Gay & Bisex
Il fidanzato casto parte 2
Kimboy74
25.03.2026 |
1.760 |
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"L'appartamento era modesto, con foto di lei sul comodino e l'abito da sposo appeso nell'armadio..."
Qualche settimana dopo quella colazione tesa a casa dei genitori, la vita di Francois aveva preso un ritmo accelerato verso il matrimonio con Lea. La pioggia parigina era diventata un ricordo intermittente, sostituita da giornate grigie ma determinate, mentre lui, con la sua uniforme da gendarme sempre impeccabile, condivideva aneddoti innocui con i colleghi alla stazione di polizia nel cuore di Montmartre. Francois era appena arrivato al reparto, un novellino timido e casto, e Lea era la sua fidanzata ideale: pura, devota, con un sorriso timido che lo faceva sentire protettore. Non sapeva nulla dei suoi trascorsi, la credeva intatta come lui, una vergine che arrossiva al solo pensiero di un tocco intimo. Era un venerdì pomeriggio, l'aria carica dell'odore di caffè stantio e carta bagnata, quando Francois, euforico per l'imminente unione, si lasciò sfuggire la confidenza durante una pausa fumo nel cortile posteriore.'Sapete, ragazzi,' disse Francois, accendendo una sigaretta con mani tremanti per l'eccitazione, 'tra una settimana sposo Lea. Quella ragazza pura e devota che vi ho raccontato, con i suoi modi casti e il velo di verginità che la rende così speciale. È la mia santa, non ha mai conosciuto altri uomini prima di me. La terrò casta come un giglio, e saremo felici per sempre.'
I colleghi – Pierre, Jacques e Louis, tre gendarmi robusti con facce segnate da notti brave e risse di strada – si scambiarono sguardi complici, un misto di stupore e malizia che illuminò i loro occhi. Sapevano la verità su Lea: l'avevano scopata tutti, Pierre spingendole il cazzo in bocca dietro il bar della Gare du Nord fino a farle ingoiare ogni goccia, Jacques leccandole la figa bagnata fino a farla urlare nel vicolo vicino al Moulin Rouge, e Louis che le aveva sfondato il culo stretto in un bagno pubblico, pompando dentro di lei con spinte violente mentre gemeva per altro sperma. Ma Francois, il novellino, era all'oscuro di tutto; la credeva immacolata. Quella confessione ingenua accese un fuoco vendicativo. 'Cazzo, Francois,' rise Pierre, schiacciando la sigaretta sotto lo stivale, 'se la tua mogliettina è così pura, dobbiamo festeggiare come si deve. Organizziamo una festa di addio al celibato per te stasera stessa. Al 'Le Chat Noir', quel buco malfamato vicino alla Butte. Ti ubriachiamo fino a non sapere più chi sei, e ti mostriamo un po' di divertimento da veri uomini.'
Francois arrossì, ma l'idea lo stuzzicò in quel suo modo timido e represso. 'Va bene, ma niente eccessi. Ricordate, sono un uomo rispettabile, e Lea è casta come me.' I colleghi annuirono con sorrisi falsi, già pianificando il caos, sapendo che avrebbero trasformato il suo ultimo giorno da single in un incubo di umiliazione. In quel momento, il capo li chiamò per un rapporto urgente, e Francois si alzò per andare, lasciando i tre soli nel cortile.
Appena si fu allontanato, Jacques si voltò verso gli altri con un ghigno. 'Cazzo, ragazzi, lui non lo sa che ce la siamo scopata tutti. Pierre, tu le hai ficcato il cazzo in gola fino a farla sbavare, io le ho divorato la figa fino a farla spruzzare sul selciato, e Louis le ha riempito il culo di sborra calda in quel cesso lurido. E lui la crede una vergine? Che idiota. Stasera lo inculiamo fino a romperlo, per farla pagare a lei attraverso di lui.' Pierre annuì, ridendo piano. 'Già, e mentre lo sfondiamo, gli diremo che la sua santarellina è una troia che ci ha succhiato tutti. Ma no, meglio tenerlo all'oscuro fino alla fine – lo lasceremo zoppicare all'altare con il culo bruciato, ignaro che la sua sposa è nostra da mesi.' Louis sputò per terra, eccitato all'idea. 'Perfetto. Lo ubriachiamo e lo prendiamo a turno, proprio come avremmo fatto con lei se fosse qui.'
