Lui & Lei
Il bar sotto i lecci
Kimboy74
06.03.2026 |
647 |
0
""Il Diavolo non aspetta permessi, " replicò lei, la voce un ringhio basso e roco, mentre abbassava la zip e infilava la mano nei boxer..."
Il Bar Sotto i LecciIl sole della Sardegna a metà settembre filtrava pigro attraverso le foglie dei lecci, proiettando ombre danzanti sulla piazzetta defilata. L'aria era ancora calda, ma non opprimente, un tepore che invitava alla pigrizia e ai segreti. Il bar, un'antica costruzione di pietra con tavolini di ferro battuto all'esterno, si affacciava su quel angolo dimenticato, un rifugio per chi cercava tregua dalla canicola pomeridiana.
Stefano, cinquant'anni portati con la serenità di chi ha smesso di inseguire illusioni, sedeva solo a un tavolino. Sorseggiava un negroni sbagliato, il ghiaccio che tintinnava nel bicchiere, mentre le sue dita grandi e curate mescolavano un mazzo di Tarocchi. Non era un cartomante professionista; le carte erano il suo vizio privato, un rituale per decifrare il caos della vita, un ponte tra il visibile e l'invisibile.
Accanto a lui, a un altro tavolino, una coppia. L'uomo, coetaneo di Stefano, era curvo sullo schermo del cellulare, occhiali da lettura sul naso e un'espressione assente. Grugniva risposte monosillabiche ai messaggi di lavoro, ignaro del mondo intorno. Lei, invece, era un turbine contenuto. Elena, sulla cinquantina, irradiava un'energia vibrante che contrastava con l'abito di lino azzurro che le accarezzava le curve mature con una malizia sottile. I suoi occhi verdi saettavano curiosi, posandosi su Stefano e sul suo mazzo di carte con un interesse che andava oltre il caso.
L'Incontro
"Dicono che il Bagatto non menta mai," disse lei, la voce roca e decisa, sporgendosi dal suo tavolo verso quello di Stefano. Il profumo di gelsomino e pelle scaldata dal sole lo avvolse come una carezza invisibile.
Lui alzò lo sguardo, incrociando quegli occhi accesi. Un sorriso obliquo gli incurvò le labbra. "Dipende da come lo si interroga. Vuole provare?"
Il fidanzato di Elena non staccò gli occhi dal telefono. "Vai pure, cara. Io finisco queste mail, ci metto un attimo," borbottò, perso nel suo universo digitale.
Elena si alzò con grazia felina, l'abito che frusciava contro le cosce, e si sedette di fronte a Stefano. Il contatto visivo era elettrico, carico di sottintesi. "Leggimi il presente," sussurrò, ignorando del tutto l'uomo al tavolo vicino. "Il futuro lo conosco già: è noioso, prevedibile."
La Lettura
Stefano mescolò il mazzo con movimenti fluidi, le mani che catturavano l'attenzione di Elena come un ipnotismo silenzioso. Dispose tre carte sul tavolino di legno scuro: L'Amante, La Luna e La Forza.
"Vedo un desiderio che bussa forte alla porta, ma che non trova ancora l'apertura giusta," esordì lui, la voce bassa e confidenziale. "C'è una luna che nasconde verità, un segreto che brucia sotto la superficie, pronto a emergere."
Elena allungò una mano, non per toccare le carte, ma per sfiorare le dita di Stefano. Il contatto fu breve, ma scatenò una scarica di calore. "E la Forza?" chiese, gli occhi fissi nei suoi. "Cosa dice della Forza?"
"Dice che lei sa esattamente cosa vuole," rispose Stefano, sentendo il polso accelerare. "E che ha la pazienza – e la tenacia – per ottenerlo."
Mentre il fidanzato brontolava su un file mancante, Elena si spinse più avanti. La scollatura dell'abito si aprì quel tanto da rivelare il solco tra i seni pieni, e lei non fece nulla per nasconderlo. Accavallò le gambe sotto il tavolino, il ginocchio che sfiorava deliberatamente quello di Stefano, un tocco casuale che non lo era affatto.
"Il mio compagno pensa che io sia come questo bar: un posto sicuro dove tornare ogni sera," disse lei con un sorriso amaro e sensuale. "Ma oggi mi sento più come una carta sparigliata. Mi sento... pericolosa. Libera."
La tensione erotica tra loro si fece palpabile, quasi solida, amplificata dall'indifferenza dell'altro uomo. Era come se il suo distacco rendesse quel flirt un tradimento ancora più eccitante, un gioco rubato sotto il naso di tutti.
Stefano prese la carta della Papessa dal mazzo e la fece scivolare verso di lei. "La Papessa sa tacere, ma sa anche agire nell'ombra, dove nessuno guarda."
