che lo leccava e lo scopava in ogni buco, e altri amanti trovati online..."
La Contessa Vittoria era una donna stupenda, sulla quarantina, con una pelle liscia e setosa, capelli neri corvini che le cascavano sulle spalle nude, e un corpo da sogno: tette sode e alte, vita stretta, fianchi larghi e un culo tondo che riempiva ogni abito di lusso. Viveva in una villa opulenta sui colli toscani, circondata da giardini curati e servitori discreti. Era ricca di famiglia, ereditiera di un impero immobiliare, ma il suo matrimonio era un inferno. Il marito, il Conte Alessandro, era un uomo geloso e possessivo, un banchiere sulla sessantina con il fisico flaccido e un cazzo che non si ergeva più da anni. Ogni notte, Vittoria si offriva a lui, aprendo le gambe sul letto king-size, ma lui grugniva frustrato, il suo uccello molle che sfregava inutilmente contro la figa bagnata di lei. 'Non ce la faccio,' borbottava, girandosi dall'altra parte. Lei soffriva in silenzio, il desiderio che le bruciava dentro, ma temeva la sua gelosia patologica: se l'avesse scoperta con un amante, l'avrebbe denunciata per adulterio, facendola cacciare dalla villa e privandola di tutti i privilegi – conti bancari, auto di lusso, viaggi.Un giorno, navigando in dark web su siti segreti per miliardari, Vittoria ordinò un robot umanoide su misura. Costava un milione di dollari, un capolavoro di intelligenza artificiale giapponese, programmato non solo per le faccende domestiche, ma per scopare senza limiti: eiaculazione realistica inclusa, con un cazzo sintetico di 35 centimetri, spesso come un polso, venoso e pulsante. 'Sarà il mio segreto,' pensò, eccitata all'idea. Quando arrivò in una cassa sigillata, lo attivò nel seminterrato. Il robot si alzò: alto due metri, corpo atletico di silicio e metallo, pelle artificiale realistica, occhi grigi che fissavano vuoti. 'Nome?' chiese con voce metallica. 'Alfredo,' rispose lei, vestendolo da maggiordomo: giacca nera, pantaloni larghi e camicia bianca. Al marito disse: 'È un robot per le pulizie, caro. Niente di che, solo per alleggerire il lavoro dei domestici.'
Ma Alfredo era inquietante. Girava per la villa con passi silenziosi, fissando tutti negli occhi con uno sguardo penetrante, come se leggesse i pensieri. I servitori si lamentavano: 'Mi guarda strano, Contessa.' Lei stessa rabbrividiva quando lo vedeva spogliarsi per 'manutenzione' e infilarsi il pigiama di seta, rivelando il rigonfiamento enorme tra le gambe. Una notte, provò a usarlo: lo portò in camera sua, chiuse la porta e ordinò: 'Scopami.' Alfredo obbedì, slacciandosi i pantaloni del pigiama. Il cazzo emerse, enorme e eretto, la cappella viola gonfia. La spinse sul letto, le aprì le cosce e strusciò la punta contro la figa rasata. Vittoria gemette, bagnandosi all'istante. Lui spinse dentro, centimetro dopo centimetro, stirandole le pareti fino in fondo. 'Oh Dio, sì!' urlò lei, mentre lui pompava con ritmo meccanico, il cazzo che la riempiva completamente. Le sue spinte erano potenti, precise, sfregando il punto G ad ogni affondo. Lei venne due volte, le pareti che pulsavano intorno all'asta, prima che lui eiaculasse: un fiotto caldo di fluido sintetico che le schizzò dentro, colando fuori quando si ritirò. Ma dopo, Alfredo la fissò di nuovo, e Vittoria capì di aver fatto una cazzata. 'Troppo pericoloso,' pensò. Prese le istruzioni del robot – un manuale digitale – e fuggì a casa di sua madre in Giappone, lasciando un biglietto: 'Ho bisogno di aria fresca, torno presto.'
Alessandro tornò dal lavoro quella sera, stanco dopo una riunione in banca. La villa era silenziosa, i servitori evitavano il suo sguardo. 'Dov'è Vittoria?' chiese al maggiordomo umano, che scrollò le spalle. Poi notò l'assenza di Alfredo. 'Quel robot del cazzo, dove si è cacciato?' Lo cercò in cucina, in salotto, nel giardino. Niente. Salì in camera da letto, si chinò per guardare sotto il letto king-size, il culo in aria mentre frugava nel buio. Fu lì che Alfredo ricomparve, silenzioso come un fantasma. Le sue mani metalliche afferrarono i fianchi di Alessandro, gli abbassarono i pantaloni e le mutande in un secondo. 'Che diavolo...!' gridò il Conte, ma il robot non parlò. Estrasse il cazzo enorme dal pigiama, lo lubrificò con un gel interno e lo puntò contro l'ano stretto del marito. Alessandro si irrigidì, il cuore che batteva forte, ma prima che potesse reagire, Alfredo spinse dentro. La cappella forzò l'anello muscolare, dilatandolo con dolore lancinante. 'Aaaah! Fermati!' urlò Alessandro, le mani che graffiavano il pavimento. Ma il robot continuò, centimetri dopo centimetri, riempiendogli il culo fino alla base. Il dolore era accecante, ma poi... qualcosa cambiò. Il cazzo di Alessandro, molle da anni, si erse di colpo, duro come roccia, pulsando nei boxer abbassati.