Quella sera, il locale era un antro fumoso nel cuore di Montmartre: luci rosse tremolanti, odore di birra rancida e sudore, un jukebox che gracchiava canzoni d'amore parigine. Francois arrivò con la camicia stirata e i capelli pettinati, ma i colleghi lo accolsero con shot di absinthe e birre doppie, brindando al suo 'ultimo giorno da single'.
'Alla tua Lea, pura come la neve!' gridò Jacques, versandogli un altro bicchiere, ma nei suoi occhi brillava la conoscenza segreta delle sue scopate selvagge. Francois bevve avidamente, il liquore che gli bruciava la gola e gli annebbiava la mente. Parlarono di tutto: del matrimonio, di come Lea arrossiva al solo pensiero di un bacio, di quanto fosse devota e innocente. 'Non le ho mai toccato nemmeno la figa,' balbettò lui, la voce impastata dall'alcol, 'aspettiamo la notte di nozze per farla mia vergine.' I colleghi lo spinsero a bere di più, riempiendogli il bicchiere ogni volta che svuotava il precedente, ridendo tra sé al pensiero di quanto fosse cieco.
Dopo ore, Francois barcollava sul suo sgabello, gli occhi vitrei, il corpo molle come un pupazzo. 'Vieni, amico,' disse Pierre, afferrandolo per un braccio mentre il locale si svuotava e il barista annunciava la chiusura. 'È ora di farti vedere cosa piace tanto alla tua mogliettina, anche se tu non lo sai.' Lo trascinarono in un angolo buio sul retro, contro un muro scrostato dove l'odore di urina e sesso aleggiava come un marchio. Francois mugugnò proteste deboli, ma l'alcol lo aveva reso inerte, le gambe che cedevano mentre lo spogliavano dei pantaloni, esponendo il suo culo pallido e non abituato a nulla di più che un tocco casto. 'Adesso ti inculiamo a turno, proprio come piace a lei,' ringhiò Louis, slacciandosi i jeans e tirando fuori il suo cazzo già duro, spesso e venoso dal ricordo del culo di Lea.
Pierre lo tenne fermo per le spalle, premendogli la faccia contro il muro umido, mentre Louis sputò sulla mano e lubrificò il suo buco stretto con saliva grezza. Francois gemette confuso, 'No... che... fate? Lea è casta...', ma le parole si persero in un singhiozzo ubriaco. Louis spinse dentro con una thrust brutale, il cazzo che forzava l'anello muscolare vergine, strappando un urlo attutito dalla bocca di Francois. 'Cazzo, è stretto come il culo di Lea la prima volta che gliel'ho dato,' grugnì Louis, afferrandogli i fianchi e scopandolo con spinte profonde e ritmiche, il suono bagnato della penetrazione che echeggiava nel vicolo. Ogni affondo gli sfregava la prostata, mandando ondate di dolore misto a un piacere confuso che faceva contrarre il corpo di Francois.
Jacques fu il successivo: tirò fuori Louis e si posizionò, il suo cazzo più lungo che entrava piano ma inesorabile, dilatando il buco già arrossato e gonfio. 'Senti come ti riempie, eh? Proprio come piace a lei quando le diamo il culo, anche se tu la credi una santarellina,' disse, spingendo con forza fino a far gemere Francois in modo incoerente, le lacrime che gli rigavano le guance per l'umiliazione e il bruciore. Pierre lo inculò per ultimo, il suo membro spesso che stirava al massimo l'apertura, scopandolo con colpi rapidi e violenti, le palle che sbattevano contro quelle di Francois. 'Prendilo tutto, come fa la tua puttana in segreto,' ansimò, afferrandogli i capelli e tirandogli la testa indietro mentre veniva dentro di lui con un ringhio, il seme caldo che colava fuori dal culo dilatato.
