bdsm
Il lattaio
Kimboy74
24.02.2026 |
1.438 |
4
"Jamal gli spinse la testa giù, facendogli ingoiare tutto, scopandogli la gola fino a indurirsi di nuovo..."
Nel piccolo paesino a valle, incastonato tra le colline verdi e i campi di ulivi, viveva una famiglia di lattari che riforniva le case con latte fresco ogni mattina. Il figlio, un ragazzo di vent'anni di nome Gino, alto e magro con i capelli arruffati e un'aria da campagnolo ignorante, aiutava il padre nelle consegne. Gino non aveva mai studiato molto, passava le giornate sul motorino scassato, caricando bottiglie di vetro piene di latte bianco e cremoso. Il padre, un uomo tozzo e ancora più rozzo, con la barba incolta e le mani callose, guidava il furgone, ma lasciava a Gino le rotte più impervie.Una delle case più isolate era quella abitata da tre ragazzi di colore, arrivati in paese da poco. Venivano da chissà dove, forse dall'Africa, e parlavano un italiano stentato misto a dialetto locale. La loro richiesta di latte era strana: all'inizio solo due litri al giorno, ma presto era salita a tre, poi cinque, otto, fino a dodici litri. Gino caricava il motorino con le bottiglie pesanti, il motore che tossiva sotto il peso, e lui che barcollava sulle curve sterrate, sudando e imprecando. 'Cazzo, papà, con 'sto latte mi ammazzo', borbottava tra sé, mentre il liquido schizzava contro il vetro.
Una sera d'estate, con il sole che tramontava dietro le montagne, Gino parlò al padre durante la cena frugale di pane e formaggio. 'Boh, ma che ci faranno sti niri con tutto 'sto latte? Dodici litri al giorno, mica sono mucche!' disse ridendo, con la bocca piena. Il padre, più ignorante di lui, scrollò le spalle e sputò un osso di oliva nel piatto. 'Domandalo a loro, io chi sacciu. Io il latte lo produco, non lo bevo a litri come loro. Vai e chiedi, se sei curioso'.
La mattina dopo, la richiesta arrivò a sedici litri. Gino fissò la lista con gli occhi spalancati. 'Sedici? Ma che cazzo!' Caricò il motorino fino all'inverosimile, le bottiglie legate con corde logore che oscillavano pericolosamente. Sudava già alle dieci, il sudore che gli colava lungo la schiena mentre saliva la collina. Arrivò alla casa, una villetta malandata con il giardino invaso da erbacce, e bussò alla porta con una mano, reggendo due bottiglie con l'altra. I tre ragazzi aprirono: Jamal, alto e muscoloso con la pelle nera lucida di sudore; Tyrone, più basso ma con spalle larghe e un ghigno permanente; e Malik, il più giovane, con dreadlock e occhi furbi.
'Eccolo qui, il nostro lattaio bianco', disse Jamal in un italiano approssimativo, prendendo le bottiglie. Gino, rosso in viso per lo sforzo, non resistette. 'Scusate, ma ci posso chiedere che ci fate con tutto 'stu latte? Sedici litri al giorno! Volete diventare bianchi?' ridacchiò, coprendosi la bocca con la mano, pensando di aver fatto una battuta geniale. I tre si guardarono, poi Tyrone scoppiò a ridere, una risata profonda che echeggiò nella casa. 'Vieni dentro, ragazzo. Te lo mostriamo noi. Ma no dirlo a nessuno, eh? Segreto'.
Gino esitò, il motorino ancora acceso dietro di lui, ma la curiosità vinse. Entrò, la porta si chiuse con un clic. L'interno era buio, con tende pesanti che filtravano la luce, e un odore di incenso misto a sudore. 'Sedetevi', disse Malik, spingendolo su una sedia sgangherata. I tre lo circondarono, le loro figure imponenti che lo facevano sentire piccolo. Jamal versò un bicchiere di latte e glielo porse. 'Bevi prima tu, per vedere se è buono'. Gino bevve, il latte fresco che gli scivolava in gola, ma non ebbe tempo di finire. Tyrone gli afferrò i polsi. 'Ora tocca a te, bianco. Vediamo se il tuo culo regge il latte come noi'.
Prima che Gino potesse reagire, gli abbassarono i pantaloni corti da lavoro, tirandoli giù fino alle caviglie insieme alle mutande. Il suo cazzo flaccido penzolava esposto, e lui arrossì violentemente, cercando di coprirsi. 'Che cazzo fate? Lasciatemi!' gridò, ma Jamal lo tenne fermo per le spalle. Malik prese una bottiglia piena, sostitui il tappo con un irrigatore da clistere e la inclinò. 'Apri le gambe, troia'. Forzarono le sue natiche aperte, e il latte freddo iniziò a scorrere direttamente nel suo culo. Gino sentì il liquido gelido invadere l'ano, riempiendogli le viscere con un gorgoglio umido. 'No, fermi! Brucia!' urlò, contorcendosi, ma Tyrone gli tappò la bocca con una mano. La bottiglia si svuotò piano, litro dopo litro che premeva dentro di lui, gonfiandogli la pancia come un pallone.
