Gay & Bisex
Al ristorante cinese
Kimboy74
30.01.2026 |
3.003 |
5
"" Fece scambiare le posizioni: ora Jamal teneva Marco immobilizzato, un braccio intorno alla gola, mentre Darius – con un cazzo ancora più grosso, 28 cm di mostro curvo e nodoso – si..."
La Seduzione nel Bagno del Dragone RossoMarco sedeva al tavolo del Dragone Rosso, il suo ristorante cinese preferito, con la fidanzata Elena che chiacchierava animatamente del film che avevano visto prima. Lui annuì distrattamente, sentendo la vescica piena dopo troppe birre Tsingtao. "Vado un attimo in bagno," mormorò, alzandosi con un sorriso. Elena gli fece l'occhiolino. "Non ci metterci una vita, amore."
Il bagno era minuscolo, illuminato da una lampada al neon tremolante, puzzava di spezie e disinfettante. Marco entrò in una delle due cabine, abbassò i pantaloni e iniziò a pisciare, rilassandosi contro il muro. La porta del bagno si aprì con un cigolio, e due figure imponenti entrarono: due neri altissimi, muscolosi come bodybuilder, vestiti con magliette aderenti che mettevano in evidenza pettorali scolpiti e pantaloni larghi da streetwear. Dovevano essere intorno ai 30 anni, con dreadlock corti, tatuaggi tribali sulle braccia e sorrisi predatori.
"Ehi, bello," disse il primo, Darius – un colosso di 1,95 m con occhi scuri e penetranti, accento giamaicano. Si avvicinò al lavandino fingendo di lavarsi le mani, ma i suoi occhi saettarono sullo specchio verso Marco. L'altro, Jamal, più snello ma con spalle larghe e un pacco evidente che tendeva i jeans, chiuse la porta a chiave con un clic secco. "Hai un bel culo bianco lì dentro," ridacchiò Jamal, voce profonda e roca.
Marco si irrigidì, il piscio che gli schizzò sul bordo. "C-che cazzo? Uscite, sto pisciando!" balbettò, cercando di tirarsi su i pantaloni. Ma Darius fu fulmineo: spinse la porta della cabina con una spalla possente, facendola sbattere contro il muro. La mano enorme di Darius gli afferrò il collo da dietro, immobilizzandolo contro il water. "Zitto, puttanella. Non urlare o ti spezzo." L'altra mano gli tappò la bocca, mentre il corpo massiccio lo schiacciava, facendogli sentire l'erezione dura come acciaio premere contro il suo culo attraverso i vestiti.
Jamal entrò nella cabina angusta, ridendo piano. "Guarda che troietta nervosa. Rilassati, ti faremo vedere il paradiso nero." Con movimenti esperti, Jamal gli slacciò la cintura e tirò giù i pantaloni e le mutande di Marco fino alle caviglie, esponendo il suo culo pallido e sodo. Marco mugolò terrorizzato, scalciando debolmente, ma Darius lo teneva fermo come una morsa, un braccio intorno al petto che gli strizzava i capezzoli attraverso la camicia. "Senti come trema," sussurrò Darius all'orecchio di Marco, leccandogli il lobo. "Il tuo culo sa già che lo vuole."
Jamal sputò sul palmo e se lo strofinò sul cazzo mostruoso che tirò fuori dai jeans: almeno 25 cm di carne nera venosa, spessa come un polso, con un cappella bulbosa già lucida di pre-sborra. "Primo round mio," grugnì, posizionandosi dietro Marco. Senza preavviso, premette la cappella contro il buco vergine di Marco, spingendo con forza brutale. Marco urlò nella mano di Darius, ma il suono fu soffocato – il cazzo entrò di schianto, strappando un urlo di dolore misto a un brivido proibito. "Cazzo, è stretto come una vergine!" gemette Jamal, affondando fino alle palle pelose, il suo bacino che sbatteva contro le chiappe di Marco con schiocchi umidi.
Darius tolse la mano dalla bocca solo per ficcarci due dita tozze, facendogli succhiare. "Lecca, troia. Immagina che sia il mio cazzo." Jamal pompava senza pietà, il suo arnese nero che sfondava le viscere di Marco, colpendo la prostata a ogni affondo. Il dolore iniziale si trasformò in un fuoco liquido: Marco ansimava, il suo cazzo traditore che si induriva contro il bordo del water, gocciolando sborra chiara. "Lo senti? Sta venendo solo dal mio cazzo," rise Jamal, accelerando, le palle che sbattevano ritmicamente.
Dopo minuti di martellamento selvaggio – sudore che colava, gemiti repressi, il buco di Marco ormai un tunnel rosso e dilatato – Jamal esplose. "Prendila tutta, bianca!" ruggì, scaricando fiotti caldi e densi di sborra nera nelle budella di Marco, tanto da farne traboccare lungo le cosce. Si ritirò lasciando il culo spalancato e pulsante.
Toccava a Darius. "Il mio turno, fratello." Fece scambiare le posizioni: ora Jamal teneva Marco immobilizzato, un braccio intorno alla gola, mentre Darius – con un cazzo ancora più grosso, 28 cm di mostro curvo e nodoso – si lubrificò con la sborra che colava dal buco di Marco. "Ora ti riempio per bene," disse, entrando con una spinta lenta ma inesorabile, dilatando ulteriormente l'ano martoriato. Marco singhiozzò di piacere/dolore, il corpo traditore che spingeva indietro istintivamente. Darius lo scopava come una macchina, afferrandogli i fianchi e tirandolo su e giù sul suo palo, il water che cigolava sotto di loro.
"Dimmi che ti piace, puttana," ringhiò Darius, schiaffeggiandogli il culo fino a lasciarlo rosso. Marco, perso nel vortice, mugolò: "S-sì... cazzo, sì!" Jamal gli torse i capezzoli, ridendo. L'orgasmo li travolse: Darius pompò sborra rovente a litri, riempiendo Marco fino a farlo gonfiare come una donna incinta, mentre il cazzo di Marco schizzava sborra sul pavimento senza essere toccato, prostata distrutta da quel martello nero.
Si ritrassero, lasciando Marco ansimante, culo distrutto che gocciolava sborra mista bianca e nera sul pavimento. "Bravo ragazzo. Torna quando vuoi un altro giro," disse Darius, dandogli una pacca sul culo. Uscirono ridendo, come se niente fosse.
Marco si rimise in piedi tremando, si pulì alla meglio con la carta igienica, tirò su i pantaloni – sentendo il liquido caldo colargli nelle mutande – e si lavò la faccia. Uscì dal bagno con le gambe molli, un sorriso forzato. Elena lo guardò. "Tutto ok? Sei rosso come un peperone." Lui si sedette, ordinando un'altra birra. "Sì, amore, solo un po' di caldo qui dentro." Non disse una parola. Dentro di sé, già fantasticava sul prossimo "pit stop".
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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