Gay & Bisex
La moglie devota
Kimboy74
23.04.2026 |
3.381 |
7
"'Sto per venire, puttana', ringhiò, tirandosi fuori all'ultimo secondo con un gemito animalesco..."
La frustrazione sessuale mi stava divorando dall'interno, un fuoco lento e inestinguibile che mi consumava notte dopo notte. Mia moglie, Elena, era l'incarnazione della devozione religiosa, con la sua croce d'oro sempre al collo e le preghiere che recitava prima di ogni pasto, di ogni sonno. Non tollerava nulla che andasse contro i suoi principi rigidi: se mi scopriva con la mano stretta intorno al cazzo in bagno, mi fulminava con uno sguardo di puro disprezzo. 'Pervertito!', mi sibilava, come se stessi profanando un altare sacro. Peggio ancora, quando aveva frugato nei miei cassetti e trovato quel vibratore nascosto sotto pile di magliette, l'aveva afferrato con orrore e l'aveva gettato nel cestino della spazzatura senza un secondo pensiero. 'Queste porcherie del demonio non entreranno mai più in casa nostra!', aveva urlato, le guance arrossate dalla rabbia morale. Io annuivo, a testa bassa, il desiderio represso che mi stringeva lo stomaco come una morsa. Niente seghe rubate, niente giocattoli per sfogarmi – solo il vuoto di un letto coniugale dove il sesso era un dovere meccanico, rapido e privo di passione, solo per 'procreare' come lei ripeteva ossessivamente, citando versetti dalla Bibbia.I mesi si susseguivano in un'agonia silenziosa. Mi svegliavo di notte con il cazzo duro e pulsante, i sogni erotici che mi lasciavano sudato e insoddisfatto, il seme che colava inutilmente sulle lenzuola mentre Elena dormiva beatamente accanto a me, ignara o indifferente al mio tormento. Provavo a resistere, a pregare come lei mi esortava, ma il mio corpo tradiva la mia mente. E poi c'era lui: Marco, il vicino di casa, un uomo di quarant'anni con un fisico scolpito dal lavoro manuale, i muscoli che guizzavano sotto la pelle abbronzata ogni volta che lo vedevo in giardino. Alto, con capelli neri scompigliati e occhi verdi che sembravano trapassarti l'anima, emanava un'aura di mascolinità cruda, animale. Le sue avance erano iniziate innocue: un saluto cordiale oltre la siepe, un invito per chiacchierare mentre annaffiava le piante. Ma presto erano diventate più intime – un tocco sulla spalla che durava un secondo di troppo, uno sguardo complice quando Elena non era nei paraggi. 'Sembri teso, amico. Vieni da me per una birra, ti rilassi un po'', mi aveva detto una sera, la voce profonda e invitante come un richiamo proibito.
All'inizio avevo resistito, la paura del peccato e del giudizio di Elena che mi frenava. Ma la repressione era troppo opprimente. Una sera, dopo un'altra lite per una mia 'sguardo lascivo' verso una rivista innocua, uscii di casa con la scusa di una passeggiata. Bussai alla sua porta, il cuore che batteva forte. Marco aprì con un sorriso predatorio, indossando solo pantaloncini da ginnastica che non nascondevano il rigonfiamento evidente tra le gambe. 'Entra, finalmente', disse, facendomi strada nel suo salotto accogliente, arredato con un divano di pelle nera e luci soffuse che creavano ombre invitanti sulle pareti. Mi porse una birra fredda, e mentre bevevamo, la conversazione virò inevitabilmente sul mio matrimonio. 'Ti vedo soffrire, lo sai? Quella tua santa non ti dà pace', mormorò, sedendosi più vicino, la coscia che sfiorava la mia. Non risposi, ma il mio silenzio fu un'assunzione di colpa. Le sue dita sfiorarono il mio ginocchio, salendo piano lungo la coscia, e sentii un brivido elettrico percorrermi la spina dorsale.
Non so come accadde, o forse lo so fin troppo bene. Le sue labbra si avvicinarono alle mie, e io non mi ritrassi. Il bacio fu appassionato fin dal primo istante: la sua bocca calda e esigente che catturava la mia, la lingua che irrompeva con forza, esplorando ogni angolo mentre le sue mani mi afferravano la nuca, tirandomi più vicino. Gemetti nel suo abbraccio, il sapore della birra e del desiderio che si mescolavano. Mi spinse contro il divano, il corpo pesante che mi sovrastava, premendo il suo cazzo già duro contro il mio ventre attraverso i vestiti. 'Ho aspettato questo momento', ringhiò contro la mia bocca, mordicchiandomi il labbro inferiore fino a farmi sussultare di dolore misto a piacere. Le sue dita slacciarono i bottoni della mia camicia con urgenza, esponendo il mio petto nudo al suo sguardo famelico. Mi leccò un capezzolo, succhiandolo forte tra i denti, mentre l'altra mano scivolava nei miei pantaloni, afferrando il mio cazzo eretto e pompandolo piano, facendomi ansimare.
