Gay & Bisex
Il professore
Kimboy74
12.03.2026 |
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"" Gianmarco sfrecciò verso il monolocale, ma sulle scale incrociò un vicino, un ex allievo di Valerio, che lo fissò sospettoso..."
Il Professor Valerio De Santis e l'Ombra di GianmarcoValerio De Santis incarnava la perfezione accademica: un filologo classico le cui lezioni riempivano le aule di sussurri ammirati, con una biblioteca personale che odorava di pergamena antica e una moglie, Elena, che sorrideva serena alle cene formali. Tre lauree adornavano le pareti del suo studio, simbolo di una esistenza ordinata. Eppure, nel profondo, Valerio bramava il caos del proibito. Non i testi latini lo eccitavano, ma i corpi ambigui, i femboy con la loro androginia sfuggente che lo trascinavano in un vortice di trasgressione. Lui era l'attivo, colui che comandava, che inculava con decisione, applicando sempre vasellina per facilitare l'invasione, rendendo ogni atto di dominio scivoloso e inevitabile. La sua doppia vita si consumava in luoghi nascosti, dove scaricava impulsi che avrebbe biasimato in pubblico.
Gianmarco irruppe in quel mondo come un'apparizione. Ventun anni, carnagione chiara e diafana, chioma ondulata che gli accarezzava le spalle, tratti efebici con bocche carnose e sguardi che oscillavano tra candore e provocazione. Frequenta il corso di arte, ma il suo corpo era la vera opera: esile, con linee morbide che confondevano i generi, fianchi sottili e un fondoschiena compatto che stuzzicava desideri repressi.
L’Incontro: Il Primo Fuoco
L'appuntamento si tenne in un monolocale impersonale alla periferia della città, un rifugio anonimo per peccati privati. Valerio giunse in anticipo, il polso accelerato da un misto di anticipazione e terrore. Vestito con un abito scuro, la cravatta allentata, aprì la porta a Gianmarco che bussò con esitazione. Il ragazzo entrò, sfilandosi il giubbotto con grazia felina, sotto cui una maglietta aderente rivelava capezzoli turgidi e pantaloni che delineavano un'erezione nascente contro il tessuto di lattice.
Valerio lo squadrò, catturato da quell'aura eterea. "Avvicinati," comandò con tono autorevole, venato di urgenza. Gianmarco si inginocchiò, le dita tremanti che aprivano la patta del professore. Il cazzo di Valerio balzò fuori, rigido e gonfio di vene, premuto contro le labbra del ragazzo. Gianmarco lo prese in bocca, succhiando con foga, la saliva che colava mentre la gola si contraeva intorno all'asta. Valerio afferrò i capelli, spingendo avanti e indietro, scopandogli la bocca fino a far lacrimare gli occhi del giovane.
La fame non si placò. Valerio lo issò sul divano logoro, gli calò i pantaloni e divaricò le gambe. Il culo di Gianmarco si offrì, stretto e rosato, pulsando sotto l'ispezione. "Sei irresistibile," borbottò Valerio, afferrando il flacone di vasellina dal tavolino e ungendo copiosamente il suo membro e le falangi. Inserì un dito, poi due, dilatando il passaggio mentre Gianmarco gemeva e si inarcava. "Professore... prendimi... inculami." Valerio allineò la cappella e irruppe con una spinta decisa, il lubrificante che permetteva di sprofondare fino in fondo. Le sue palle schiaffeggiavano la pelle tenera ad ogni affondo, le mani che artigliavano i fianchi, imprimendo segni rossi.
Il ritmo era selvaggio, un'unione di corpi contrastanti: la solidità matura che reclamava la delicatezza giovanile. Il dolore affiorava in ogni affondo, un'eco del tradimento verso Elena, che posava ignara nelle cornici della casa. Valerio accelerò, il cazzo unto che sfregava le pareti interne, fino a eiaculare con un grido, il seme caldo che traboccava misto alla vasellina, gocciolando lungo le cosce di Gianmarco.
La Dipendenza: Catene Invisibili
Non ci fu separazione immediata. Rimase intrecciati, corpi madidi e appiccicosi. Valerio sfiorò con la lingua il sudore sul petto del ragazzo, pizzicando i capezzoli eretti, mentre Gianmarco tracciava cerchi sul torace peloso del professore. "Non lasciarmi andare," implorò Gianmarco, il suo cazzo ancora teso contro la gamba di Valerio. Il professore lo voltò prono, separò le natiche e immerse la lingua nel canale dilatato, lambendo il residuo del suo piacere unto. Gianmarco spinse indietro, ansimando, e Valerio riapplycò vasellina, penetrandolo nuovamente da dietro, lento e profondo, facendolo oscillare sopra di sé mentre i loro sguardi si intrecciavano in un patto silenzioso.
Sotto il godimento, il dolore pulsava: ogni sospiro era un rimorso per la vita fasulla di Valerio, ma il calore stretto che lo avvolgeva, reso fluido dalla vasellina, lo travolgeva. I capezzoli di Gianmarco si irrigidirono sotto le sue carezze, mentre lo inculava con possessività crescente.
L’Ossessione: Possesso e Gelosia
Quello che pareva un'avventura fugace divenne un vortice. Valerio disertava conferenze per precipitarsi nel monolocale, dove osservava Gianmarco applicarsi il trucco: eyeliner che accentuava occhi magnetici, gloss che lucida labbra invitanti. Il ragazzo si protendeva sul bancone, esponendo il culo, e Valerio lo reclamava sul posto, contro il lavandino, ungendo il cazzo con vasellina prima di affondare, inculandolo con colpi possessivi. "Appartieni a me," ringhiava, mentre il ragazzo si aggrappava al bordo, le gambe che tremavano.
