Gay & Bisex
Amore militare
Kimboy74
08.03.2026 |
6.489 |
9
"Il suo membro era sporco di sudore e residui, ma lo presi in bocca, succhiando forte, la lingua che puliva ogni piega..."
Era l'estate del 1994, in Sicilia, durante un'operazione militare che ci teneva inchiodati a quelle rocce arse dal sole. Avevo diciannove anni, come lui, un siciliano di nome Marco, con la pelle olivastra e un sorriso che nascondeva tempeste. Eravamo autisti, assegnati alla stessa tenda condivisa con altri, ma i turni di quattro ore ci lasciavano spazi rubati per noi. La prima notte che tutto cambiò, mi svegliai con il suo cazzo semi-eretto che mi sbatteva in faccia. Ero sdraiato sul sacco a pelo, e lui, nel sonno agitato, si era girato verso di me. Quel membro enorme, curvato a destra, premeva contro la mia coscia, il calore che filtrava attraverso i pantaloni sottili. Lo fissai, ipnotizzato: 32 centimetri di lunghezza, una circonferenza di 15 che lo rendeva una colonna di carne viva. Non potevo resistere; lo sfiorai con le dita, sentendo il pulsare sotto la stoffa.Lui aprì gli occhi, sorpreso ma non spaventato. 'Che fai?' mormorò, la voce bassa per non svegliare gli altri. Io arrossii, ma non mi fermai. 'Voglio vederlo,' dissi, slacciandogli i pantaloni. Il cazzo balzò fuori, semi-eretto, la cappella gonfia e venata. Tirai fuori un metro da cucito dal mio zaino – un'abitudine strana che avevo da civile, per misurare tutto – e lo avvolsi intorno. 'Trentadue centimetri,' annunciai, la voce tremante di eccitazione. Lui rise piano, afferrandomi la mano. 'Misuralo bene, è tuo ora.' Lo accarezzai, sentendolo indurirsi completamente, la curva che lo faceva puntare verso il mio viso. Lo presi in bocca, le labbra che si tendevano intorno alla circonferenza, la lingua che leccava il glande salato. Lui gemette piano, spingendo i fianchi, ma mi fermò. 'Non qui, è il nostro segreto. Andiamo fuori.'
Sgattaiolammo fuori dalla tenda, nel buio della notte siciliana, dietro a una pila di casse di munizioni. L'aria era calda, carica di salsedine. Lui mi spinse contro una cassa, abbassandomi i pantaloni. 'Hai vaselina?' chiesi, e lui annuì, tirandola fuori dal kit medico. Me la spalmò sul culo, un dito che entrava piano, poi due, dilatandomi. 'Rilassati,' sussurrò, mentre il suo cazzo premeva contro il mio anello. Entrò piano, il bruciore che mi fece stringere i denti, ma poi il piacere esplose quando spinse a fondo, riempiendomi fino alle viscere. Mi scopò con spinte ritmiche, le mani sui miei fianchi, il sudore che colava tra noi. 'È così stretto,' grugnì, accelerando. Io gemetti, spingendo indietro per prenderlo tutto. Venne dentro di me, la sborra calda che mi inondava, colando fuori quando si ritrasse. Mi masturbai furiosamente, schizzando sulla terra, e lui mi baciò il collo. 'Calmati, è solo l'inizio.'
Da quella notte, divenne routine. Tra i turni, ci incontravamo nelle tende vuote o durante le pattuglie notturne. Una volta, in una tenda condivisa mentre gli altri erano di guardia, lui mi prese da dietro, in ginocchio sul pavimento polveroso. Il suo cazzo entrò senza vaselina stavolta, solo con la saliva, facendomi urlare piano nel cuscino. 'Shh, è il nostro segreto,' mi disse, spingendo forte, la curva che colpiva punti dentro di me che mi facevano vedere stelle. Mi riempì di nuovo, il suo seme che mi lubrificava per la prossima volta. Dopo, giacevamo nudi, i corpi intrecciati. 'Sai, ho una fidanzata,' confessò una notte, mentre mi accarezzava il petto. 'Maria, da Palermo. Ci conosciamo da anni.'
