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La notte del matrimonio


di Membro VIP di Annunci69.it Kimboy74
19.02.2026    |    1.492    |    3 9.4
"Anni dopo, quando io e tuo padre ci sposammo davvero – lui era già il mio secondo marito, e tu eri nata dal mio primo matrimonio – quella bambina divenne parte della famiglia mista..."
La Notte del Nostro Matrimonio

Siediti qui, tesoro mio, vicino a me sul divano. Hai vent'anni ormai, e è ora che ti racconti questa storia. Successe tanti anni fa, prima che nascessi tu, ma ha cambiato tutto nella nostra famiglia. Parla di quella notte, la prima notte di nozze tra me e tuo padre – sì, tuo padre, l'uomo che ti ha cresciuta, anche se non è il mio primo marito. E riguarda anche tua sorellastra, quella piccola peste che hai sempre visto come un mistero. Ricordi come è nata? Non è stato un caso del destino, ma il risultato di qualcosa di... complicato. Lascia che ti spieghi tutto, dal principio, senza giri di parole. È una storia di alcol, desideri repressi e corpi che si intrecciano in modi che non avresti mai immaginato.

Erano gli anni '80, io ero giovane, fresca di un divorzio amaro dal mio primo marito. Avevo venticinque anni, un corpo sodo con tette piene e un culo tondo che faceva girare la testa agli uomini. Incontrai tuo padre a una festa, un tipo affascinante, alto e con mani forti da operaio. Ci sposammo in fretta, una cerimonia semplice in campagna, con pochi invitati. Tra loro c'erano i nostri migliori amici: Paolo e sua moglie Carla. Paolo era un nero slanciato, immigrato dal Sud Italia ma con la pelle scura come la notte, e Carla una bionda procace, con curve da urlo e un sorriso malizioso. Eravamo tutti ubriachi di felicità e di vino, soprattutto quella sera, dopo il banchetto.

La festa finì tardi, le risate echeggiavano sotto le stelle. Tuo padre e io, mano nella mano, ci ritirammo nella nostra stanza in un piccolo bed and breakfast. Ma Paolo e Carla insistettero per bere un ultimo brindisi con noi. "Solo un bicchierino," disse Carla, versando prosecco nelle flûte. Uno divenne due, poi tre. L'alcol ci scaldava il sangue, scioglieva le inibizioni. Io sentivo il calore tra le gambe, il vestito da sposa che mi stringeva i seni, e tuo padre mi guardava con occhi famelici, la sua erezione già visibile contro i pantaloni.

A un certo punto, le cose si fecero sfocate. Paolo raccontò una barzelletta volgare su coppie che si scambiano, e ridemmo tutti, troppo ubriachi per fermarci. "E se lo facessimo davvero?" scherzò tuo padre, stringendomi la coscia. Io arrossii, ma l'alcol parlava per me: "Perché no? È la nostra notte speciale." Carla annuì, gli occhi lucidi, e Paolo sorrise con quel ghigno predatorio. Non so chi fece la prima mossa, ma all'improvviso le labbra di Paolo furono sulle mie, la sua lingua che invadeva la mia bocca mentre le mani di tuo padre scivolavano sotto il vestito di Carla.

Ci spostammo sul letto king size, il cuore che mi martellava nel petto. Paolo mi spinse giù, le sue dita che slacciavano il corpetto del mio abito nuziale. Le mie tette balzarono fuori, i capezzoli duri come sassi. Lui le prese in bocca, succhiando forte, mordicchiando mentre io gemevo, le mani nei suoi capelli ricci. "Sei una sposa troia," mormorò, e io non lo negai. Tuo padre, dall'altro lato della stanza, aveva già Carla nuda: le leccava la figa rasata, la lingua che affondava nelle sue labbra bagnate, facendola urlare di piacere. Lei gli afferrò il cazzo, spesso e venoso, e lo pompò con la mano, il pre-cum che le ungeva le dita.

Paolo mi girò a quattro zampe, il mio culo esposto come un'offerta. Sentii il suo cazzo premere contro la mia figa, la cappella larga che sfregava l'ingresso. "Prendilo, sposina," grugnì, e spinse dentro con un colpo secco. Il suo membro mi riempì completamente, più grosso di quello di tuo padre, pulsando contro le mie pareti. Iniziai a muovermi contro di lui, i fianchi che ondeggiavano mentre mi scopava, ogni affondo che mi faceva ansimare. Le sue palle sbattevano contro il mio clitoride, e io venni per la prima volta, la figa che si contraeva intorno al suo cazzo, schizzi di umori che bagnavano le lenzuola.

