orge
La preside e i bidelli
Kimboy74
24.02.2026 |
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"Gino rise, slacciandosi i pantaloni e tirando fuori il cazzo, corto ma spesso, venoso e già duro..."
Nel cuore di una piccola città di provincia, la scuola media 'San Giovanni' era un edificio grigio e polveroso, con corridoi interminabili e aule che odoravano di gesso e sudore adolescenziale. La direttrice, signora Laura Rossi, era una donna di quarantacinque anni, alta e formosa, con curve generose che riempivano il tailleur severo che indossava ogni giorno. Capelli castani raccolti in uno chignon stretto, occhiali a stanghette e un'aria di autorità che incuteva timore negli studenti e nei professori. Ma sotto quella facciata rigida, Laura nascondeva un fuoco interiore, un desiderio represso di perdersi nel caos del piacere proibito.I bidelli erano tre: Gino, un uomo di cinquant'anni, basso e robusto con baffi folti e mani ruvide da anni di pulizie; Marco, sui quarant'anni, magro e nervoso con tatuaggi sbiaditi sulle braccia; e Paolo, il più giovane a trentotto, muscoloso e taciturno, con una cicatrice sul collo da un vecchio incidente. Lavoravano insieme da decenni, pulendo pavimenti, riparando rubinetti e svuotando bidoni, ma tra loro c'era un'intesa silenziosa, fatta di battute volgari nei magazzini e sguardi complici quando la direttrice passava con il suo passo autoritario.
Era una sera di fine giugno, dopo l'ultima campanella dell'anno scolastico. La scuola era vuota, gli studenti in vacanza, i professori già andati via. Laura era rimasta in ufficio per compilare documenti, le finestre aperte lasciavano entrare l'aria calda dell'estate. Indossava una gonna a tubino nera che le arrivava al ginocchio e una camicetta bianca sbottonata quel tanto che bastava a mostrare il bordo del reggiseno di pizzo. Stanca, si alzò per stiracchiarsi, ma udì rumori dal corridoio: risate basse e il tintinnio di attrezzi.
'Andate via, è tardi', disse seccamente aprendo la porta, ma i tre bidelli erano lì, fermi con scope e secchi in mano, i volti illuminati dalla luce fioca del neon. Gino sorrise per primo, posando la scopa contro il muro. 'Direttrice, non potevamo andarcene senza salutarvi come si deve. L'anno è stato duro, eh?'. Laura aggrottò la fronte, ma sentì un brivido: quei tre la guardavano in modo diverso, affamati, come lupi che fiutano la preda.
Marco si avvicinò per primo, chiudendo la porta dell'ufficio con un calcio. 'Sapete, signora Rossi, noi qui puliamo tutto il giorno. Ma c'è una cosa che non abbiamo mai pulito bene: voi'. Paolo rise piano, bloccando l'uscita, mentre Gino le si parò davanti, la sua pancia prominente che sfiorava il suo seno. Laura indietreggiò, il cuore che accelerava. 'Siete matti? Fuori di qui, o chiamo la polizia!'. Ma la voce le tremò, e dentro di sé, un calore traditore si accese tra le cosce.
Gino non le diede tempo: le afferrò i polsi con una mano callosa, spingendola contro la scrivania. 'Chiamate pure, direttrice. Ma prima, lasciateci mostrarvi quanto vi vogliamo'. Le strappò la camicetta con un gesto secco, i bottoni che volavano sul pavimento, rivelando il reggiseno nero che conteneva i suoi seni pesanti. Laura ansimò, cercando di divincolarsi, ma Marco le alzò la gonna fino ai fianchi, esponendo le mutande di pizzo umide. 'Guardate, è già bagnata. La troia lo vuole'.
Paolo le tappò la bocca con una mano grande, mentre Gino le slacciava il reggiseno, liberando i capezzoli duri che puntavano verso l'alto. Li pizzicò forte, facendola gemere contro il palmo. 'Succhiamola, ragazzi'. Gino si chinò e prese un capezzolo in bocca, succhiando con avidità, la lingua che roteava intorno all'areola rosa. Marco fece lo stesso con l'altro, mordicchiando piano, mentre Paolo le abbassava le mutande fino alle caviglie, le dita che sfregavano la fessura bagnata della sua fica.