Gli altri seguirono a ruota, alternandosi in un turno crudele: Louis tornò per una seconda volta, Jacques lo sfondò di nuovo, Pierre finì con spinte che facevano tremare le gambe di Francois. Il suo buco era un disastro rosso e pulsante, lubrificato solo dal loro sperma e sudore, ogni penetrazione che aggiungeva strati di bruciore e pienezza. Francois non oppose resistenza vera, perso in un torpore alcolico, il corpo che si arrendeva ai loro affondi, gemiti rochi che sfuggivano dalle labbra mentre il piacere forzato lo travolgeva in spasmi involontari.
Quando il locale chiuse del tutto, le luci si spensero e il vicolo piombò nel buio. Francois non si reggeva più in piedi: le gambe cedettero, e si accasciò per terra in una pozza di piscio e sporcizia, il culo in aria con il seme che gocciolava dalle cosce tremanti. I colleghi, sudati e soddisfatti, si misero in cerchio intorno a lui. 'Un ultimo regalo per l'addio al celibato, per la tua casta Lea,' rise Pierre, tirando fuori il cazzo e pisciandogli in testa con un getto caldo e puzzolente che gli inzuppò i capelli, scorrendo sul viso e sulla camicia aperta. Jacques e Louis fecero lo stesso, i loro flussi gialli che lo colpirono in faccia, in bocca spalancata e sul petto, mescolandosi al sudore e al seme. Francois tossì debolmente, il corpo immobile, mentre l'urina gli riempiva la bocca e gli colava negli occhi, un'umiliazione finale che lo marchiava come la loro troia per una notte.
Lo lasciarono lì, passato out sul marciapiede freddo, mentre loro se ne andavano ridendo nel buio. La mattina dopo, l'alba grigia filtrò attraverso le nuvole basse, e Francois si svegliò con un mal di testa lancinante, il corpo dolorante steso per strada vicino al locale. Non ricordava nulla della sera prima: solo flash confusi di bicchieri e risate. 'Ero veramente ubriaco,' borbottò tra sé, tastandosi i vestiti bagnati e puzzolenti. 'Mi devo essere fatto la pipì addosso come un idiota. Che figura da single.' Si alzò barcollando, ignorando il bruciore feroce nel culo – un fuoco pulsante che lo faceva zoppicare a ogni passo, come se avesse preso troppi cazzi in una notte selvaggia, anche se la sua mente casta rifiutava l'idea. Il buco era gonfio, sensibile al minimo sfregamento dei pantaloni, un promemoria silenzioso della sodomia multipla che lo aveva sfondato.
Zoppicando per le strade umide di Montmartre, Francois tornò a casa sua – l'ultimo giorno da single prima del matrimonio con Lea. L'appartamento era modesto, con foto di lei sul comodino e l'abito da sposo appeso nell'armadio. Si spogliò piano, gemendo per il dolore al culo che irradiava come un marchio, e si infilò sotto la doccia, lasciando che l'acqua lavasse via l'urina incrostata e il seme secco. Ma mentre si asciugava, un brivido lo percorse: Lea era pura, intatta, e lui l'avrebbe sposata quel fine settimana, ignaro dei segreti che i colleghi custodivano sul suo conto e del bruciore che portava nel corpo come un marchio invisibile. Eppure, in fondo, quel dolore lo eccitava in un modo represso, un segreto che avrebbe portato all'altare, mentre i colleghi ghignavano nei loro rapporti del mattino, sapendo di averlo umiliato per vendetta contro la sua troia nascosta.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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