Gay & Bisex
I marescialli
Kimboy74
10.03.2026 |
3.253 |
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"Rocco gli afferrò i capelli con gentilezza, spingendo piano per farglielo prendere più a fondo..."
Il maresciallo Pietro non era il tipico uomo d'armi tutto d'un pezzo. A cinquant’anni suonati, portava la divisa con una certa trasandatezza simpatica; era quello che faceva gli scherzi in caserma, quello che non aveva mai fatto carriera perché preferiva una battuta a un rapporto disciplinare. Ma il suicidio di quel ragazzino — biondo, gracile, bullizzato a morte perché 'diverso' — gli era rimasto piantato nello stomaco. Aveva l’età dei suoi figli.Così, con la stessa impulsività un po’ infantile con cui comprava gadget inutili online, decise di 'provare sulla sua pelle'. Voleva capire il peso di quel segreto.
L'esperimento domestico
La mattina, davanti a una tazza di caffè fumante, Pietro decise di lanciare la bomba.
"Amore, ho riflettuto molto... ho capito di essere bisessuale."
Sua moglie, senza nemmeno alzare lo sguardo dal diario scolastico dei figli, rispose con un tono che tagliava l’aria: "Pietro, più passa il tempo e più diventi idiota. Fai colazione e vattene a lavorare, che io sto portando i ragazzi a scuola. Non ho tempo per le tue crisi di mezza età."
Pietro masticò il cornetto in silenzio. Il primo muro era stato quello dell'indifferenza. Ma non finì lì. Quella sera, tornando a casa, trovò le valigie pronte sul tavolo della cucina. La moglie lo fissò con occhi freddi, i figli già a letto.
"Ho chiamato mia sorella. Vado da lei per un po'. Non ce la faccio più con le tue stramberie. Se vuoi giocare a fare il frocio, fallo da solo. Io e i ragazzi non siamo parte del tuo esperimento del cazzo." Le parole uscirono come proiettili, e prima che Pietro potesse replicare, lei afferrò la maniglia della porta. "Non chiamarmi, non cercarmi. Chiedi il divorzio, se hai il coraggio."
La porta sbatté, lasciando Pietro solo nel silenzio della casa vuota. Il telefono squillò poco dopo: era lei, per l'ultima volta. "E dimmi cosa dico ai tuoi figli che papà è andato a scoparsi gli uomini? Complimenti, maresciallo. Hai rovinato tutto." Riattaccò, e Pietro sentì il mondo crollargli addosso. La moglie lo aveva lasciato, proprio come temeva, trasformando la sua confessione in una frattura irreparabile.
In piazza: Il peso del silenzio
Durante il servizio d'ordine per un sit-in in centro, l'aria era tesa. Tra un turno e l'altro, nel capannello dei colleghi che fumavano, Pietro decise di rincarare la dose, forse per sfogare il dolore fresco della separazione.
"Ragazzi, ma se vi dicessi che a me piacciono anche gli uomini? Che sono bisex?"
Le risate inizialmente esplosero, pensando all'ennesima goliardata. "Ma va' là, Pietro! Ormai ti prendono in giro tutti, pure i mariti fedeli!" esclamò uno, dandogli una pacca violenta sulla spalla. Ma quando Pietro rimase serio, il clima mutò. Al termine del servizio, mentre si scioglievano le righe, due dei cinque colleghi evitarono il suo sguardo. Quando lui allungò la mano per il solito saluto cameratesco, loro tirarono dritto.
"Vergogna," sussurrò uno dei due, con un disprezzo che Pietro non gli aveva mai visto in dieci anni di servizio.
L'incontro con Rocco
Pietro era rimasto lì, a fissarsi le scarpe lucide, sentendo per la prima volta un freddo che la divisa non riusciva a schermare. La casa vuota lo aspettava, un'eco del rifiuto della moglie. Fu allora che si avvicinò Rocco, un vigile del fuoco che aveva assistito alla scena dal mezzo di soccorso parcheggiato poco distante.
Rocco era l'esatto opposto di Pietro: massiccio, con le spalle che sembravano fatte di granito e una barba curata che gli incorniciava un viso dai lineamenti duri ma calmi. Si tolse il casco, rivelando capelli corti e uno sguardo che sembrava leggerti dentro.
