Gay & Bisex
L' indiano
Kimboy74
30.03.2026 |
3.561 |
3
"Il padre imparò a prendere il cazzo in bocca senza tossire, a cavalcarlo con i fianchi che ondeggiavano, a sborrare solo dal contatto sulla prostata..."
Lui era un colosso indiano, alto due metri e pesante duecento chili, con muscoli gonfi che tendevano la camicia stretta mentre si prendeva cura del bambino. Il padre, un uomo piccolo e gracile, alto a malapena un metro e sessanta, lo fissava spesso con occhi spalancati, non per attrazione ma per stupore di fronte a quella presenza imponente. La moglie lo aveva assunto come babysitter per le serate lunghe al lavoro, ma l'uomo, confuso e stressato, interpretava male .Pensava che la moglie, stanca dei suoi fallimenti a letto, avesse ingaggiato quell'indiano per soddisfarla, per dargli ciò che lui non poteva più dare.Una sera, mentre il bambino dormiva profondamente nella culla, Lui entrò in cucina dove il padre stava lavando i piatti. L'aria era densa, carica di tensione. Il padre alzò lo sguardo e arrossì, i suoi occhi che saettavano sul corpo massiccio dell'indiano. Lui sorrise, fraintendendo quel rossore come un invito. 'Tu mi guardi sempre', disse con voce profonda e accentuata, avvicinandosi. Il padre balbettò qualcosa, ma le parole gli morirono in gola quando la mano enorme di Lui gli sfiorò la spalla.
Senza dire altro, Lui lo girò di forza, premendo il suo petto contro il bancone. Il padre ansimò, il cuore che gli martellava nel petto fragile. Pensava fosse un sogno distorto, un ordine della moglie che non aveva capito. Lui slacciò i pantaloni del padre con facilità, esponendo il suo culo piccolo e pallido. L'indiano si abbassò i suoi, rivelando un cazzo enorme, spesso come un polso, venoso e già duro. Mise un po' d' olio di oliva sulla mano e lubrificò la cappella, poi spinse contro l'ano stretto del padre.
' Rilassati, piccolo', grugnì Lui, affondando piano ma inesorabile. Il padre gridò, un misto di dolore e sorpresa, ma il suo corpo traditore reagì. L'invasione era brutale: il cazzo di Lui lo dilatava, centimetro dopo centimetro, riempiendolo fino a sfiorare la prostata. Il padre si aggrappò al bancone, le gambe che tremavano, mentre Lui cominciava a pompare, i fianchi massicci che sbattevano contro le sue natiche esili. Ogni spinta era un tuono, il suono della carne che schiaffeggiava la carne, il sudore che colava sui loro corpi.
Il padre gemette, il dolore che si trasformava in un piacere acuto, incontrollabile. Il suo cazzo, piccolo e flaccido all'inizio, si indurì contro il bordo del bancone, pulsando. Lui accelerò, afferrandogli i fianchi con mani che potevano spezzarlo, scopandolo con ritmo selvaggio. 'Senti come ti piace', ringhiò l'indiano, sentendo l'ano contrarsi intorno al suo membro. Il padre non rispose, perso in ondate di sensazioni: il bruciore, la pienezza, il calore che gli saliva dal basso ventre.
Poi esplose. Il padre sborrò copiosamente, fiotti bianchi che schizzavano sul pavimento, il suo corpo che si scuoteva in spasmi violenti. Non era mai venuto così tanto, come se quel cazzo lo stesse mungendo dall'interno. Lui rise, compiaciuto, continuando a spingere mentre l'orgasmo del padre lo stringeva. 'Di chi è il bambino? Tu sei molto gay, lo ho capito dagli sguardi che mi davi.' Il padre, ansimante e tremante, non rispose. Invece, con voce rotta, mormorò: 'Ancora... ancora.'
Lui obbedì, scopandolo più forte, il suo cazzo che entrava e usciva con schiocchi umidi, fino a quando non venne a sua volta, inondando l'intestino del padre con getti caldi e abbondanti. Si ritirò piano, lasciando l'ano rosso e gocciolante, e il padre crollò in ginocchio, esausto ma stranamente appagato.
Da quel giorno, tutto cambiò. Il padre si svegliava di notte con il cazzo duro, la mente piena di immagini di Lui: quel corpo immenso, quel membro possente che lo aveva dominato. Il desiderio era incontenibile, un fuoco che lo consumava. Iniziò a masturbarsi pensando a cazzi, a essere preso, a sborrare sotto spinte violente. La moglie notava la sua distrazione, ma lui la ignorava, ossessionato.
Per un mese, gli incontri clandestini divennero routine. Ogni volta che la moglie usciva, Lui arrivava, e il padre lo accoglieva in ginocchio, succhiando quel cazzo enorme fino a soffocare, le lacrime agli occhi mentre la gola si dilatava. Poi Lui lo inculava sul divano, sul letto, contro il muro, facendolo sborrare litri di sperma, il corpo gracile che si inarcava in estasi. 'Sei mio ora', diceva l'indiano, marchiandolo con morsi e schiaffi. Il padre annuiva, implorando di più, il suo buco che si apriva sempre più facilmente al piacere proibito.
Ma il segreto non poteva durare. Dopo quel mese di notti rubate, il padre decise di fare coming out. Lo disse alla moglie una mattina, mentre lei preparava il caffè. 'Sono gay. Ho bisogno di essere libero.' Lei lo fissò, incredula, poi scoppiò in lacrime di rabbia. 'Con quel mostro indiano? L'ho assunto per il bambino, non per te!' La lite fu feroce: lei lo accusò di tradimento, di perversione. Prese gli avvocati, e in poche settimane, lui perse tutto.
Al lavoro, i colleghi lo emarginarono. Il capo, un uomo rigido, lo licenziò per 'comportamento immorale', diffondendo la voce. La famiglia lo respinse: il padre, un anziano conservatore, gli sbatté la porta in faccia, urlando che era una vergogna. 'Non sei più mio figlio!' La moglie si impossessò della casa, lasciando lui con una valigia e pochi soldi. Il bambino? Lei lo tenne, dicendogli che non meritava di vederlo.
Solo in un appartamento squallido, il padre sedeva sul letto sfatto, pensando a come era prima: una vita monotona, ma stabile. Ora era un disastro, isolato, spezzato socialmente. Eppure, nel profondo, sentiva una libertà nuova. Poteva inseguire quel desiderio senza catene. Chiamò Lui quella notte, e l'indiano arrivò, il suo colosso che riempì la stanza. Lo inculò di nuovo, facendolo sborrare sul materasso logoro, e per la prima volta, il padre rise tra i gemiti. 'Forse era meglio prima', pensò mentre il cazzo lo trafiggeva, 'ma adesso sono libero.'
Nei mesi seguenti, la vita si stabilizzò in una routine di piaceri grezzi. Lui diventò il suo amante fisso, scopandolo ogni sera con la stessa ferocia. Il padre imparò a prendere il cazzo in bocca senza tossire, a cavalcarlo con i fianchi che ondeggiavano, a sborrare solo dal contatto sulla prostata. Il fallout sociale svanì in sottofondo; ora contava solo quel calore, quella sottomissione. Era cambiato per sempre, e non se ne pentiva.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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