Gay & Bisex
Il merluzzo
Kimboy74
23.02.2026 |
1.449 |
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"Sofia accelerò, il suo cazzo che mi sfondava, colpendo la prostata a ogni spinta..."
Non ci avevo mai creduto alle streghe, roba da film o favole per bambini. Ma quella notte, dopo aver lasciato la mia ex, tutto cambiò. Lei mi aveva tradito, e in un accesso di rabbia aveva commissionato una maledizione a una di quelle donne che si spacciano per esperte di incantesimi oscuri. Io ridevo, all'inizio. 'Sciocchezze,' dicevo alla mia nuova compagna, Sofia, mentre le raccontavo la storia ridicola. Ma poi iniziarono i sintomi: la pelle che prudeva, le dita delle mani e dei piedi che si accorciavano, le unghie che si ammorbidivano e sparivano, lasciando spazio a membrane trasparenti che si allargavano come pinne rudimentali. Guardai le mie mani nel espejo del bagno: le falangi si fondevano, la pelle si copriva di una patina squamosa, argentea. 'Cazzo, sto diventando un pesce,' gemebondo, il panico che mi saliva in gola.Sofia mi fissava, gli occhi spalancati, ma non di paura: c'era una scintilla di eccitazione in lei. Era alta, con curve generose e un segreto che mi aveva confessato solo dopo qualche settimana insieme – un cazzo enorme, ereditato da chissà quale anomalia genetica, spesso come il mio polso e lungo quasi trenta centimetri, con vene pulsanti e una cappella larga. 'Portami al mare,' ordinai, afferrandola per il braccio mentre le pinne alle mani si agitavano inutilmente. 'Prima che mi trasformi del tutto. Non voglio annegare in una vasca.' Lei annuì, afferrando le chiavi della macchina. Guidammo veloci verso la costa, il sole che tramontava tingendo l'orizzonte di arancione. Il mio corpo fremeva: sentivo le branchie che iniziavano a formarsi sul collo, fessure umide che si aprivano e chiudevano, bramando acqua salata.
Arrivammo a una spiaggia deserta, le onde che lambivano la sabbia con un ritmo ipnotico. Mi spogliai nudo, il mio cazzo ancora umano che pendeva semi-eretto tra le gambe, ma le cosce si stavano accorciando, fondendosi in una coda nascente coperta di squame. Sofia si tolse i vestiti, rivelando il suo corpo atletico e quel membro mostruoso che si induriva all'aria aperta. 'Ok, scopami per l'ultima volta,' dissi, la voce rauca mentre le pinne alle mani sfioravano la sua pelle. 'Col tuo cazzone squamato. Prima che mi escano del tutto le branchie.' Lei rise piano, un suono gutturale, e tirò fuori un profilattico super spesso dal borsa – uno di quelli extra-large, progettato per cazzi enormi. Lo srotolò sul suo asta, il lattice che si tendeva al limite, coprendo ogni centimetro venoso.
Mi sdraiai sulla sabbia umida, le pinne che grattavano il terreno mentre aprivo le gambe. Il mio culo si contraeva, pronto nonostante il terrore. Sofia si inginocchiò tra le mie cosce, il suo cazzo protetto che premeva contro il mio buco. 'Rilassati,' mormorò, sputando sulla cappella per lubrificare. Spinse piano all'inizio, la testa larga che forzava l'ingresso, dilatandomi centimetro dopo centimetro. Gemetti forte, il dolore che si mescolava al piacere mentre il suo membro mi riempiva, il profilattico che scricchiolava contro le pareti interne. 'Cazzo, sei stretto,' grugnì lei, afferrandomi i fianchi con le mani forti. Iniziò a pompare, spinte lente e profonde, il suo pacco peloso che sbatteva contro le mie chiappe.
Le mie dita – o quel che ne restava – si chiusero intorno al suo culo, le pinne che vibravano mentre la tiravo più vicino. Il mio cazzo balzava su e giù con ogni affondo, la cappella che sfregava contro il suo ventre liscio. 'Più forte,' ansimai, sentendo le branchie sul collo aprirsi di più, l'aria che non bastava più. Sofia accelerò, il suo cazzo che mi sfondava, colpendo la prostata a ogni spinta. Il lattice spesso attutiva un po' il calore, ma sentivo comunque le vene pulsare dentro di me, il glande che mi massaggiava le viscere. 'Prendilo tutto,' disse lei, chinandosi per leccarmi il collo, la lingua che sfiorava le fessure nascenti. Io urlai, il corpo che si inarcava mentre venivo, fiotti di sborra che schizzavano sul mio stomaco, le squame che iniziavano a formarsi sul petto.
Lei non si fermò, continuando a scoparmi con ritmo furioso, le palle che schiaffeggiavano la mia pelle. Le mie gambe si fondevano del tutto ora, la coda che si formava, pinne caudali che sbattevano debolmente sulla sabbia. 'Sto cambiando,' gemebondo, ma il piacere era troppo intenso per fermarsi. Sofia spinse più profondo, il suo cazzo che mi dilatava al massimo, e grugnì mentre veniva, il profilattico che si gonfiava dentro di me con il suo carico caldo. Lo tirò fuori piano, il lattice pieno che gocciolava, e mi aiutò a rotolare verso l'acqua.
Le branchie si aprirono completamente non appena toccai le onde, l'acqua salata che mi riempiva i polmoni. Nuotai via, il corpo da merluzzo che guizzava, ma il ricordo di quel ultimo scopata mi bruciava ancora nella mente. Sofia mi guardò dalla riva, il suo cazzo ancora semi-eretto, e sorrise. 'Torna un giorno, pesce. Se la maledizione si rompe.' Ma io ero già perso nel blu, pinne che tagliavano l'acqua, un merluzzo con ricordi umani troppo caldi per un corpo freddo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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