Elena afferrò la carta, se la portò alle labbra per un istante, lasciando una traccia di rossetto sul bordo, poi la infilò nella borsa con un gesto possessivo. "Vado a rinfrescarmi un attimo," annunciò ad alta voce al fidanzato, che non si mosse. Poi, voltandosi verso Stefano, aggiunse in un sussurro che era una promessa inequivocabile: "Il bagno è in fondo al corridoio, oltre le scale. È molto... riservato. Magari potresti venire a spiegarmi meglio la carta del Diavolo."
Si alzò, il profumo di gelsomino che aleggiava come un invito, e sparì verso l'interno del bar. Stefano rimase un istante immobile, il cuore in gola, il mazzo stretto in tasca. Il fidanzato accese una sigaretta senza alzare lo sguardo. Stefano raccolse le sue cose, lasciò una banconota sul tavolo e si diresse verso il corridoio d'ombra, seguendo quella scia invisibile che lo attirava come una calamita.
Il Corridoio Nascosto
Il corridoio era un passaggio angusto e semibuio, illuminato da una lampadina giallastra che tremolava debolmente. L'aria era umida, impregnata dell'odore di pietra antica e di echi lontani dal bar – risate smorzate, il tintinnio di bicchieri. Ma lì, in quel budello stretto, regnava un silenzio complice, rotto solo dal ticchettio dei tacchi di Elena sul pavimento irregolare.
Stefano la seguì a passi misurati, il respiro accelerato. Lei non si voltò, ma rallentò, permettendogli di avvicinarsi. Quando la sua mano sfiorò la curva della schiena di Elena attraverso il lino sottile, lei si fermò di colpo, premendo le spalle contro il muro freddo e ruvido. "Spiegami il Diavolo," sussurrò, girandosi quel tanto che bastava per guardarlo negli occhi, le labbra socchiuse in un invito silenzioso e urgente.
Stefano non rispose con parole. Le sue mani salirono immediate, afferrando i fianchi di lei con una presa ferma e possessiva, tirandola contro il suo corpo. Elena era calda, le curve mature morbide e invitanti, i seni che premevano contro il torace di lui attraverso la stoffa leggera. Lui chinò la testa e catturò la sua bocca in un bacio famelico, la lingua che irrompeva tra le labbra di lei, esplorando con avidità il sapore di vino rosso e desiderio represso. Elena ricambiò con pari intensità, le unghie che graffiavano la nuca di Stefano, il corpo che si inarcava per strofinarsi contro l'erezione già rigida nei pantaloni di lui.
"Qui? Ora?" ansimò Stefano contro la pelle del collo di lei, ma le mani di Elena erano già all'opera, slacciando la cintura con dita esperte e impazienti. "Il Diavolo non aspetta permessi," replicò lei, la voce un ringhio basso e roco, mentre abbassava la zip e infilava la mano nei boxer. Afferrò il cazzo di Stefano – spesso, venoso, pulsante di eccitazione – e lo masturbò con movimenti lenti e deliberati, il pollice che sfregava la cappella umida di pre-cum, strappandogli un gemito soffocato nel buio.
Stefano non rimase passivo. Spinse l'abito di lino su per le cosce di Elena, scoprendo la pelle liscia e abbronzata, le mutandine di pizzo nero già intrise al centro. Le sue dita scivolarono sotto il tessuto, trovando la fessura calda e fradicia della figa, sfregando il clitoride gonfio con cerchi precisi e insistenti. Elena mordicchiò il labbro inferiore di lui, un gemito represso che le sfuggì mentre due dita di Stefano penetravano dentro di lei, curvandosi per stimolare quel punto sensibile che la fece tremare contro il muro, le pareti interne che si contraevano avide.
"Ti voglio dentro di me," ordinò lei, le gambe che si aprivano di più, invitandolo con urgenza. Stefano esitò solo un secondo – il rischio del fidanzato a pochi metri, le voci dal bar che filtravano come un pericolo imminente – ma il desiderio era un fuoco inarrestabile. Tirò giù le mutandine di Elena quel tanto che bastava per liberare la sua figa rasata e lucida di umori, poi slacciò del tutto i pantaloni, il cazzo che balzava fuori, eretto e pronto.
Prese un preservativo dalla tasca – un'abitudine da uomo prudente, anche nella follia – e lo srotolò sull'asta con mani tremanti. Estrasse una piccola boccetta di lubrificante dalla tasca interna della giacca, ne versò un velo sull'erezione coperta e un po' sull'ingresso bagnato di Elena, rendendo tutto scivoloso e invitante. Lei lo guidò con una mano ferma, la punta del cazzo che premeva contro le labbra della figa, scivolando dentro con un affondo fluido e profondo che la riempì completamente.
Elena soffocò un grido contro la spalla di Stefano, le pareti della figa che si contraevano intorno all'invasione, stringendolo come una morsa calda e vellutata. Lui iniziò a spingere, affondi ritmici e controllati, il bacino che sbatteva contro quello di lei, il suono umido della penetrazione che echeggiava piano nel corridoio stretto. Le mani di Stefano afferrarono il culo sodo di Elena, sollevandola leggermente per penetrarla più a fondo, mentre lei gli avvolgeva una gamba intorno al fianco, le unghie che affondavano nella carne della schiena attraverso la camicia.