'Vai in bagno, espellilo', ordinò Jamal, spingendolo verso la porta. Gino corse, le gambe tremanti, e si accovacciò sul water. Il latte schizzò fuori in un fiotto caldo e puzzolente, mescolato a merda, facendolo gemere di sollievo e vergogna. Sudava, il viso premuto contro il muro, mentre il suo cazzo, traditore, iniziava a indurirsi per l'umiliazione. Tornò in salotto barcollando, ma i tre lo aspettavano. 'Brava, ora seconda bottiglia', disse Tyrone, e di nuovo lo inclinarono sul divano, versando altro latte nel culo spalancato. Stavolta entrò più facile, il bruciore che si mescolava a un formicolio strano. Gino ansimava, il liquido che gli riempiva le budella, facendogli gonfiare l'addome.
Terza evacuazione: corse in bagno di nuovo, il latte che esplodeva fuori con forza, spruzzando ovunque. Quando tornò, esausto e tremante, Malik lo fissò con un sorriso. 'Dopo la terza, se non vuoi continuare a pulire il nostro casino, devi obbedire. Altrimenti ti versiamo tutto il resto nel culo e ti lasciamo qui a cacare per ore'. Gino, terrorizzato e confuso, annuì debolmente. Lo trascinarono in camera da letto, un materasso sfatto contro il muro. Tyrone tirò fuori manette arrugginite e gliele chiuse ai polsi, fissandolo al telaio del letto a pancia in giù. 'Ora ti inculiamo, bianco. Per il latte che ci porti'.
Jamal fu il primo. Slacciò i pantaloni, tirando fuori un cazzo enorme, spesso e venoso, nero come la notte, già duro e gocciolante. Si sputò sulla mano e lubrificò la cappella, poi premette contro l'ano di Gino, ancora sensibile dal clistere. 'Rilassati, puttana', grugnì, spingendo. La testa entrò con un pop, dilatando il buco stretto, e Gino urlò, il dolore che lo trafiggeva come una lama. Jamal affondò tutto, il cazzo che lo riempiva fino in fondo, sfregando contro le pareti interne lavate dal latte. Iniziò a pompare, colpi potenti che facevano sbattere i loro corpi, il sudore che colava. 'Senti come ti scopa il tuo latte? Pulito e stretto'.
Mentre Jamal lo inculava, Tyrone accese la telecamera sul telefono, riprendendo ogni spinta, il viso distorto di Gino che gemeva nel cuscino. 'Guarda la telecamera, troia. Di' che ti piace il cazzo nero'. Gino singhiozzò, ma il dolore si trasformò in un piacere malato, il suo cazzo che sfregava contro il materasso, indurendosi. Jamal accelerò, le palle che sbattevano contro quelle di Gino, e dopo minuti di martellate, venne con un ruggito, schizzando sperma caldo dentro il culo dilatato.
Tyrone prese il posto, il suo cazzo ancora più lungo, che entrò facile nel buco lubrificato. Lo inculò con foga, afferrandogli i fianchi e tirandolo indietro a ogni spinta. 'Prendilo tutto, lattaio. Il tuo latte ci ha preparati'. Gino ansimava, il piacere che montava nonostante la vergogna, il suo ano che pulsava intorno all'asta. Malik filmava da vicino, zoomando sul cazzo che entrava e usciva, coperto di residui lattosi. Tyrone venne presto, inondando il culo con altro seme.
Malik fu l'ultimo, girando Gino sulla schiena per inculare più a fondo. Le gambe di Gino spalancate, le manette che tintinnavano, mentre Malik lo penetrava, colpendo la prostata a ogni affondo. 'Sborra per noi, bianco', ordinò, e Gino non resse: il suo cazzo schizzò sperma sul suo stomaco, contrazioni che stringevano il buco intorno al cazzo nero. Malik rise e venne dentro, mescolando il suo carico agli altri.
Lo slegarono, ma non era finita. 'Secondo round: pompini', disse Jamal, sedendosi sul letto con il cazzo semi-morbido. Gino, esausto, si inginocchiò. 'Succhialo, e vedi che non sa di merda col tuo latte? Pulito'. Prese la cappella in bocca, il sapore salato di sperma e latte, e iniziò a succhiare, la lingua che leccava l'asta. Jamal gli spinse la testa giù, facendogli ingoiare tutto, scopandogli la gola fino a indurirsi di nuovo. Venne in bocca, schizzi caldi che Gino ingoiò tossendo.
Tyrone e Malik seguirono, a turno: Gino leccava, succhiava, ingoiava cazzi neri enormi, il sapore cremoso del latte che mascherava tutto. Ogni pompino finiva con una sborrata in gola, e Gino, umiliato, sentiva il suo cazzo drizzare di nuovo.
Da quel giorno, Gino non fece più domande. Portava i sedici litri senza fiatare, rischiando la caduta sul motorino, ma ogni volta che entrava in quella casa, i tre lo usavano: clisteri di latte, inculate a turno, pompini filmati. E dopo, solo soletto sul motorino di ritorno, si fermava in un campo e si faceva una sega furiosa, ricordando i cazzi che lo avevano riempito.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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