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Gay & Bisex

L' apprendista


di Membro VIP di Annunci69.it Kimboy74
15.03.2026    |    3.610    |    1 9.7
"'Guardalo qui, Ignazio, è vergine sicuro', ridacchiò, sputando sulla mano e strofinando il dito umido contro l'imboccatura..."
Ero un ragazzo mingherlino, con le braccia sottili come rami secchi e le gambe che tremavano solo a guardarle. Mio padre, un uomo burbero che non tollerava debolezze, mi aveva mandato a lavorare come muratore dal signor Ignazio, un suo vecchio amico con le mani callose e un ghigno sempre pronto in faccia. 'Imparerai a farti le ossa', mi aveva detto, spingendomi fuori di casa con una pacca che mi aveva fatto barcollare.

Il primo giorno sul cantiere fu un disastro. I secchi di cemento pesavano come macigni, e io non riuscivo nemmeno a sollevarne uno senza che mi sfuggisse dalle mani, versando la poltiglia grigia sui piedi. Ignazio mi osservava da lontano, le braccia incrociate sul petto largo, scuotendo la testa. Alla fine, si avvicinò, pulendosi le mani sui pantaloni sporchi di polvere. 'Guarda, ragazzo, mi dispiace davvero, ma questo lavoro non fa per te. Torna a casa, diglielo a tuo padre che non sei tagliato per sudare così.'

Il cuore mi si strinse in gola. Immaginavo già la furia di mio padre, le sue mani pesanti che mi avrebbero colpito senza pietà. 'La prego, signor Ignazio', lo supplicai, la voce tremante, gli occhi bassi sul terreno polveroso. 'Non mi mandi via. Mio padre mi punirebbe, mi picchierebbe fino a farmi sanguinare. La imploro, mi tenga qui in qualche modo. Farò qualunque cosa.'

Ignazio mi fissò per un momento, poi si voltò verso il suo collega, Mario, un tipo robusto con i baffi folti e un'aria da predatore. Stava appoggiato a un mucchio di mattoni, fumando una sigaretta. 'Mario, tu che dici?', gli chiese Ignazio, con un tono che nascondeva un sottinteso malizioso. Io non capivo, ma sentii un brivido lungo la schiena. Ignazio continuò, abbassando la voce ma non abbastanza perché io non sentissi: 'ti ho visto l'altro giorno, quel pompino che facevi a quel ragazzo nel boschetto dietro casa. Se ci fai lo stesso regalino... beh, forse possiamo trovare un posto per lui qui al cantiere.'

Mario rise, una risata grassa e volgare, spegnendo la sigaretta sotto la scarpa. 'Perché no? Il ragazzo ha una bocca carina, e quel culino stretto sembra fatto apposta.' Mi afferrarono per le braccia, Ignazio da un lato e Mario dall'altro, e mi trascinarono dietro il capanno degli attrezzi, dove l'ombra delle assi nascondeva tutto dal resto del cantiere. Il mio cuore batteva all'impazzata, ma non opposi resistenza; la paura di mio padre era più grande di quella che provavo ora.

Mi spinsero in ginocchio sulla terra dura, il sole che filtrava tra le fessure e scaldava la mia pelle. Ignazio fu il primo: si slacciò la cintura con movimenti rapidi, tirando fuori il cazzo già mezzo duro, venoso e spesso, con un odore muschiato che mi riempì le narici. 'Apri la bocca, ragazzo', ordinò, afferrandomi i capelli. Obbedii, le labbra che tremavano mentre lui spingeva la cappella contro la mia lingua. Succhiò piano all'inizio, facendomi leccare il glande, poi più forte, scopandomi la bocca con spinte decise. La saliva mi colava sul mento, e io tossivo, ma lui non si fermava, gemendo mentre mi teneva la testa ferma.

Mario non perse tempo. Si posizionò dietro di me, abbassandomi i pantaloni con uno strattone che mi lasciò il culo esposto all'aria fresca. Le sue mani ruvide mi palpavano le natiche, separandole per esporre il buco stretto. 'Guardalo qui, Ignazio, è vergine sicuro', ridacchiò, sputando sulla mano e strofinando il dito umido contro l'imboccatura. Infilò dentro piano, facendomi gemere intorno al cazzo di Ignazio, poi ne aggiunse un altro, dilatandomi con movimenti circolari. Il bruciore era intenso, ma lo ignorai, concentrandomi sul ritmo della bocca che saliva e scendeva sul membro di Ignazio.

Presto Mario tirò fuori il suo cazzo, più lungo e curvo, e lo premette contro il mio culo. 'Rilassati, o ti fa male di più', grugnì, spingendo dentro con una sola spinta decisa. Urlai, ma il suono fu soffocato dal cazzo in bocca. Mi scopava ora da dietro, le palle che sbattevano contro le mie, mentre Ignazio accelerava, ficcandomelo in gola fino a farmi lacrimare. Si alternavano, scambiandosi posizioni: Mario in bocca, con il sapore del mio culo sul suo cazzo che mi faceva venire i conati, e Ignazio che mi sfondava il buco, le sue mani che mi stringevano i fianchi magri lasciando lividi.

Mi presero in tutti i modi. Prima mi misero a pecorina, Ignazio sotto di me che mi faceva cavalcare il suo cazzo mentre Mario me lo spingeva in bocca dall'alto. Il sudore ci colava addosso, mescolandosi alla polvere, e i loro gemiti riempivano l'aria. Poi mi girarono, Ignazio che mi apriva le gambe e mi penetrava profondo, colpendo quel punto dentro che mi faceva vedere stelle, mentre Mario mi leccava i capezzoli e mi torceva i testicoli. 'Bravissimo, ragazzo, sei un buco perfetto', mi sussurrò Ignazio all'orecchio, mordicchiandomi il lobo.

Non si fermarono finché non vennero entrambi. Mario esplose per primo in bocca, schizzandomi la lingua con fiotti caldi e salati che ingoiai per non soffocare. Ignazio mi tenne inchiodato mentre il suo cazzo pulsava nel mio culo, riempiendomi di sborra che colava fuori quando si ritirò. Mi lasciarono lì, ansimante e tremante, con il culo che bruciava e gocciolava il loro seme lungo le cosce.

'Domani torna, e fai lo stesso', disse Ignazio, rimettendosi i pantaloni. Mario annuì, dandomi una pacca sul culo umido. Mi rialzai a fatica, tirandomi su i pantaloni appiccicosi, e me ne andai zoppicando dal cantiere, con il culo pieno di sborra che mi ricordava il prezzo per non deludere mio padre. La sera mi feci una sega sotto la doccia e ho goduto come un porco a pensare al mio nuovo lavoro.
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