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La figlia del barone
Kimboy74
24.02.2026 |
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"' Kabir, il corpo in fiamme dal dolore e dal desiderio, si posizionò tra le sue cosce, il cazzo che sfregava contro l'ingresso bagnato..."
Il sole picchiava impietoso sul Monte Gonna Dorata, un ammasso roccioso e selvaggio che si ergeva come un gigante addormentato nella polvere della campagna. Il Barone Gismondo, con quel suo fare autoritario da padrone assoluto, aveva mandato il suo schiavo Kabir a portare un messaggio alla figlia prediletta, Candida. 'Vai, negro,' gli aveva ordinato, schiaffeggiandogli la guancia con il dorso della mano ingioiellata. 'E non fare cazzate. Dirollah ti supervisiona.' Kabir, alto e muscoloso, con la pelle ebano lucida di sudore e catene invisibili al collo, aveva chinato il capo. Dirollah, il braccio destro del barone, un uomo magro e astuto con occhi da serpente, lo aveva accompagnato a cavallo, la frusta del cavallo arrotolata al pomo della sella.Arrivarono al campo base ai piedi del monte, dove Candida li attendeva in una tenda di seta rossa, il vento che le scompigliava i capelli neri come la notte. Era la preferita del barone per un motivo: occhi verdi che ipnotizzavano, labbra carnose e un corpo sinuoso fasciato da un abito di lino che lasciava intravedere le curve generose. Ma il suo nome, Candida, era solo un'illusione di dolcezza. Non appena i cavalli furono legati e il trio si incamminò su per il sentiero ripido, lei colpì. Con un ghigno malizioso, spinse Dirollah con una forza inaspettata, le mani premute sul suo petto. L'uomo urlò mentre precipitava nel burrone, il corpo che rimbalzava sulle rocce con un crack secco, scomparendo in un abisso di spine e polvere.
Kabir rimase impietrito, gli occhi spalancati per lo shock, il cuore che martellava come un tamburo africano. Candida si voltò verso di lui, il respiro accelerato, le guance arrossate dall'eccitazione del delitto. 'Ora siamo solo io e te, negrone,' sibilò, avvicinandosi con un passo felino. 'Se non fai esattamente quello che ti dico, dirò a mio padre che sei stato tu a buttare Dirollah giù. Ti faranno a pezzi, ti evirano e ti lasciano marcire nelle seggete.'
Kabir deglutì, la gola secca come la terra crepata. La minaccia era reale; il barone non perdonava i traditori, e uno schiavo come lui non valeva nemmeno un processo. 'Sì, buana,' mormorò con voce profonda e tremante, chinando il capo in sottomissione. I suoi muscoli si tesero sotto la tunica logora, ma non osò ribellarsi.
Candida rise, una risata bassa e lasciva che echeggiò tra le rocce. 'Bravissimo. Ma prima, fammi vedere quel cazzone che ti ritrovi. So che i negri come te ne hanno di enormi.' Le sue dita affusolate afferrarono il bordo della sua tunica, tirandola su senza cerimonie. Kabir esitò un istante, ma il ricordo del burrone lo spinse a obbedire. Il suo cazzo balzò libero, un mostro di carne nera e venosa, spesso come un polso e lungo quasi quanto un avambraccio, la cappella gonfia e scura che pulsava già per l'aria fresca. 'Mmm, bello!' esclamò lei, leccandosi le labbra mentre lo palpava con avidità, la mano che a malapena lo circondava. Lo strizzò alla base, facendolo indurire ulteriormente, vene che si gonfiavano come corde tese. Kabir gemette piano, il membro che tradiva il suo corpo con un fremito di eccitazione forzata.