Le sue parole mi colpirono come un pugno, ma la gelosia si mescolò a un'eccitazione oscura. 'Dimmi di lei,' lo incalzai, la mano sul suo cazzo ancora gonfio. Lui sospirò, girandosi verso di me. 'È dolce, con capelli lunghi e un corpo morbido. Andiamo a letto piano, baci leggeri, carezze. Il mio cazzo entra in lei con gentilezza, ma non si sveglia del tutto. Dura poco, vengo senza quel fuoco che ho con te. Con Maria è dovere, con te è fame vera.' Mi masturbò piano mentre parlava, le dita che scivolavano sul mio membro. 'Lei non sa di questo mio lato. Pensa che sia il ragazzo perfetto. Ma scopandoti, ti apro e ti inondo, è come se possedessi davvero.' Quelle confessioni mi accesero; lo montai, guidando il suo cazzo nel mio culo dilatato, cavalcandolo fino a fargli esplodere dentro di nuovo. 'Sei mio più di lei,' gemette, venendo.
Io non avevo nessuno. Single, in quel mondo militare dove l'omosessualità era un tabù mortale. Non potevo dirlo apertamente, ma con lui, lo sentivo: amavo il suo cazzo, quel mostro che mi dominava. 'Non ho una ragazza,' gli confessai una sera, mentre le sue dita mi penetravano, mescolando vaselina e sborra residua. 'Mi piace... questo.' Lui sorrise, spingendomi giù e prendendomi piano, sigillando il segreto con spinte lente. 'Bene, sei tutto mio qui.'
Il rischio era costante. Durante una guardia diurna, dietro un muretto di pietra, il sole che scottava, lui mi sfiorò il culo sotto i pantaloni. 'Single e mio,' sussurrò, il cazzo duro contro la mia gamba. Lo tirai in un angolo ombroso, slacciandogli i pantaloni. Il suo membro era sporco di sudore e residui, ma lo presi in bocca, succhiando forte, la lingua che puliva ogni piega. Lui mi tenne la testa, spingendo piano, 'Calmati,' ma venne in fretta, la sborra che mi riempì la gola. Ingoiai, poi mi masturbai nascosto, schizzando sulla roccia, il cuore che batteva per il terrore di essere visti.
Un'altra notte, durante una pattuglia, ci fermammo in un uliveto. Lui mi chinò contro un albero, lubrificandomi con vaselina, e mi penetrò analmente, spinte rapide per il pericolo. 'È il nostro segreto,' ansimò, mentre voci lontane di commilitoni ci facevano accelerare. Venne dentro, e io lo seguii con la mano sul mio cazzo. Fuggimmo ridendo piano, il suo seme che colava dalle mie cosce.
C'erano momenti di intimità più profondi. In tenda, dopo una scopata vaginale – no, wait, eravamo entrambi maschi, ma lui mi prese come se fossi suo, riempiendomi l'ano fino a dilatarmelo permanentemente. Confessammo gelosie: io invidiavo Maria, lui temeva che io trovassi una ragazza. 'Non voglio nessuno tranne te,' gli dissi, mentre mi leccava il culo, la lingua che entrava nel mio anello dilatato. Lui mi scopò di nuovo, possessivo, marchiandomi con il suo seme.
Solitario, mi masturbavo pensando a lui, il suo cazzo enorme che mi riempiva la mente. Una volta, in bagno, stringevo il metro immaginando di misurarlo, venendo forte sul pavimento.
Quasi scoperti una volta: durante una fuga da una tenda, un sergente bussò. Ci vestimmo in fretta, il mio culo che pulsava, il suo cazzo ancora semi-eretto nei pantaloni. 'Niente,' gridammo, ma il cuore ci scoppiava. Quel rischio legò di più: 'Ti possiedo,' mi disse dopo, prendendomi contro una cassa, spinte violente che mi fecero gemere di dolore e piacere.
Passarono i mesi, l'operazione finì, ma il ricordo durerà per sempre.Ora, a distanza di decenni rivivo quel cazzo curvo, quel possesso. Lui sposò Maria, io una che ho messo in cinta per sbaglio , mi masturbo ancora pensando a lui, desiderando essere dominato di nuovo. Il nostro amore proibito, un fuoco che non si spegne.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Amore militare:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