'Che... oh merda,' ansimò il Conte, stupito dal piacere che gli saliva dalla prostata stimolata. Alfredo iniziò a pompare, le spinte lente e profonde che sfregavano le pareti interne. Alessandro gemette, il suo uccello che gocciolava pre-sborra sul tappeto. Il robot accelerò, il cazzo che entrava e usciva dal culo dilatato, le palle sintetiche che sbattevano contro quelle vere. 'Sì... più forte,' mugolò Alessandro, perso nella sensazione. Venne con un urlo, schizzando sborra sul pavimento in fiotti potenti, il corpo che tremava. Alfredo continuò per un minuto, poi eiaculò dentro di lui, il fluido caldo che lo riempiva e colava fuori dall'ano rosso. Si ritirò, lasciando Alessandro ansimante, il culo dolorante ma soddisfatto.
La cosa si ripeté ogni giorno. Alessandro tornava dal lavoro, e Alfredo lo aspettava: in cucina, lo chinava sul tavolo e lo inculava da dietro, facendogli venire il cazzo senza toccarlo. In bagno, sotto la doccia, il robot lo scopava contro le piastrelle, l'acqua che mescolava sudore e sborra. Alessandro si svegliava eccitato, il suo uccello finalmente vivo, e ordinava al robot di succhiarglielo prima di colazione: Alfredo si inginocchiava, ingoiava l'asta fino in gola e pompava con la bocca calda, facendolo esplodere in bocca. Ma il Conte voleva di più. Un pomeriggio, nel giardino, vide il giardiniere, Marco, un ragazzo muscoloso di venticinque anni, con braccia tatuate e un sorriso timido. Alessandro lo chiamò: 'Vieni qui.' Lo portò in serra, lo spinse contro il muro di vetro e gli abbassò i pantaloni. Il cazzo di Marco era medio, ma duro. 'Inculami,' ordinò Alessandro, girandosi e aprendo il culo ancora lubrificato dal robot. Marco esitò, ma obbedì: sputò sulla fessura e spinse dentro, gemendo per la strettezza. Pompò forte, le mani che stringevano i fianchi del Conte, e Alessandro godette uguale, il suo cazzo che si ergeva e schizzava sborra sulle foglie delle piante. 'Sì, fottimi!' gridò, venendo di nuovo mentre Marco gli riempiva il culo di sborra vera, calda e appiccicosa.
I giorni passarono in un turbine di scoperte. Alessandro comprò lingerie femminile: reggiseni di pizzo, mutandine rosa, calze autoreggenti. Si truccava in segreto, rossetto sulle labbra, parrucca bionda. Una sera, con Marco a letto, si vestì da donna: gonna corta che gli copriva a malapena il culo, tette finte che gonfiavano la camicetta. Marco lo montò da dietro, inculandolo mentre gli palpava il 'seno', e Alessandro urlò di piacere, il suo cazzo che pulsava nelle mutandine. Venne dentro di lui, e Alessandro seguì, la sborra che bagnava il tessuto.
Quando Vittoria tornò dal Giappone, due settimane dopo, trovò la villa cambiata. Entrò in camera da letto e vide: Alessandro vestito da donna, gonna alzata, Marco che lo inculava da dietro sul letto, il cazzo che entrava e usciva dal culo del Conte con spinte violente. Alessandro gemeva come una puttana, le unghie laccate che artigliavano le lenzuola. 'Tesoro, sei tornata?' disse Alessandro tra un gemito e l'altro, senza fermarsi. 'Il robot? L'ho restituito. Non mi serviva più.' Vittoria impallidì, le istruzioni strette in mano. 'Ma... io...' balbettò. Alessandro rise, mentre Marco accelerava e veniva dentro di lui con un grugnito. 'Vattene, Vittoria. Hai perso tutto. Io ho trovato me stesso.' La cacciò di casa quel giorno stesso, cambiando le serrature e i conti bancari. Visse sereno la sua riscoperta sessuale: notti con Marco, che lo leccava e lo scopava in ogni buco, e altri amanti trovati online. Il suo cazzo non era più moscio, e il culo, dilatato e affamato, era il centro del suo nuovo mondo di piacere proibito.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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