'Soddisfatta?' borbottò lui, ma Candida lo zittì con un ceffone leggero. 'Non parlare. Andiamo in tenda. Ora.' Lo trascinò per il braccio verso il riparo di seta, il sole che filtrava attraverso il tessuto creando ombre danzanti. Dentro, l'aria era densa di incenso e sudore, un pagliericcio steso al centro e la frusta del cavallo appesa a un palo. Candida si spogliò con movimenti fluidi, rivelando seni pieni e sodi con capezzoli rosa eretti, fianchi larghi e un culo rotondo e invitante. Ma non era ancora il momento per lui. Afferrò la frusta con un sorriso crudele, gli occhi che brillavano di dominio. 'Prima ti frusto, bestia nera. Voglio vederti sanguinare e implorare prima di giocare con te. Spogliati e mettiti in ginocchio.'
Kabir obbedì, la tunica che cadeva a terra, il suo corpo atletico esposto: muscoli scolpiti dal lavoro forzato, la pelle scura segnata da vecchie cicatrici. Si inginocchiò sul pagliericcio, il cazzo ancora eretto che oscillava pesante tra le cosce. Candida si posizionò dietro di lui, la frusta che fischiava nell'aria prima del primo colpo. Il cuoio si abbatté sulla sua schiena con uno schiocco secco, lasciando una striscia rossa che bruciava come fuoco liquido. Kabir grugnì, il dolore che gli trafiggeva la carne, ma lei non si fermò. 'Nitrisci, cavallo!' ordinò, e lui emise un nitrito rauco, gutturale, il suono animalesco che le strappò una risata eccitata.
Colpo dopo colpo, la frusta danzava: sulle spalle larghe, che si contraevano sotto l'assalto; sulle chiappe sode, che si arrossavano e si gonfiavano; sulle cosce potenti, dove il cuoio mordeva profondo, aprendo la pelle in righe sottili di sangue. Ogni impatto era un'esplosione di agonia, il bruciore che si irradiava come fiamme, facendogli tremare le membra. Il sudore gli colava lungo la schiena, mescolandosi al sangue fresco, mentre il suo cazzo, traditore, pulsava più duro, gocciolando pre-sborra sul pagliericcio. 'Più forte!' ringhiò lei, calando la frusta sulle natiche con furia, il suono umido di carne lacerata che riempiva la tenda. Kabir nitriva a ogni fustigata, il corpo che si inarcava, il dolore che si trasformava in un calore perverso, un'umiliazione che lo eccitava contro la sua volontà.
Dopo una dozzina di colpi, Candida gettò la frusta da parte, ansimante, il viso arrossato dal piacere sadico. La schiena di Kabir era un reticolo di strisce rosse e viola, sangue che stillava in rivoli caldi. 'Ora ti disinfetto queste ferite, bestia. Apri la bocca e guarda in su.' Si posizionò davanti a lui, a cavalcioni sulle sue spalle, le mani che gli afferravano i capelli per tirargli la testa all'indietro. Con un sospiro di sollievo, lasciò andare un getto caldo e salato di piscia direttamente sul suo viso. Il liquido dorato schizzò sulle ferite aperte, bruciando come acido vivo, mescolandosi al sangue e colando in rivoli lungo le guance e il collo. Kabir tossì, il sapore acre che gli invadeva la bocca mentre ingoiava involontariamente, l'umiliazione che lo travolgeva come un'onda, ma il suo cazzo si irrigidì ancora di più, pulsando per il degrado. Lei rise, dirigendo il flusso sulle strisce sanguinanti della schiena, il calore della sua urina che leniva e irritava allo stesso tempo, disinfettando con un rituale primitivo e degradante. 'Brucia, eh? Ma ti pulisce, negro. Ora sei pronto per me.'