Gianmarco si ritrasse dal mondo studentesco, ignorando inviti a feste. I suoi messaggi a Valerio erano preghiere: "Stanotte, ho fame di te che mi spacchi." La gelosia li erodeva. Valerio delirava al pensiero di estranei che sfioravano quel corpo; una volta, lo sorprese con un segno violaceo sul collo. "Chi ti ha marchiato?" tuonò, atterrandolo e forzandogli il cazzo in gola fino a provocare conati, poi lo capovolse, spalmò vasellina e lo sodomizzò con furia vendicativa, le penetrazioni che strappavano singhiozzi misti a estasi dal ragazzo.
"Mio e di nessun altro," sibilava Valerio, bloccandogli le braccia, il membro lubrificato che martellava dentro mentre Gianmarco eiaculava sul pavimento, il corpo scosso solo dalla dominazione.
La rabbia di Gianmarco ribolliva altrettanto. Detestava le immagini di Valerio con Elena, abbracciati a ricevimenti. Una notte, dopo averne vista una, irruppe furioso. "La scopi ancora? Le infili il tuo cazzo?" Valerio lo ridusse al silenzio premendolo contro il muro, slacciandogli i jeans e segandolo con pugno serrato. "Nessuna mi fa indurire come te," mentì, facendolo piegare e scaricandogli il seme sul viso, che Gianmarco ripulì con la lingua, assetato.
Il Confine Sfumato: Piacere e Sofferenza
Il loro nesso era una trappola esplosiva. Per Valerio, rischiava la carriera, l'onore, il matrimonio. Un collega l'aveva avvistato in un locale equivoco; Elena interrogava sulle sue sparizioni. Per Gianmarco, era un'eclissi: non poteva ostentare l'amore, solo sgattaiolare per appuntamenti rubati.
La linea tra estasi e agonia si dissolse. In una sessione, Valerio, teso da un litigio coniugale, legò Gianmarco al letto con la sua cintura, sfiorandogli la schiena con schiaffi leggeri che lasciavano impronte. "Ripeti che sei mio," esigette, applicando vasellina sul glande e irrompendo nel foro ancora arrossato. Gianmarco urlò, contorcendosi, ma le sue implorazioni erano di intensità: "Ti adoro, spingi di più!" Valerio lo accontentò, tempestandolo di affondi impietosi, i corpi che cozzavano in un turbine lubrificato, culminando in un orgasmo condiviso, con seme e sudore che si fondevano.
L'affetto era il loro veleno più dolce, l'unica autenticità in esistenze menzognere. Li consumava: Valerio dimagriva, Gianmarco si rinchiudeva.
Il Culmine: Il Rischio della Scoperta
La crepa si aprì in una notte tempestosa. Valerio inviò un sms impulsivo: "Subito. Non resisto." Gianmarco sfrecciò verso il monolocale, ma sulle scale incrociò un vicino, un ex allievo di Valerio, che lo fissò sospettoso. "Tu sei Gianmarco, vero? Dal corso di arte. Che ci fai qui? Il prof De Santis vive al piano di sopra?" Il ragazzo impallidì, farfugliando scuse, ma l'uomo lo squadrò, un ghigno di curiosità maliziosa sul volto. "Spero non stiate... studiando di notte. Dillo al professore che l'ho visto arrivare prima."
Dentro, Valerio attendeva svestito, l'erezione già evidente. Gianmarco entrò pallido, raccontandogli l'incontro. Il terrore li pervase, ma invece di spegnere il fuoco, lo attizzò. "Se si sparge la voce, siamo finiti," mormorò Valerio, attirandolo in un bacio rabbioso. Lo schiacciò al muro, gli calò i pantaloni, unse il cazzo con vasellina e lo penetrò da tergo con urgenza febbrile, le spinte veloci e disperate mentre il temporale infuriava fuori. "Al diavolo tutto," grugnì, eiaculando nel profondo con un muggito primordiale. Gianmarco si toccò, spruzzando sul muro, l'adrenalina che moltiplicava il piacere.
Il giorno successivo, il vicino contattò Valerio con una chiamata ambigua: "Ho visto un suo studente ieri sera. Coincidenze, eh? Ma se serve aiuto per... lezioni private, dica pure." Il tono insinuante era una minaccia velata. Valerio riattaccò, il cuore in tumulto. Quel pomeriggio, convocò Gianmarco al telefono: "Dobbiamo fermarci. Il rischio è troppo alto. Elena sospetta, l'università frugherebbe. Non possiamo più vederci."
Gianmarco implorò, singhiozzando: "Ma io ho bisogno di te dentro di me..." Valerio fu inflessibile, la voce spezzata: "È finita. Cancella tutto. Non contattarmi mai più." Riagganciò, e da quel momento, il silenzio calò. Non si incrociarono più nei corridoi universitari; Valerio evitava le aule dove Gianmarco sedeva, tornando a Elena con un vuoto che lo divorava. Il ragazzo si immerse negli studi, truccandosi da solo nello specchio, ma il suo culo non conobbe più quel possesso unto. Il loro legame, nato nel proibito, si dissolse nel terrore della luce, lasciando solo echi di spinte perdute e un desiderio inestinguibile.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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