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Gay & Bisex

La camera del figlio


di Membro VIP di Annunci69.it Kimboy74
06.03.2026    |    3.748    |    2 8.2
"Anna sapeva che presto sarebbe esplosa: una conversazione con Leo, o forse un'altra notte di voyeurismo che avrebbe cambiato tutto..."
Il rombo del motore della volante echeggiava nella mente di Marco mentre tornava a casa dopo un'altra lunga giornata al commissariato. Era un poliziotto rigido e tradizionalista, con valori incrollabili e un'idea fissa del mondo: ordine, disciplina, famiglia. Sua moglie Anna, una donna di mezza età con curve generose e un'aria materna che nascondeva desideri repressi, lo accoglieva sempre con un sorriso, ma dentro di sé custodiva segreti che potevano sconvolgere tutto. Il loro figlio Leo, 22 anni, aveva un corpo atletico scolpito dalle ore in palestra, occhi dolci e un sorriso timido che Marco interpretava come segno di virilità futura. Voleva che Leo seguisse le sue orme, diventando un poliziotto come lui, un pilastro della società. Ma Leo nascondeva una sessualità diversa, un mondo di desideri che ribolliva sotto la superficie.

Anna lo sapeva da tempo. Non per caso, ma per un episodio che l'aveva segnata profondamente. Era successo un paio di mesi prima, in una notte afosa d'estate. Leo aveva invitato amici a casa mentre Marco era di turno. Anna, fingendo di dormire, si era svegliata per un rumore strano proveniente dalla camera del figlio. La porta era chiusa male, quel tanto che bastava per sbirciare senza farsi vedere, nascosta nell'ombra del corridoio. Il cuore le batteva forte mentre si avvicinava in silenzio, il suo corpo che già fremeva per un misto di curiosità e eccitazione proibita.

Attraverso la fessura, vide Leo nudo sul letto, il suo culo sodo e muscoloso alzato in aria mentre un uomo robusto, uno degli amici di Leo, lo penetrava da dietro con spinte potenti. Il cazzo dell'uomo entrava e usciva dal buco stretto di Leo, facendolo gemere di piacere. Leo stringeva le lenzuola, il suo membro eretto che dondolava a ogni affondo, gocciolando pre-cum sul materasso. Non era solo: un altro uomo, più giovane e atletico, si posizionò davanti a Leo, spingendogli il cazzo duro in bocca. Leo lo succhiò avidamente, le labbra strette intorno all'asta spessa, la lingua che leccava la cappella gonfia mentre veniva inculato senza pietà dall'altro lato.

Anna si sentì bagnata all'istante. La sua figa pulsava sotto la camicia da notte leggera, i capezzoli induriti che sfregavano contro il tessuto. Si appoggiò al muro, una mano che scivolava giù tra le cosce. Iniziò a strofinare il clitoride gonfio, mordendosi il labbro per non fare rumore. Guardava ipnotizzata mentre il primo uomo accelerava, le palle che sbattevano contro le natiche di Leo, riempiendolo di colpi secchi. "Cazzo, sì, prendilo tutto," grugnì l'uomo, e Leo rispose con un mugugno soffocato dalla bocca piena. L'altro gli scopava la gola, spingendo fino in fondo, facendogli lacrimare gli occhi dal piacere.

Anna infilò due dita dentro la sua passera fradicia, pompandole dentro e fuori al ritmo delle spinte che vedeva. Immaginava di essere lì, di toccare il corpo del figlio, di leccare il sudore dalla sua schiena mentre veniva usato. Il taboo la eccitava di più: suo figlio, il ragazzo dolce che aveva cresciuto, si faceva sfondare il culo da estranei, e lei, la madre, si masturbava furiosamente guardandolo da dietro quella porta chiusa male. Un terzo uomo entrò nella stanza, il cazzo già duro in mano, e si unì, afferrando i fianchi di Leo per turnarsi a inculare quel buco dilatato e lucido di saliva e lubrificante. Leo gemeva forte ora, il corpo tremante, mentre il suo cazzo schizzava sborra sul letto senza che lo toccasse nessuno.

