orge
La mia migliore amica
Kimboy74
07.02.2026 |
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"La presi con ritmo crescente, le mani sui suoi fianchi, il cazzo che affondava fino alle palle nel suo culo dilatato..."
I miei colleghi erano tutta gente seria, di quella che scopa solo con la moglie, tipi rigidi e moralisti che non si poteva nemmeno sfiorare un discorso un po' piccante senza rischiare una lavata di testa. Niente battute, niente confidenze: al lavoro era un ambiente asfissiante, dove tutti fingevano di essere santi. Le mogli, però, erano un'altra storia. Loro si riunivano per caffè e chiacchiere innocenti, ma sotto sotto covavano desideri che i mariti nemmeno immaginavano. Con una in particolare, Laura, nacque un bel rapporto. Era la moglie di Marco, il mio capo-reparto, una donna sulla quarantina con curve generose, capelli castani mossi e un sorriso malizioso che tradiva la noia della routine coniugale.Ci incontrammo per caso a una grigliata aziendale, e da lì iniziammo a messaggiare. Lei era curiosa, aperta, e una sera, dopo un paio di bicchieri di troppo, le confessai di essere bisex. 'Davvero?', mi rispose con gli occhi che brillavano. 'Sai, anch'io ho fantasie che non condivido con nessuno. Magari un giorno potremmo esplorarle insieme'. Non ci pensai su due volte. Pochi giorni dopo, mi scrisse: 'Una sera andiamo a prendere cazzi insieme? Io organizzo tutto'. Il cuore mi balzò in gola. Accettai, eccitato e nervoso.
Laura aveva contatti in un giro sotterraneo, posti discreti dove le coppie – o chi voleva – si lasciavano andare senza giudizi. Mi diede appuntamento in un parcheggio buio fuori città, e quando arrivai, lei era lì in macchina, vestita con un tubino nero attillato che le fasciava le tette piene e il culo rotondo. 'Pronti per l'avventura?', disse ridendo, e partimmo verso un magazzino abbandonato riconvertito in un club privato. Dentro, l'aria era densa di fumo e musica bassa, corpi che si muovevano nell'ombra. Laura strinse la mia mano: 'Fidati di me'.
Ci portarono in una stanza sul retro, illuminata da luci rosse fioche. C'erano cinque uomini, tutti neri, muscolosi e nudi dalla cintola in giù, con cazzi già semi-eretti che dondolavano pesanti tra le gambe. Laura aveva organizzato tutto: 'Vogliamo essere legate e usate', disse all'organizzatore, un tipo con un tatuaggio sul collo. Ci spogliarono piano, le sue mani che sfioravano la mia pelle mentre mi toglievano i pantaloni, rivelando il mio cazzo che si induriva per l'eccitazione. Lei era bagnata, lo sentivo dal modo in cui si mordeva il labbro.
Ci legarono schiena a schiena con corde morbide ma ferme, le nostre schiene nude che si premevano l'una contro l'altra. Le braccia bloccate dietro, le ginocchia sul pavimento imbottito. I negri si avvicinarono, i loro cazzi grossi e venosi che ci sfioravano il viso. 'Apri la bocca', ordinò uno di loro a me, la voce profonda e autoritaria. Obbedii, e lui spinse dentro, il glande salato che mi riempiva la gola. Accanto, sentivo Laura gemere mentre succhiava il suo: 'Mmm, sì, così', biascicava intorno al cazzo.
Non so quanti fossero in totale – forse di più, che ruotavano – ma ce li alternammo per ore. Succhiavamo avidi, le teste che si muovevano su e giù, saliva che colava sui menti. Uno mi afferrò i capelli, scopandomi la bocca con spinte ritmiche, il cazzo che pulsava contro la lingua. Laura tossiva accanto a me, la sua schiena che si inarcava contro la mia mentre ingoiava un altro, le labbra tese intorno alla base. 'Bravi, succhiate forte', grugniva uno, e noi obbedivamo, le gole che si contraevano per prenderli più a fondo. Il sapore era intenso, muschiato, e il mio cazzo gocciolava pre-sborra sul pavimento, eccitato dal suono bagnato dei nostri sforzi.
