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Gay & Bisex

La mia amica trans


di Membro VIP di Annunci69.it Kimboy74
23.02.2026    |    1.888    |    8 9.9
"L'orgasmo mi colpì come un tuono, sborra che schizzava calda sul lenzuolo mentre il suo cazzo pulsava dentro, riempiendomi di fiotti roventi..."
Ero seduto al tavolo della mia stanza, i libri di matematica sparsi ovunque come relitti di un naufragio. Il pomeriggio era volato via tra equazioni e risate con Elena, la mia migliore amica da anni. Eravamo compagni di classe dal primo liceo, inseparabili: lei con il suo sorriso che illuminava tutto, io con le mie battute stupide per farla ridere. Elena era una ragazza trans, e la sua bellezza mi aveva sempre colpito in modo sottile, quasi impercettibile. Aveva curve morbide che accarezzavano i vestiti, seni pieni e sodi sotto le magliette leggere, fianchi larghi che ondeggiavano con grazia quando camminava. I suoi capelli castani le ricadevano sulle spalle in onde soffici, e i suoi occhi verdi, profondi come laghi tranquilli, sembravano custodire segreti che solo lei conosceva. La sua pelle olivastra era liscia, profumata di vaniglia e qualcosa di più selvaggio, e la sua voce, bassa e vellutata, mi avvolgeva come una carezza.

La stanza era silenziosa ora, il sole del tardo pomeriggio filtrava dalle persiane socchiuse, tingendo tutto di un arancione caldo. Avevamo finito di studiare da un po', ma nessuno dei due si era mosso. Eravamo vicini, le nostre ginocchia che si sfioravano sotto il tavolo, un contatto innocente che all'improvviso mi fece accelerare il cuore. Lei posò la penna, stiracchiandosi con un sospiro soddisfatto, e i suoi occhi incontrarono i miei. 'Sei teso oggi,' disse piano, la mano che sfiorava il mio braccio. 'Tutto okay?'

Annuii, ma dentro di me ribolliva qualcosa di nuovo. Eravamo sempre stati amici, complici in tutto: confidenze notturne via messaggio, pomeriggi passati a chiacchierare di film e sogni. Ma quel giorno, nel silenzio della stanza, sentii un cambio d'aria. La sua vicinanza, il modo in cui il suo profumo mi invadeva le narici, il calore del suo corpo a pochi centimetri dal mio – tutto si caricò di una tensione elettrica, palpabile come una scarica statica. La guardai, e per la prima volta notai davvero la curva del suo collo, la pienezza delle sue labbra socchiuse. Un brivido mi percorse la schiena. Cos'era questo? Confusione mi assalì: ero un ragazzo etero, no? Avevo fantasticato su ragazze, baci rubati in feste scolastiche, ma con Elena era diverso. Paura del giudizio mi strinse lo stomaco – e se lei ridesse? E se rovinassimo tutto? Eppure, quel timore svanì rapido come nebbia al sole, sommerso da un desiderio istintivo, travolgente. Volevo lei, in un modo che non capivo del tutto, ma che mi faceva pulsare il sangue nelle vene.

Elena sembrò leggerlo nei miei occhi. Si alzò piano, girando intorno al tavolo, e si fermò dietro di me, le mani sulle mie spalle. 'Rilassati,' mormorò, massaggiando con dita esperte, scendendo lungo le braccia. Il suo tocco era gentile, ma deciso, e io mi abbandonai contro la sedia, il respiro che si faceva corto. 'Lo sai che puoi dirmi tutto,' continuò, chinandosi per sfiorarmi l'orecchio con le labbra. 'Siamo amici, ma... forse possiamo essere di più.' Le sue parole mi colpirono come un'onda, e quando mi voltai, i nostri volti erano vicinissimi. La baciai, un bacio esitante all'inizio, le mie labbra che tremavano contro le sue. Lei rispose con passione, la lingua che scivolava nella mia bocca, calda e insistente, facendomi gemere piano.