Il getto si esaurì, lasciando Kabir fradicio e tremante, il viso appiccicoso di piscia e sangue. Candida si inginocchiò davanti a lui, gli occhi fissi sul suo membro gonfio. 'Ora ti succhio questo mostro, per premiarti.' Aprì le labbra carnose e lo ingoiò in un colpo, la bocca calda e umida che lo avvolgeva fino alla gola. La lingua guizzava intorno alla cappella, leccando le vene pulsanti, mentre le mani gli strizzavano le palle pesanti. Kabir gemette forte, il piacere che contrastava con il dolore residuo, il suo cazzo che scivolava dentro e fuori dalle sue labbra con schiocchi umidi, la saliva che le colava sul mento. Lei lo prese profondo, soffocando leggermente, gli occhi lacrimanti ma fissi nei suoi, succhiando con avidità vorace, la testa che bobba veloce, facendolo ansimare e nitrire di nuovo. Ogni risucchio era un turbine di sensazioni: il calore bagnato della sua bocca, i denti che sfioravano la pelle sensibile, la lingua che premeva sul frenulo, mandandogli scariche di estasi pura su per la spina dorsale.
'Non venire ancora,' ordinò lei, staccandosi con un pop sonoro, un filo di saliva che collegava le sue labbra alla cappella lucida. Si sdraiò sul pagliericcio, le gambe spalancate, esponendo la figa rasata e gonfia, le labbra rosa che luccicavano di umori. 'Ora scopami qui, rompi la mia fica con quel bestione.' Kabir, il corpo in fiamme dal dolore e dal desiderio, si posizionò tra le sue cosce, il cazzo che sfregava contro l'ingresso bagnato. Spinse dentro con un grugnito, la carne di lei che si apriva intorno alla sua spessore, dilatandosi con un bruciore delizioso che la fece inarcare. Ogni centimetro la riempiva, sfregando contro le pareti interne vellutate, il clitoride che sfiorava la base pelosa del suo pube. Candida urlò di piacere, le unghie che gli graffiavano la schiena ferita, riaccendendo il dolore come scintille.
Pompeva con furia ora, il ritmo selvaggio: entrava e usciva con schiocchi liquidi, il suo cazzo che la martellava profondo, colpendo il collo dell'utero con colpi potenti che la facevano tremare. Lei lo stringeva con i muscoli interni, pulsando intorno alla verga venosa, ogni spinta che le mandava ondate di calore esplosivo dal basso ventre. Kabir affondava senza pietà, le palle che sbattevano contro il suo culo, il sudore e la piscia che rendevano i loro corpi scivolosi e unti. 'Più forte, negro! Fammi male!' gridava lei, le tette che rimbalzavano a ogni affondo, i capezzoli duri che sfregavano contro il suo petto. Il piacere montava come una tempesta, i loro gemiti che riempivano la tenda, il suo cazzo che si gonfiava dentro di lei, sfregando punti sensibili che la portavano al limite.
Il culmine arrivò in un'esplosione: Candida venne urlando, la figa che si contraeva spasmodica intorno a lui, un fiotto di squirt che bagnava le sue cosce mentre il corpo le si irrigidiva in estasi. Kabir la seguì, nitrendo rauco mentre eruttava, getti roventi di sborra che le inondavano l'interno, riempiendola fino a farla traboccare, seme bianco che le colava dalla fica dilatata. Crollarono ansimanti sul pagliericcio, i corpi appiccicosi e segnati dalla violenza e dal piacere condiviso.
Quando tornarono al castello, giorni dopo, Candida pianse lacrime di coccodrillo davanti al barone. 'Papà, è stato un incidente orribile. Dirollah è scivolato sul sentiero... Kabir ha provato a salvarlo, ma era troppo tardi.' Il barone, con gli occhi umidi per la perdita del suo fedelissimo, annuì e strinse la figlia al petto. Kabir, le ferite fresche sotto la tunica, chinò il capo in silenzio. Da quel giorno, divenne il giocattolo privato di Candida: ogni gita sul monte era un pretesto per le sue frustate, le sue pisciate disinfettanti e i suoi comandi, il suo cazzone che la sfondava nella fica mentre lui nitriva come la bestia che era diventato. E Dirollah? Solo ossa nel burrone, un segreto sepolto nella polvere dorata.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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