"Non c'è bisogno di gridarlo ai quattro venti, Pietro," disse Rocco con una voce bassa, vibrante, che fece correre un brivido lungo la schiena del gendarme. "La gente ha paura di quello che non controlla. E dopo quello che ti è successo a casa... meriti qualcuno che capisca."
Rocco gli si fece più vicino, entrando nel suo spazio vitale. L'odore di fumo, gomma e un profumo maschile intenso travolse i sensi di Pietro. Il vigile del fuoco estrasse un bigliettino stropicciato dalla tasca della divisa e glielo infilò direttamente nel taschino della giubba, sfiorandogli il petto con le dita guantate.
"Tieni. Quando vuoi chiamami, che ci prendiamo un caffè... o qualcosa di più forte. Non sei solo, ora."
La tensione si scioglie
Quella sera, Pietro chiamò. La casa vuota amplificava il suo senso di perdita, ma c'era qualcosa nella solidità di Rocco che lo attirava, una curiosità che era passata dalla testa al basso ventre. Si videro in un piccolo appartamento in periferia, un rifugio temporaneo per Pietro che non voleva tornare nel vuoto domestico.
Appena chiusa la porta, la 'recita' di Pietro svanì. Rocco non perse tempo in chiacchiere. Lo spinse dolcemente contro il muro, le mani grandi del pompiere andarono a posarsi sui fianchi di Pietro, stringendo la stoffa della divisa che ancora indossava.
"Sei ancora convinto di voler capire? Dopo che ti ha lasciato?" sussurrò Rocco a un centimetro dalle sue labbra.
Pietro annuì, il respiro corto, le lacrime represse per la moglie che gli pungevano gli occhi. "Sì... ho perso tutto, ma voglio sapere chi sono davvero."
Quando le labbra di Rocco incontrarono le sue, non fu un bacio delicato. Fu un assalto di sapori: tabacco, caffè e un desiderio maschile primordiale. Le mani di Rocco, esperte e forti, iniziarono a liberarlo dai vincoli della divisa. La cintura pesante cadde a terra con un rumore metallico, seguita dalla giubba.
Sotto le mani di Rocco, Pietro si sentiva finalmente visto, non come il buffone della caserma o il marito fallito, ma come un uomo. Il vigile del fuoco lo fece voltare, premendo il proprio corpo muscoloso contro la schiena di Pietro, facendogli sentire chiaramente quanto la sua presenza lo stesse eccitando.
"Questa è la parte che tua moglie e i tuoi colleghi non capiranno mai," mormorò Rocco, mordicchiandogli il lobo dell'orecchio mentre le sue mani scendevano a esplorare con decisione quello che Pietro aveva tenuto nascosto per cinquant'anni.
Pietro sentì il cuore martellargli nel petto mentre Rocco lo teneva premuto contro il muro dell'appartamento, il corpo del pompiere un muro di muscoli caldi e solidi contro il suo. L'aria era densa di tensione, mista all'odore di sudore e desiderio represso. Le mani di Rocco, ruvide per il lavoro quotidiano, gli slacciarono i pantaloni della divisa con movimenti decisi, facendoli scivolare giù lungo le gambe.
"Dimmi, Pietro," mormorò Rocco, la voce un ringhio basso che vibrò contro il suo collo, "cosa ti ha spinto a dirlo a tutti? Era solo per quel ragazzo, o c'è di più? E ora che sei solo... cosa cerchi da me?" Le sue dita sfiorarono l'elastico delle mutande, tirandole giù piano, esponendo il cazzo di Pietro che già si induriva all'aria fresca della stanza.
Pietro deglutì, le guance arrossate, il respiro affannoso. "Non era uno scherzo... quel suicidio mi ha scosso. Ho sempre sentito qualcosa, ma l'ho sepolto. Mia moglie... mi ha lasciato stasera. Mi ha chiamato frocio e se n'è andata con i ragazzi. Con te... non so, mi sembri un'ancora. Non mi giudichi."
