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Gay & Bisex

Il lavapiatti


di Membro VIP di Annunci69.it Kimboy74
16.02.2026    |    766    |    0 9.5
"Un cliente ricco, un vecchio signore, pagò extra tramite Hassan: lo legò e lo fece implorare il cazzo prima di scoparlo piano, umiliandolo con parole sporche..."
Marco era un giovane con la mente libera, senza moglie, figli o casini vari che lo legassero. Da giovane, prendere cazzi era più facile, pensava spesso, rivivendo quei tempi spensierati. Tutto era iniziato con il suo primo lavoro, grazie a un'associazione un po' troppo esplicita che lo aveva messo nei guai. Il giudice gli aveva offerto una messa in prova: lavapiatti in un ristorante gigantesco del suo paese. In cucina, dominata da tunisini muscolosi e sudati, l'aria era densa di spezie e tensione. Il cuoco, Salem, un uomo robusto con mani callose, finiva di cucinare e tirava fuori il cazzo, sbattendolo sul tavolo con un grugnito in arabo. Marco faceva l'indifferente, sfregando piatti con vigore, ma dentro sentiva un brivido.

Un giorno, un suo compagno di scuola – il peggiore, un tipo spaccone di nome Dario – si presentò in cucina. Aveva lavorato lì un anno prima e, vedendo Marco, sghignazzò: 'Lo sapete che a lui piace il cazzo, non la figa. Il cazzo!' Poi se ne andò, lasciando un'eco di risate. Salem fu il primo a fare la mossa. 'Vieni con me,' disse, con un sorriso obliquo. Marco rifiutò all'inizio, ma quando Salem offrì cinquanta euro per bocca e culo, esitò. Presi i soldi, lo seguì

dietro un cespuglio vicino al ristorante. Salem non scopava da mesi: entrò nel culo di Marco con spinte affrettate, venendo quasi subito in fiotti caldi che colarono giù. Un affare, pensò Marco, pulendosi in fretta.

Le esperienze si accumularono una dopo l'altra. Uno alla volta, i tunisini lo sondarono: Karim per un pompino rapido nel bagno, Omar che lo prese contro il muro della dispensa, schiaffeggiandogli le chiappe mentre lo penetrava a fondo. Marco guadagnava, imparava, il suo corpo si abituava ai ritmi grezzi. Un giorno, tre marocchini seppero della sua 'troiaggine' e gli offrirono duecento euro per un trio. Marco accettò senza batter ciglio. Lo portarono su una barca, andando a largo nel mare aperto. Lì, lo fecero spogliare nudo sul ponte instabile. Un brivido di paura lo attraversò – erano prestanti, con corpi scolpiti dal sole e cazzi già duri. Una signora anziana a bordo, con mani tremanti ma esperte, lo vestì da donna: un abitino succinto, stivali alti da troia, e lubrificò il suo culo con vasellina, infilando un dito e ruotandolo piano. 'Rilassati, ragazzo,' mormorò. Era un rito, l'ultimo viaggio della troia della nave, e cercavano una sostituta. Marco rise dentro di sé: 'Ho il cazzo, non mi prenderanno mai.'

I marinai lo circondarono. Il primo gli afferrò la testa e gli ficcò il cazzo in bocca, spingendo fino in gola mentre un altro lo penetrava da dietro, dilatandogli il culo con spinte ritmiche. Gli altri aspettavano il turno, masturbandosi e schiaffeggiandogli il viso con i loro membri pulsanti. Lo scoparono per ore: a pecorina con due cazzi che premevano insieme nel suo buco, in bocca mentre uno gli pisciava addosso per 'idratare' la troia. La vecchia guardava, annuendo. Alla fine, sazi e ansimanti, lo legarono a un palo sul ponte, all'aria aperta. In gruppo, gli pisciarono addosso – getti caldi che gli colarono sul petto, sul cazzo e sulle cosce, mescolandosi allo sperma che gli usciva dal culo. Era il rito di purificazione. Mentre Marco faceva la doccia con l'acqua salata del mare, lo riportarono a riva, lasciandolo con le tasche piene ma il corpo esausto.

