Gay & Bisex
Il senso di colpa
Kimboy74
12.03.2026 |
928 |
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"Finito il suo bisogno, si volta verso di me, le labbra socchiuse: 'Ora puliscimi, fai il bidet con quella lingua'..."
La sessualità non è una scelta, è un fuoco che ti consuma dentro, e io lo so bene. Ero con questa bionda da urlo, un sogno incarnato: curve perfette, capelli dorati che le cascano sulle spalle nude, e un corpo che mi faceva impazzire solo a guardarla. La sera prima, in macchina, avevamo scopato come animali. Lei era a cavalcioni su di me, il sedile reclinato al massimo, mentre la penetravo con colpi secchi e profondi nella sua figa bagnata. Le sue tette sobbalzavano a ogni spinta, e lei gemeva forte, graffiandomi la schiena. Era stato epico, ma sentivo che ci voleva di più, un po' di pepe per ravvivare tutto.Così, ho navigato su quel sito di incontri, e ho trovato lui: un tipo anonimo, pronto per un pompino veloce in un bagno pubblico. Ci siamo accordati per l'ora e il posto, un autogrill isolato lungo l'autostrada. Io entro per primo, mi infilo nel terzo box, abbasso le mutande e mi siedo sulla tazza fredda, il cuore che mi martella nel petto. La porta si apre, lui entra e la chiude con un clic secco. È già duro, il cazzo che spunta dai pantaloni slacciati, venoso e teso. Non perdo tempo: lo prendo in bocca, le labbra che si stringono intorno all'asta salmastra. Sa di urina fresca, come se avesse appena pisciato, e quel sapore acre mi fa storcere il naso, ma non mi fermo. Lui afferra i miei capelli e pompa, spingendo in profondità, colpendo la gola. Non è che mi faccia impazzire di piacere – è più un misto di eccitazione proibita e disagio – ma il mio cazzo reagisce lo stesso, erigendosi rigido tra le gambe, pulsando felice per l'adrenalina del rischio.
Proprio in quel momento, la porta del box accanto si apre: qualcuno entra a pisciare, il getto d'acqua che risuona contro la ceramica. Lui si ritrae dalla mia bocca con un pop umido, il suo cazzo lucido di saliva. Pensavo riprendesse a scoparmi la faccia, invece si gira, si abbassa i pantaloni del tutto e si siede sul mio cazzone eretto. Il suo culo è stretto, caldo, e mi avvolge completamente mentre si impala piano, centimetro dopo centimetro. Gemo piano, mordendomi il labbro per non fare rumore, mentre lui inizia a muoversi su e giù, cavalcandomi con urgenza. Il sudore ci cola sulla pelle, l'aria nel box si fa densa di odori – sesso, piscio, paura. Veniamo quasi insieme: io esplodo nel suo culo, schizzi caldi di sperma che lo riempiono senza barriere, e lui trema, il suo cazzo che sgorga sul pavimento sporco. È estasi pura, il mio corpo stupido che vibra di piacere grezzo.
Lui si alza di scatto, il mio seme che gli cola tra le chiappe, tira su i pantaloni e sparisce senza una parola, lasciandomi lì ansimante. Mi pulisco il cazzo con una salvietta ruvida, sentendo un'onda di ansia montarmi in gola. Niente protezioni, cazzo. Mi toccherà fare il test tra qualche settimana, e il pensiero mi stringe lo stomaco. Dirlo alla mia bionda? Impossibile. Mi lascerebbe all'istante, con uno schiaffo e un 'sei un porco'. No, userò io le precauzioni, terrò il segreto sepolto.
La sera stessa, parcheggiamo in una piazzola di sosta deserta, l'oscurità che ci avvolge come un mantello. Lei è eccitata, non sa niente del mio pomeriggio, e io la voglio da morire. Mi infilo un preservativo sul cazzo e la guido: si siede su di me a terra, di schiena, le gambe aperte. Il suo culo si apre piano mentre si abbassa, ingoiandomi fino in fondo. Pompa con foga, le mani sulle mie cosce, i gemiti che echeggiano nel silenzio della notte. Io le afferro i fianchi, spingendo su per penetrarla più a fondo, il lattice che attutisce ma non ferma il piacere. Le sue chiappe sbattono contro di me, e sento il suo corpo contrarsi quando viene, stringendomi forte. Io la seguo subito, riempiendo il preservativo con un grugnito soffocato.
Visto che ci siamo, lei si alza piano, le gambe ancora tremanti, e si accovaccia a terra lì accanto. 'Guarda', mi dice con un sorriso malizioso, e inizia a pisciare: un getto caldo e dorato che schizza sul suolo polveroso, formando una pozza fumante sotto di lei. L'odore acre si mescola all'aria notturna, e io la guardo ipnotizzato, il cazzo che si riaccende nonostante tutto. Finito il suo bisogno, si volta verso di me, le labbra socchiuse: 'Ora puliscimi, fai il bidet con quella lingua'. Mi inginocchio senza esitare, la faccia tra le sue cosce aperte, e passo la lingua sulle sue labbra intime bagnate. Lecco piano, assaporando il sale della sua urina misto al suo umore dolce e muschiato, la lingua che scivola sulle pieghe gonfie, pulendola a fondo come un devoto. Lei sospira piano, premendo la mia testa contro di sé, e io mi perdo in quel rituale umido e intimo, la bocca che raccoglie ogni traccia fino a lasciarla immacolata.
Ci rivestiamo piano, i corpi ancora tremanti, e accendiamo una sigaretta. Il fumo si mescola all'aria fresca della notte mentre riprendiamo la macchina, diretti chissà dove. Dentro di me, però, quel segreto pulsa ancora, un misto di colpa e bramosia che mi fa già pensare al prossimo rischio.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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