Rocco rise piano, un suono profondo e rassicurante, mentre la sua mano avvolgeva il membro di Pietro, accarezzandolo con una stretta ferma che lo fece gemere. "Giudicare? Io ho visto di tutto negi incendi, nei salvataggi. La gente nasconde mostri veri, non desideri come i tuoi. Tua moglie non ti meritava se non ha capito. Ora, dimmi cosa vuoi davvero. Voglio sentirlo dalla tua bocca." Si chinò, le labbra che sfioravano il petto di Pietro, leccando un capezzolo attraverso la camicia sbottonata.
"Voglio... voglio toccarti," balbettò Pietro, le mani che tremavano mentre le posava sul petto di Rocco, sentendo i muscoli tesi sotto la maglietta attillata. "Voglio sapere com'è... con un uomo come te, dopo aver perso tutto."
Rocco annuì, gli occhi scuri fissi nei suoi. "Bene. Iniziamo piano." Si staccò quel tanto che bastava per togliersi la maglietta, rivelando un torso scolpito da anni di addestramento: pettorali larghi, addominali definiti, una peluria scura che scendeva verso il basso. Poi, con un movimento fluido, si slacciò i jeans, lasciando che il suo cazzo balzasse libero – grosso, eretto, con vene pulsanti e la cappella già lucida di pre-eiaculazione.
Pietro lo fissò, ipnotizzato, il proprio membro che si irrigidiva completamente nella mano di Rocco. "È... enorme," sussurrò, allungando una mano esitante per sfiorarlo. La pelle era calda, vellutata, e quando lo strinse, Rocco emise un grugnito di approvazione.
"Toccami come ti pare, ma non fermarti," disse Rocco, guidando la mano di Pietro su e giù lungo l'asta. "Senti quanto mi fai indurire? È per te, maresciallo. Ora, inginocchiati e assaggiami. Voglio la tua bocca sul mio cazzo. Lascia che ti riempia, per dimenticare quella stronza."
Pietro obbedì, le ginocchia che toccavano il pavimento logoro dell'appartamento. Il viso di Rocco era a pochi centimetri, e lui aprì la bocca, la lingua che leccava piano la cappella, assaporando il sale muschiato. Rocco gli afferrò i capelli con gentilezza, spingendo piano per farglielo prendere più a fondo. "Bravo, succhialo così... usa la lingua sul frenulo, sì, proprio lì." Pietro gemette intorno al membro, la bocca piena, mentre Rocco iniziava a muoversi con spinte lente, scopandogli la gola senza fretta.
"Cazzo, hai un talento naturale," ansimò Rocco, gli occhi socchiusi per il piacere. "Dimmi, ti piace? Sentire un cazzo vero in bocca, non solo donne? Dopo che ti ha buttato fuori di casa?"
Pietro annuì come poteva, le lacrime agli occhi per lo sforzo, ma il suo cazzo gocciolava sul pavimento, tradendo l'eccitazione. "Sì... mi piace," riuscì a dire tra un affondo e l'altro, prima di riprendere a succhiare con più avidità, le mani che massaggiavano le palle pesanti di Rocco.
Rocco lo tirò su dopo qualche minuto, le labbra gonfie e lucide. "Ora tocca a me farti vedere cosa significa accettarsi, senza catene come il tuo matrimonio." Lo fece voltare di nuovo, le mani che gli abbassavano completamente i pantaloni e le mutande. Pietro sentì dita umide – Rocco aveva preso la vasellina dal comodino – spalmate sul suo ano, un dito che premeva piano dentro, facendolo ansimare.
"Rilassati, ti preparo bene," sussurrò Rocco, il respiro caldo sul collo. "Dimmi se fa male, o se vuoi di più. Lascia che ti prenda, che ti faccia mio."
"Di più... non fermarti," rispose Pietro, spingendo indietro contro il dito, il corpo che tremava di anticipazione, il dolore della perdita che si mescolava al piacere nascente.
Rocco aggiunse un secondo dito, stirandolo piano, mentre la sua altra mano accarezzava il cazzo di Pietro. "Sei stretto, ma ti apri per me. Immagina il mio cazzo qui dentro, a riempirti, a cancellare il vuoto che tua moglie ha lasciato." Le parole erano un misto di tenerezza e dominio, e Pietro si sciolse, gemendo il nome di Rocco per la prima volta.