Tornato al ristorante, le voci avevano infiammato la cucina. Salem lo aspettava con il suo solito ghigno. 'Come andata, puttanella?' chiese, slacciandosi i pantaloni. Marco, le gambe ancora deboli, accettò altri cinquanta euro. Nel magazzino, tra sacchi di farina, Salem gli mise in ginocchio il cazzo in bocca: Marco lo leccò, succhiò la cappella salata, ingoiando fino alle palle. Poi lo girò, entrandogli nel culo secco, pompando contro uno scaffale che cigolava. Venne dentro, riempiendolo di calore appiccicoso. Un affare, di nuovo.

I tunisini si alternarono: Hassan, il capo cuoco alto due metri, lo chiamò nel suo ufficio. 'Ho sentito,' disse, bendandogli gli occhi e legandogli le mani con un grembiule. Gli leccò il culo, infilando la lingua dentro per bagnarlo, poi lo montò con il suo cazzo enorme, dilatandolo al limite. Alternò tra buco e bocca per mezz'ora, facendogli ingoiare i suoi stessi umori. Venne in bocca, traboccando sul pavimento che Marco dovette leccare. Umiliazione cruda, ma i soldi extra lo facevano sentire astuto.

I marocchini tornarono: duecentocinquanta euro per tutta la notte. Sulla barca al tramonto, la vecchia lo rivestì di nuovo – vestitino corto, calze a rete, stivali lucidi – e lubrificò il culo con due dita. Cinque marinai stavolta lo presero sul ponte: uno in bocca, spingendo fino alle tonsille; un altro nel culo, afferrandogli i fianchi. Passavano i turni, scopandolo in posizioni vicine: doppio nel culo che lo faceva urlare, piscio in gola per lubrificare. Legato al palo sotto le stelle, il rito si ripeté: pisciate calde su tutto il corpo tremante. 'Ora sei nostra, puttana del mare,' dissero. Lo scaricarono a riva all'alba, marchiato.

Al ristorante, le gang bang divennero routine dopo la chiusura: tunisini che lo usavano in cucina, uno dopo l'altro, riempiendogli bocca e culo. Un cliente ricco, un vecchio signore, pagò extra tramite Hassan: lo legò e lo fece implorare il cazzo prima di scoparlo piano, umiliandolo con parole sporche. Dario, il compagno di scuola, tornò un giorno, unendosi a Salem per un doppio: lo presero in bocca e culo contemporaneamente, ridendo mentre Marco gemeva. Non voleva fare la puttana da grande, ma quei cazzi lo avevano reso navigato, il corpo un ricettacolo di piaceri proibiti.

Le esperienze continuarono. Una sera, dopo un turno estenuante, quattro lavapiatti tunisini lo bloccarono nel retro. 'Gratis stavolta, per divertimento,' dissero, ma Marco negoziò cento euro. Lo spogliarono, lo misero a quattro zampe sul pavimento unto. Il primo entrò nel culo, spingendo con violenza; il secondo gli tappò la bocca con il cazzo, soffocandolo. Gli altri lo palpavano, strizzandogli le palle. Ruotarono per un'ora, venendo dentro e fuori, lasciando Marco coperto di sperma che colava sul mento e dalle cosce. Si alzò tremante, contando i soldi: la mente libera vinceva sempre.

Poi arrivò un invito per un viaggio più lungo sulla barca. I marocchini volevano una settimana, cinquecento euro, come troia ufficiale. Marco partì, vestito da donna fin dal molo. La vecchia lo preparò con più cura: vasellina profonda, un plug nel culo per tenerlo aperto. Durante il viaggio, i marinai lo usarono senza sosta: al mattino, uno lo svegliava con il cazzo in bocca; a pranzo, doppio nel culo mentre mangiava; di notte, gang bang sul ponte con legami e schiaffi. Lo pisciarono ogni sera come rito, il corpo sempre umido e salato. Una tempesta li sorprese: legato al palo, Marco prese la pioggia mista a piscio, i marinai che lo scopavano protetti mentre lui tremava. Tornò a riva trasformato, il culo dilatato per giorni, ma con storie che lo facevano sentire vivo.

Anni dopo, ricordava tutto senza rimpianti. Quei cazzi tunisini e marocchini lo avevano forgiato, insegnandogli che la libertà era nel cedere, nel prendere senza domande. Al ristorante, le proposte non finivano: un nuovo cuoco, giovane e aggressivo, lo prese per la prima volta contro il lavandino, venendo sul suo viso. Marco sorrise: navigato, sì, e pronto per di più.
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