Laura si contorse, il corpo che tradiva la mente: la fica pulsava, il clitoride gonfio sotto le carezze ruvide. 'No... fermi...', mugolò, ma le sue anche si mossero istintivamente contro la mano di Paolo. Lui infilò due dita dentro, scopandola piano, il pollice che premeva sul clitoride. 'Senti come è stretta, la direttrice. Non la incula nessuno da anni'. Gino rise, slacciandosi i pantaloni e tirando fuori il cazzo, corto ma spesso, venoso e già duro. 'Apri la bocca, puttana'.
Le tolse la mano dalla bocca e le spinse il cazzo tra le labbra. Laura tossì, ma lui le afferrò i capelli e iniziò a scoparle la gola, le palle pelose che sbattevano sul mento. 'Succhialo bene, o ti rompiamo il culo'. Marco e Paolo la sollevarono, posandola sulla scrivania a gambe spalancate. Marco si abbassò i pantaloni, il suo cazzo lungo e curvo balzò fuori, e lo strusciò contro la fica bagnata. 'Ti sfondo, direttrice'. Spinse dentro con un colpo secco, la cappella che dilatava le pareti strette, facendola urlare intorno al cazzo di Gino.
Marco pompò forte, il tavolo che cigolava sotto i colpi, la fica di Laura che schizzava succhi intorno all'asta. 'Cazzo, è una figa da scopare tutti i giorni'. Paolo, non volendo aspettare, le alzò una gamba e le leccò l'ano, la lingua che forzava il buco stretto mentre Marco la scopava vaginalmente. Laura gemette, il piacere che la travolgeva, il corpo che si inarcava. Gino le scopava la bocca più a fondo, saliva che colava sul mento.
Dopo minuti di martellate, Marco venne con un grugnito, schizzando sperma caldo dentro la fica, riempiendola fino a farla gocciolare. Si ritrasse, e Paolo prese il suo posto, il cazzo più grosso che entrò facile nel buco lubrificato. 'Ora tocca a me, troia'. La inculò con foga, afferrandole le tette e strizzandole, i capezzoli tra le dita. Laura ingoiava il cazzo di Gino, la lingua che le leccava il frenulo, mentre Paolo la sbatteva, colpendo il collo dell'utero a ogni affondo.
Gino non resse: le tirò i capelli e le sborrò in bocca, fiotti densi che le colarono giù per la gola. 'Ingoia tutto, direttrice'. Laura tossì, ingoiando il seme salato, il sapore amaro che le riempiva la bocca. Paolo accelerò, le palle che sbattevano contro il suo culo, e venne dentro, mescolando il suo sperma a quello di Marco, la fica che traboccava.
La girarono a quattro zampe sulla scrivania, il culo in aria, la gonna strappata intorno alla vita. Gino, di nuovo duro, le sputò sull'ano e premette la cappella contro il buco vergine. 'Ora ti rompiamo il culo, per tutti gli ordini che ci hai dato'. Spinse piano, la testa che entrava dilatando l'anello stretto, facendola urlare di dolore e piacere. 'Rilassati, puttana'. Affondò tutto, il cazzo che la riempiva l'intestino, e iniziò a pompare, colpi lenti che diventavano furiosi.
Marco le si mise davanti, ficcandole il cazzo in bocca per pulirlo dal suo stesso sperma. 'Lecca, succhia il tuo succo'. Paolo e Gino si alternarono sul culo: Paolo entrò dopo, il suo cazzo grosso che stirava il buco già arrossato, scopandola analmente mentre lei soffocava sul cazzo di Marco. La direttrice gemeva, il corpo scosso da orgasmi violenti, la fica che gocciolava senza essere toccata.
Per il gran finale, la posarono sul pavimento, nuda e tremante. I tre si misero in cerchio intorno a lei, segandosi i cazzi duri. 'Apri la bocca e la fica, troia'. Laura obbedì, le gambe spalancate, la lingua fuori. Gino venne per primo, schizzi sul viso e nelle tette; Marco le sborrò sulla fica, il seme che colava dentro; Paolo le riempì la bocca, facendola ingoiare.
Esausti, i bidelli si rivestirono, lasciando Laura sdraiata in una pozza di sperma e sudore. 'Da domani, direttrice, ci pulirete voi il cazzo ogni pausa'. Lei, ansimante, annuì debolmente, il corpo dolorante ma soddisfatto. Da quel giorno, l'ufficio divenne il loro rifugio: gang bang improvvisati tra le lezioni, la direttrice che si inginocchiava per succhiare cazzi ruvidi, inculata a turno nei bagni, umiliata e scopata senza pietà. E lei, segretamente, non voleva più smettere.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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