Gay & Bisex
Vinicio parte V
Kimboy74
22.04.2026 |
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"Il diciottenne gorgogliava, soffocato, ma Vinicio non rallentò: continuò a pompare per quasi quaranta minuti, il sudore che gli colava sulla schiena, il ritmo implacabile che dilatava sempre di..."
La vedova, tremante e con gli occhi gonfi di pianto, si presentò in tribunale il giorno dopo . La sua testimonianza fu un fiume di parole spezzate, dettagliata e cruda: raccontò come Vinicio l'avesse attirata con false promesse di conforto, come l'avesse spinta contro un albero e le avesse strappato i vestiti, dilatando il suo ano vergine con violenza inaudita fino a farla urlare di dolore. I giudici ascoltarono in silenzio, e la condanna fu rapida. Alle sei del mattino, mentre il sole nascente tingeva di rosa le strade della città, una pattuglia di polizia bussò alla porta di Vinicio. Lo trascinarono via in manette, il volto impassibile, mentre la moglie e l'amica, ancora doloranti dalle sue angherie precedenti, assistevano in silenzio dalla cucina.Per Vinicio si aprirono le porte del carcere, un inferno di cemento armato e urla soffocate. Lo assegnarono a una cella angusta, condivisa con un ragazzo di diciotto anni, un tipo magro e atletico con i capelli rasati e un'aria da perdente. Il ragazzo era dentro per aver violentato una ragazza in un vicolo buio; aveva solo sedici anni all'epoca del crimine, ma la pena era stata severa. Vinicio entrò in cella alle otto di sera,finite le pratiche per l' immatricolazione,l'ora in cui le luci si abbassavano e l'aria si riempiva di tensione. Il ragazzo lo squadrò con diffidenza, seduto sul suo pagliericcio.
"Chi cazzo sei tu?" borbottò il diciottenne, cercando di sembrare tosto.
Vinicio sorrise, un ghigno predatorio. "Il tuo nuovo incubo, ragazzino." Non ci volle molto. Alle dieci di sera, le urla iniziarono. Il ragazzo strillava come una donna in travaglio, il corpo arcuato contro il materasso logoro mentre Vinicio lo inchiodava da dietro. Lo aveva spogliato con facilità, premendogli il viso contro il cuscino per soffocare i primi gemiti. Il suo cazzo, spesso e venoso, forzò l'ingresso nel culo stretto del ragazzo, dilatandolo senza pietà. Ogni spinta era un affondo brutale, il ritmo incalzante come un martello su un'incudine.
Fuori dalla cella, i carcerati origliavano, e presto le urla si trasformarono in un coro di incitamenti. "Vai Vinicio, sei tutti noi!" gridavano come tifosi allo stadio, battendo sulle sbarre. Il ragazzo si contorceva, le lacrime che gli rigavano il viso, ma il suo corpo traditore reagì: venne la prima volta dopo pochi minuti, il cazzo che schizzava sperma sul lenzuolo sporco mentre Vinicio lo inculava senza sosta. Lo fece durare un'ora intera, alternando spinte lente e profonde a raffiche veloci, facendolo venire altre tre volte, il culo ormai un tunnel rosso e gonfio. Alla fine, Vinicio esplose dentro di lui, riempiendogli il culo di sborra calda e densa che colava lungo le cosce. Non contento, lo girò e gli pisciò in faccia, il getto giallo e puzzolente che gli bagnava i capelli e la bocca spalancata in un urlo muto.
La mattina dopo, all'alba, li portarono alla doccia comune. L'aria era umida e carica di sudore stantio. Vinicio camminava con aria di sfida, e già aveva una schiera di fan: un gruppo di detenuti muscolosi e tatuati lo circondava, ridendo e spingendo il ragazzo avanti. "Faccelo vedere, Vinicio! Inculalo quel frocione del tuo compagno di stanza!" urlò uno, mentre gli altri annuivano, i cazzi già semi-eretti sotto le uniformi.
Vinicio era pratico, non perse tempo. Prese il sapone e lo passò lentamente sulle chiappe pallide del diciottenne, insaponandole fino a farle luccicare. Il ragazzo tremava, le gambe divaricate sotto il getto d'acqua, ma Vinicio lo afferrò per i fianchi e lo penetrò di nuovo, il cazzo che scivolava dentro quel culo ancora sensibile dalla notte prima. Iniziò a stantuffare con vigore, ogni affondo che faceva schizzare l'acqua intorno, il suono bagnato che echeggiava nella stanza piastrellata.
Gli altri carcerati non stavano a guardare. Due di loro si avvicinarono, tirando fuori i cazzi duri e spingendoli nella bocca del ragazzo. Uno gliela riempì fino in gola, scopandogli la faccia con spinte ritmiche, mentre l'altro gli schiaffeggiava il cazzo contro le guance. Il diciottenne gorgogliava, soffocato, ma Vinicio non rallentò: continuò a pompare per quasi quaranta minuti, il sudore che gli colava sulla schiena, il ritmo implacabile che dilatava sempre di più quel buco. Il ragazzo venne di nuovo, il corpo scosso da spasmi, ma Vinicio lo tenne fermo, ignorando le sue suppliche soffocate.
Alla fine, con un grugnito animalesco, Vinicio venne, riempiendogli il culo di sperma fresco che si mescolava all'acqua e al sapone, colando fuori in rivoli bianchi. Il ragazzo crollò in ginocchio, ansimante e distrutto, il viso sporco di piscio secco e saliva. Sembrava avere lo stesso destino della mula: un buco da usare e abusare, dilatato e spezzato senza rimedio, mentre Vinicio si lavava via il sudore, già pronto per il prossimo round nel caos del carcere.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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