Intanto, tuo padre aveva messo Carla a cavalcioni su di sé. Lei lo cavalcava con foga, la figa che ingoiava il suo cazzo fino in fondo, i seni che rimbalzavano mentre saliva e scendeva. "Fottimi più forte," implorava lei, e lui obbedì, afferrandole il culo e spingendo su, il suono bagnato dei loro corpi che si univano che riempiva la stanza. Paolo mi tirò i capelli, accelerando il ritmo, il suo cazzo che mi martellava la figa senza pietà. "Vengo dentro di te," ringhiò, e lo fece: fiotti caldi di sperma che mi inondavano, colando fuori mentre lui continuava a spingere, prolungando il mio orgasmo.

Ci scambiammo di nuovo, o forse no – l'alcol aveva mescolato tutto. Finii con tuo padre che mi leccava il seme di Paolo dalla figa, la lingua che raccoglieva ogni goccia mentre io tremavo. Poi mi montò, il suo cazzo familiare che entrava nel mio buco lubrificato, scopandomi con colpi lenti e profondi. Paolo, nel frattempo, aveva Carla a pecorina, il suo cazzo nero che affondava nel suo culo stretto. Lei urlava, un misto di dolore e piacere, mentre lui la dilatava, spingendo fino alle palle. "Prendilo tutto, puttana," le disse, e lei venne, il corpo che si scuoteva mentre lui le riempiva il culo di sperma.

Quella notte fu un'orgia continua: pompini reciproci, con me che succhiavo il cazzo di Paolo, la bocca piena della sua lunghezza salata, ingoiandolo fino in gola mentre tuo padre mi scopava da dietro. Carla si unì, leccandomi il clitoride mentre Paolo mi riempiva. Venimmo tutti più volte, corpi sudati e appiccicosi di sudore, sperma e umori. Finì all'alba, esausti e nudi sul letto sfatto, con il sole che filtrava dalle tende.

Il mattino dopo, l'alcol era svanito, e ci guardammo con un misto di imbarazzo e eccitazione. "È stato un errore," dissi, ma tuo padre sorrise: "O il miglior inizio di matrimonio possibile." Paolo e Carla annuirono, e giurammo di tenere il segreto. Ma le cose non finirono lì. Nei mesi successivi, gli incontri segreti continuarono. Tuo padre e Paolo si alternavano con noi donne, cazzi che entravano nelle nostre fighe e bocche in motel di periferia. Fu durante uno di quegli incontri – circa un anno dopo il matrimonio – che tua sorellastra fu concepita.

Vedi, tesoro, tua sorellastra non è figlia mia e di tuo padre. Lui... beh, aveva una relazione extraconiugale con la moglie di tuo padre biologico – sì, il mio primo marito, quello da cui divorziai. Tuo padre biologico si era risposato con una donna giovane, fertile, e tuo padre (quello che ti ha cresciuta) la scopava di nascosto. La incontrava nei fine settimana, quando tuo padre biologico era via per lavoro. La fotteva senza protezioni, il suo cazzo che la riempiva di sperma ogni volta. "È così stretta," mi confessò una volta, eccitato dal racconto. E da una di quelle scopate nacque tua sorellastra. La moglie di tuo padre biologico rimase incinta, e quando lo scoprì, lui la cacciò, ma lei tenne la bambina. Anni dopo, quando io e tuo padre ci sposammo davvero – lui era già il mio secondo marito, e tu eri nata dal mio primo matrimonio – quella bambina divenne parte della famiglia mista. Tua sorellastra, con gli occhi di tuo padre, un segreto che portiamo tutti.

Ecco perché la nostra famiglia è così complicata, tesoro. Quella notte di nozze, con l'alcol che ci ha portati allo scambio di coppia, ha aperto le porte a desideri che non si sono mai chiusi. Tuo padre mi scopava pensando a Carla, e Paolo a me. E ora, tua sorellastra è il frutto di quelle passioni proibite. Non giudicarmi, figlia mia. Era amore, lussuria, vita. E tu? Sei il mio raggio di sole in mezzo a tutto questo caos.
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