Finalmente, Rocco si posizionò dietro di lui, la cappella grossa che premeva contro l'ingresso lubrificato. "Pronto? Ti inculerò piano all'inizio." Con una spinta controllata, entrò, centimetro dopo centimetro, fino a essere sepolto dentro. Pietro urlò piano, un misto di dolore e piacere estremo, le pareti che si contraevano intorno all'invasore.
"Cazzo, sei perfetto," grugnì Rocco, iniziando a muoversi con ritmo crescente, le mani sui fianchi di Pietro per tenerlo fermo. "Senti come ti scopo? Questo è il tuo segreto, e io lo accolgo tutto. Niente più bugie, niente più moglie che ti rifiuta."
Pietro si aggrappò al muro, il corpo che sobbalzava a ogni affondo profondo, il cazzo che sfregava contro la propria mano mentre Rocco lo pompava senza pietà. "Sì... scopami più forte, Rocco... non voglio più nascondermi. Ho perso lei, ma ho te."
Il ritmo accelerò, le palle di Rocco che sbattevano contro quelle di Pietro, sudore che colava su entrambi. "Vengo dentro di te," avvertì Rocco, la voce rotta, e con un ultimo affondo potente, esplose, riempiendo Pietro di sborra calda e pulsante. Il calore lo spinse oltre il limite: Pietro venne sul pavimento, gemendo forte, il corpo scosso da ondate di piacere, un orgasmo che lavava via il dolore della separazione.
Rimasero uniti per un momento, ansimanti, Rocco che baciava la schiena di Pietro. "Benvenuto nella tua nuova vita," disse piano. "E non finisce qui. Puoi stare qui quanto vuoi, finché non ti riprendi."
In quel momento, tra il calore di quel corpo estraneo e la scoperta di una nuova pelle, Pietro capì che l'esperimento era finito. La sua vita, invece, era appena iniziata, libera dal peso del matrimonio fallito.
Le conseguenze in caserma il giorno dopo
La mattina dopo, Pietro entrò in caserma con le gambe ancora deboli, un sorriso segreto sulle labbra nonostante il mal di culo che lo faceva camminare un po' rigido. La notizia del divorzio si era già diffusa – la moglie aveva parlato con un'amica della caserma – e i pettegolezzi ronzavano come vespe. I colleghi lo guardarono di sfuggita, l'aria carica di giudizi sussurrati. Uno dei due che l'avevano evitato il giorno prima gli passò accanto senza salutare, mormorando qualcosa su "famiglie distrutte".
Ma Pietro non se ne curò. Aveva Rocco ora, e l'appartamento in periferia era diventato un rifugio.
Durante la pausa caffè, il capo lo chiamò nel suo ufficio. "Pietro, cos'è questa storia che girano? Sei serio con questa roba del bisex? E tua moglie che ti ha mollato... stai incasinando tutto."
Pietro alzò lo sguardo, calmo. "Sì, capo. Sono bisessuale. E il matrimonio è finito, ma io sto bene. Non cambia il mio lavoro."
Il maresciallo capo sospirò, ma non c'era odio, solo disagio. "Beh, tieni la vita privata fuori dalla caserma. E se causi problemi, ne risponderai. Mi dispiace per i ragazzi, però."
Uscendo, Pietro ricevette un messaggio da Rocco: "Pensa a me oggi. Stasera ti scopo di nuovo, per farti dimenticare quel capitolo chiuso." Il telefono vibrò nel taschino, e lui sorrise, sentendosi per la prima volta accettato – non da tutti, ma da chi contava davvero.
Nel pomeriggio, durante un'esercitazione congiunta con i vigili del fuoco, Rocco era lì, tra i suoi. I loro sguardi si incrociarono, un lampo di complicità. Mentre Pietro dirigeva il traffico simulato, Rocco gli si avvicinò per un briefing, sfiorandogli la mano di proposito. "Tutto bene? Come va senza di lei?"
"Meglio di sempre," rispose Pietro, la voce bassa. "Grazie a te. Mi hai salvato."
Nessuno notò nulla, ma quel tocco fugace era una promessa. Il segreto ora era condiviso, e la caserma, con i suoi muri di silenzio, non poteva più imprigionarlo. La loro storia continuava, tra pericoli quotidiani e notti di passione, un legame che cresceva in segretezza e forza, nato dalle ceneri di un matrimonio distrutto.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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