Mi prese per mano e mi guidò verso il letto, la stanza che sembrava restringersi intorno a noi. Mi sdraiai, il cuore che martellava, mentre lei si sedeva accanto, accarezzandomi il petto attraverso la camicia. 'Ho sempre saputo che c'era qualcosa in te,' sussurrò, slacciando i bottoni uno a uno. 'Qualcosa di dolce, di vulnerabile. Lasciati andare, ti guido io.' La sua voce era un'ancora, protettiva e sicura, che dissolveva i miei dubbi. Mi spogliò piano, le sue mani che esploravano la mia pelle nuda, sfiorando i capezzoli fino a farli indurire, scendendo sul ventre piatto. Io la guardai, incantato: si tolse la maglietta, rivelando i seni perfetti, i capezzoli rosa che si ergevano invitanti. Poi i pantaloni, e lì, sotto la gonna intima, il suo cazzo – semi-eretto, spesso e venoso, incorniciato dalla sua femminilità. Era bellissima, un mix di dolcezza e potenza che mi ipnotizzava.

'Voglio farti sentire bene,' disse, spingendomi supino sul materasso. Mi baciò il collo, scendendo sul petto, mordicchiando i capezzoli con denti leggeri che mi fecero inarcare la schiena. Le sue mani afferrarono i miei fianchi, girandomi piano a pancia in giù. L'attesa mi travolse: ero esposto, vulnerabile, il culo in aria mentre lei si posizionava dietro di me. Sentii il suo respiro caldo sulla pelle, le dita che accarezzavano le mie chiappe, separandole dolcemente. 'Rilassati, amore,' mormorò, baciandomi la curva della schiena. Un brivido di paura mista a eccitazione mi percorse – non avevo mai fatto nulla del genere, mai sentito quel tipo di esposizione. Ma il suo tocco era paziente, le dita che sfregavano l'ingresso stretto, lubrificandolo con saliva e un po' di crema che prese dal comodino.

Quando il suo glande premette contro di me, il mondo si fermò. Era grosso, caldo, e la pressione iniziale mi fece stringere i muscoli, un gemito di disagio che sfuggì dalle mie labbra. 'Piano, ci sono io,' disse lei, la voce ferma ma tenera, una mano che accarezzava i miei capelli mentre l'altra teneva i miei fianchi saldi. Spinse piano, centimetro dopo centimetro, e il bruciore si trasformò in un pieno strano, elettrico. Sentii ogni vena pulsare mentre entrava, dilatandomi in un modo che non immaginavo: il mio culo che si apriva per lei, avvolgendola stretto. 'Bravissimo,' sussurrò, fermandosi per lasciarmi abituare, il suo corpo premuto contro il mio, i seni che sfregavano la mia schiena.

Poi iniziò a muoversi, spinte lente e profonde, il suo cazzo che scivolava dentro e fuori con un ritmo ipnotico. Ogni affondo colpiva un punto dentro di me che mandava scintille di piacere puro, inaspettato, facendomi ansimare e aggrappare alle lenzuola. La vulnerabilità era travolgente – ero alla sua mercé, il suo peso che mi teneva giù, ma era un abbandono dolce, protetto. 'Senti come sei stretto per me,' gemette lei, accelerando un po', le palle che sbattevano piano contro la mia pelle. Il piacere cresceva, intenso e crudo: ondate di calore che partivano dal culo e si irradiavano ovunque, facendomi indurire il cazzo contro il materasso. Non c'era più confusione, solo desiderio – la volevo più profonda, più forte.

Lei lo capì, protettiva ma decisa: afferrò i miei fianchi con più forza, pompando con passione, il sudore che colava tra noi. 'Vieni per me,' ordinò piano, una mano che scivolava sotto per segarmi il cazzo, dita esperte che stringevano la base. L'orgasmo mi colpì come un tuono, sborra che schizzava calda sul lenzuolo mentre il suo cazzo pulsava dentro, riempiendomi di fiotti roventi. Gemetti il suo nome, il corpo che tremava, e lei mi tenne stretto, baciandomi la nuca mentre veniva, un'onda di connessione che ci legava oltre il fisico.

Ci accasciammo insieme, ansimanti, le sue braccia intorno a me. 'È stato perfetto,' sussurrò, e in quel momento, tra il crudo piacere e la tenerezza, seppi che nulla sarebbe stato più lo stesso – ma era esattamente ciò che volevo.
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