'Sei così represso, ma il tuo corpo sa cosa vuole', sussurrò, la voce rauca di eccitazione. Mi girò di scatto, facendomi inginocchiare sul divano a faccia in giù, le mani che mi abbassavano jeans e mutande fino alle caviglie. Il mio culo era esposto, vulnerabile, e sentii l'aria fresca accarezzarmi la pelle. Marco rise piano, una risata dominante che mi fece contrarre i muscoli. Si inginocchiò dietro di me, le mani forti che separavano le mie natiche, esponendo il buco stretto. La sua lingua calda e bagnata leccò piano intorno all'anello, facendomi gemere forte mentre mi bagnava con la saliva. 'Rilassati, puttanella religiosa', ordinò, infilando un dito dentro di me, spingendolo piano per dilatarmi. Il bruciore iniziale si trasformò in un piacere profondo quando aggiunse un secondo dito, curvandoli per sfregare la mia prostata, mandandomi ondate di estasi che mi facevano tremare le gambe.
Non potevo più resistere. Il mio cazzo gocciolava pre-sborra sul divano, e lo afferrai per pomparlo, ma lui mi fermò con una pacca decisa sul culo. 'Niente seghe per te stasera. Solo il mio cazzo ti darà sollievo'. Si alzò, slacciandosi i pantaloncini, e il suo membro balzò libero: spesso, venoso, con la cappella gonfia e rossa, già lucida di fluidi. Si spalmò altra saliva sul cazzo, poi premette la punta contro il mio buco. Spinse piano, centimetro dopo centimetro, dilatandomi con una pressione che mi strappò un urlo soffocato. 'Cazzo, sei stretto come una vergine', grugnì, afferrandomi i fianchi e affondando del tutto, le palle che sbattevano contro le mie. Iniziò a scoparmi con ritmo lento all'inizio, ogni spinta profonda che mi riempiva completamente, sfregando contro le pareti interne e colpendo la prostata con precisione crudele.
Le sue mani mi tenevano fermo, una che mi stringeva il fianco lasciando segni rossi, l'altra che mi afferrava i capelli, tirandomi la testa indietro per un bacio vorace. Le nostre lingue duellavano mentre lui mi inculava senza pietà, il suono bagnato della penetrazione che echeggiava nella stanza misto ai nostri gemiti. Sudore colava dai nostri corpi, gocciolando sul divano, e l'odore muschiato di sesso riempiva l'aria. Accelerò, le spinte che diventavano violente, facendomi sobbalzare in avanti a ogni affondo. 'Ti piace essere scopato come una troia, eh? Dimentica tua moglie, questo è il tuo paradiso', ansimò, una mano che scivolava sotto di me per strizzarmi le palle, facendomi contrarre intorno al suo cazzo.
Sentii i suoi muscoli tendersi, il respiro che si faceva irregolare, e capii che era vicino. 'Sto per venire, puttana', ringhiò, tirandosi fuori all'ultimo secondo con un gemito animalesco. Mi girò sulla schiena di scatto, il suo cazzo che pulsava tra le mani mentre schizzava fiotti caldi e densi di sborra sul mio petto. Il seme colpì i miei capezzoli, colando sullo sterno e verso l'ombelico, appiccicoso e bollente. L'odore forte mi invase, e quel calore mi spinse oltre il limite. La mia mano volò sul cazzo, pompandolo furiosamente mentre lo guardavo ansimante sopra di me, il petto che si alzava e abbassava. Venne anche lui, l'orgasmo che mi travolse come un'onda, lo sperma che schizzava sul mio ventre, mescolandosi al suo in una pozza viscida che mi copriva completamente.
Ero esausto, il corpo tremante per l' orgasmo, pieno di sborra da cima a fondo. Marco si chinò, leccando via un rivolo dal mio collo con la lingua ruvida, un sorriso soddisfatto sulle labbra. 'Non è finita qui. Torna domani, e ti mostrerò quanto può essere peccaminoso', sussurrò, e io, ancora ansimante, seppi che non avrei potuto resistere. Per la prima volta, mi sentivo libero, vivo, anche se il senso di colpa già iniziava a insinuarsi. Ma il desiderio era più forte, e il divano di casa sua sarebbe diventato il mio confessionale proibito.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per La moglie devota:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