"Più forte, fammi sentire tutto," implorò lei, la testa buttata all'indietro contro il muro, i capelli che si scompigliavano in ciocche ribelli. Stefano obbedì, accelerando il ritmo, il cazzo che la sfregava con forza contro le pareti sensibili, colpendo quel punto che la faceva ansimare. Il profumo di gelsomino si mescolava all'odore muschiato di sesso, il sudore che colava tra i loro corpi uniti in un abbraccio febbrile. Elena venne per prima, un orgasmo violento che la travolse, la figa che pulsava spasmodicamente intorno a lui, un mugolio represso che vibrò contro il collo di Stefano mentre i suoi umori le bagnavano le cosce.
Quel serrarsi lo spinse oltre il limite. Stefano affondò un'ultima volta, profondo fino in fondo, e venne dentro il preservativo, fiotti caldi di sborra che riempivano il lattice mentre il corpo tremava contro quello di lei. Rimasero così per un lungo momento, ansimanti e uniti nel buio, il mondo esterno che riprendeva forma piano piano, come un sogno che svanisce.
Elena si staccò per prima, sistemandosi l'abito con un sorriso soddisfatto e predatorio. "La lettura era accurata," sussurrò, sfiorandogli le labbra con un bacio leggero e teasing. "Ma il Diavolo ha in serbo altro per noi. Torna al bar, fingi che non sia successo niente. Ci rivedremo... presto. E la prossima volta, senza fretta."
Stefano annuì, il cuore ancora in corsa, mentre lei spariva nel bagno adiacente. Lui si ricomponeva in fretta – pantaloni allacciati, camicia stirata – e tornava al tavolo come se nulla fosse accaduto. Il fidanzato di Elena alzò finalmente lo sguardo dal telefono, ignaro di tutto. "Tutto ok?" chiese distrattamente, spegnendo la sigaretta.
Stefano sorrise, raccogliendo il mazzo di carte con mani ferme. "Perfetto. Assolutamente perfetto." Ma dentro di sé, il fuoco del Diavolo ardeva ancora, promettendo ulteriori incontri, più audaci, in luoghi isolati come un casolare tra le colline sarde, dove il rischio svaniva e il piacere poteva esplodere senza freni.
Un Secondo Incontro: Il Casolare Isolato
Due giorni dopo, un messaggio anonimo sul telefono di Stefano: un indirizzo tra le colline, un casolare abbandonato con vista sul mare. "La Papessa ti aspetta. Porta le carte." Nessun mittente, ma il profumo di gelsomino era impresso nella sua mente.
Arrivò al tramonto, il sole che tingeva di arancione le pietre del casolare. Elena era lì, sola, l'abito di lino sostituito da un vestitino nero attillato che accentuava ogni curva. Il fidanzato? Lontano, in un viaggio di lavoro, come lei aveva sussurrato in un secondo messaggio.
Non ci furono preamboli. Entrarono nel casolare polveroso, una stanza con un letto improvvisato di coperte sul pavimento di pietra. Elena lo spinse contro il muro, le mani che slacciavano la camicia di Stefano, esponendo il petto villoso. "Stavolta, la Forza prende il comando," disse lei, leccandogli il collo mentre le dita esploravano la sua erezione crescente.
Stefano la spogliò con urgenza, il vestitino che cadeva a terra rivelando seni pieni con capezzoli eretti e una figa già pronta, senza mutandine. La fece sdraiare sulle coperte, le gambe aperte, e si chinò tra le cosce, la lingua che leccava la fessura bagnata, succhiando il clitoride con avidità. Elena inarcò la schiena, afferrandogli i capelli, gemendo senza ritegno mentre lui la portava al primo orgasmo con la bocca, i succhi che le colavano sul mento.
Poi fu il suo turno. Elena lo girò, montandogli sopra, il cazzo di Stefano che scivolava nella sua figa calda dopo aver applicato lubrificante e preservativo. Cavalcò con ritmo selvaggio, i seni che rimbalzavano, le mani di lui che strizzavano il culo mentre lei lo stringeva dentro di sé. "Di più," ordinò, e Stefano la ribaltò, penetrandola da dietro, affondando con colpi potenti che la facevano urlare di piacere.
Venne di nuovo, la figa che pulsava, e Stefano la seguì, svuotandosi nel preservativo con un grugnito. Esausti, si accasciarono l'uno sull'altra, sudati e soddisfatti. "Questo è solo l'inizio," mormorò lei, tracciando linee sul petto di lui. "Il nostro segreto, il nostro Diavolo."
E così, tra letture di carte e notti rubate, la loro passione si intrecciò in un legame pericoloso e irresistibile, lontano dagli occhi del mondo.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Il bar sotto i lecci:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