Dopo un po', ci slegarono e ci misero a pecora, fianco a fianco sul materasso logoro. Laura inarcò la schiena, la figa rasata e gonfia esposta, le labbra che luccicavano di umori. Io mi posizionai accanto, il culo in alto, le natiche aperte in invito. I negri non persero tempo. Uno si mise dietro di lei, sputò sulla cappella e spinse il cazzo nella sua figa con un colpo secco. Laura urlò, un misto di dolore e piacere: 'Cazzo, è enorme!', mentre lui affondava, le palle che sbattevano contro il suo clitoride. Accanto, un altro mi lubrificò il buco con la saliva, poi entrò nel mio culo, dilatandomi piano all'inizio, poi con forza.
'Prendilo tutto', ringhiò, e io gemetti, il bruciore che si trasformava in estasi mentre il suo cazzo mi riempiva, colpendo la prostata a ogni spinta. Laura ansimava accanto, la figa che schizzava umori intorno all'asta che la sfondava. Ci scopavano in sincrono, i corpi che dondolavano, le nostre mani che si sfioravano per terra. Un altro negro si unì, ficcando il cazzo in bocca a Laura mentre la penetrava, facendola sbavare. Per me, uno mi prese la testa, scopandomi la gola mentre l'altro mi martellava il culo. I negri ruotavano, usandoci senza sosta: uno dopo l'altro, cazzi che entravano e uscivano, sborra che colava dalle nostre bocche e dai buchi.
Ma notai che con Laura erano focalizzati su bocca e culo – la scopavano la figa solo all'inizio, poi passavano all'ano, dilatandole il buco stretto con i loro membri grossi, facendola gridare mentre si contraeva intorno a loro. 'Solo bocca e culo per te stasera', le disse uno, e lei annuì, eccitata dalla restrizione. Il mio culo bruciava, pieno di carichi caldi che mi riempivano uno dopo l'altro, ma il piacere era travolgente, il mio cazzo che sfregava contro il materasso fino a venire senza toccarlo, sborra che schizzava sul pavimento.
Finita la sessione, eravamo esausti, coperti di sudore e fluidi. Laura mi prese per mano: 'Andiamo in albergo, ho bisogno di una doccia... e di altro'. Prenotammo una stanza in un motel vicino, e sotto l'acqua calda, ci lavammo a vicenda. Le mie mani scivolarono sul suo corpo, insaponandole le tette sode, i capezzoli duri sotto i polpastrelli. Lei mi accarezzò il cazzo, che si indurì di nuovo: 'I negri hanno usato solo bocca e culo su di me... la mia figa è intatta, ma il culo... dio, mi hanno sfondata. Ora voglio te lì, per favore'.
Mi pregò con occhi imploranti, girandosi contro il muro della doccia, le natiche aperte e arrossate dalle scopate precedenti. Il mio cazzo pulsava di voglia, gonfio e pronto. Sputai sul suo buco, ancora lubrico di sborra negra – e spinsi piano. Entrò stretto, il suo ano che mi stringeva come una morsa calda. 'Sì, scopami il culo', gemette, spingendo indietro. Iniziai a muovermi, spinte lente che diventavano più profonde, l'acqua che scorreva sui nostri corpi uniti.
La presi con ritmo crescente, le mani sui suoi fianchi, il cazzo che affondava fino alle palle nel suo culo dilatato. Lei si masturbava la figa con una mano, gemendo forte: 'Più forte, riempimi!'. Io accelerai, sbattendo contro le sue natiche, il suono bagnato che echeggiava nella doccia. Il suo ano pulsava intorno a me, e sentii l'orgasmo montare. 'Vengo dentro', grugnii, e lei annuì: 'Sì, dammelo tutto'. Esplosione: sborra calda che le inondava le viscere, fiotti che la facevano tremare. Lei venne subito dopo, la figa che contraeva, schizzando sul piatto doccia.
Ci accasciammo ansimanti, l'acqua che ci ripuliva. 'Grazie', sussurrò Laura, baciandomi. 'Questo è solo l'inizio'. E io seppi che aveva ragione: quel legame con lei avrebbe cambiato tutto, lontano dagli occhi dei miei colleghi seri.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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