Anna venne con un brivido silenzioso, le dita affondate nella figa che si contraeva intorno a esse, il succo che colava lungo le cosce. Si ritrasse piano, il cuore in gola, tornando a letto con la mente piena di immagini che non riusciva a scacciare. Da quel momento, aveva trovato preservativi e slip di seta tra le cose di Leo, conferme del suo segreto. Ma non disse nulla a Marco. Lo proteggeva, e una parte di lei bramava altri momenti come quello.

Tornando al presente, Marco organizzò una cena con la sua collega Sofia, una donna energica e single, vedendola come un modo per spingere Leo verso la 'normalità'. "Sarà buono per te, figliolo," disse Marco quella sera, mentre si preparavano. Leo annuì, ma sotto la camicia stirata indossava uno slip di seta nera, il tessuto liscio che gli accarezzava il cazzo e il culo, un simbolo ribelle del suo desiderio di libertà sessuale. La tensione aleggiava nell'aria mentre si sedevano a tavola, Sofia che chiacchierava animatamente di casi al lavoro.

Leo si sentiva oppresso, intrappolato tra le aspettative del padre e il richiamo del suo corpo. Una tensione sotterranea pervadeva la serata. Il sabato arrivò. Leo si era vestito con una camicia bianca ben stirata, ma sotto quel cotone candido, a contatto con la pelle, indossava uno di quegli slip di seta nera che Anna aveva trovato giorni prima. Era il suo atto di ribellione silenzioso, un modo per sentirsi se stesso mentre recitava la parte del "buon figlio".

La cena fu un supplizio di convenevoli. Sofia era effettivamente splendida e intelligente, ma gli occhi di Leo continuavano a vagare verso la finestra, desiderando di essere altrove. Sotto il tavolo, il pizzo premeva contro la sua pelle, un segreto erotico che lo faceva fremere ogni volta che cambiava posizione sulla sedia. Marco rideva, versava vino e faceva battute, convinto di aver finalmente instradato il figlio verso la "normalità". Non si accorgeva di come Leo fosse teso, di come il respiro del ragazzo si facesse corto ogni volta che il discorso cadeva sulla virilità o sul futuro.

Il calore del segreto. A un certo punto, Leo si alzò per andare in bagno. Si chiuse la porta alle spalle e si guardò allo specchio. Il cuore gli batteva forte. Si sbottonò leggermente i pantaloni, osservando il contrasto tra la pelle chiara e il nero audace dell'intimo femminile. Quella sensazione di proibito, unita alla pressione del padre al di là della porta, creava un cortocircuito erotico che lo faceva sentire vivo come non mai.

Sentì dei passi fuori. Era Anna. La sentì sussurrare attraverso il legno della porta: "Leo, tesoro, stai bene? Tuo padre sta parlando troppo, lo so. Respira."

Leo appoggiò la fronte alla porta. Sua madre sapeva. Non c’era bisogno di dirlo. Quel silenzio era la sua unica protezione contro la tempesta che sarebbe scoppiata quando, inevitabilmente, la verità avrebbe abbattuto le illusioni di Marco.

Tornò a tavola con le guance arrossate e un nuovo vigore negli occhi. Marco pensò fosse merito di Sofia. Non sapeva che quel rossore era il desiderio di Leo di essere libero, di spogliarsi di quella maschera e di vivere la sua sessualità senza più doversi nascondere nelle ombre della sua stanza.

La cena continuò, ma la verità covava sotto la superficie. Anna sapeva che presto sarebbe esplosa: una conversazione con Leo, o forse un'altra notte di voyeurismo che avrebbe cambiato tutto. Marco rideva con Sofia, ignaro, mentre madre e figlio si scambiavano sguardi complici, carichi di segreti e desideri condivisi.
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