Gay & Bisex
Il mio ragazzo
Kimboy74
04.03.2026 |
3.556 |
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"Antony passava le mattine con Marco: giri in moto che si allungavano, soste in posti isolati dove fumavano e parlavano di desideri repressi..."
Clara era una ragazza acqua e sapone, con i capelli castani legati in una coda semplice e un sorriso timido che la faceva sembrare più giovane dei suoi vent'anni. Veniva da un paesino di provincia, dove la vita scorreva lenta tra campi e feste patronali. Suo padre, preoccupato per i suoi studi all'università in città, le aveva affittato un appartamento economico in un palazzo un po' malandato, ma centrale. 'È piccolo, ma ti basterà per concentrarti sui libri,' le aveva detto, baciandola sulla fronte prima di salutarla. Clara arrivò un giovedì pomeriggio, trascinando una valigia sgangherata su per le scale. L'appartamento era al secondo piano: un monolocale con cucina a vista, un letto sfatto e un bagno minuscolo che puzzava di muffa. Non era il sogno, ma era suo.Mentre scaricava le scatole, incrociò il vicino nel cortile. Era un vecchio hippy, sui sessanta, con capelli lunghi e grigi legati in una coda, barba incolta e un'aria da eterno ribelle. Parcheggiava una grossa moto nera sotto casa, un bestione ruggente con selle di pelle consumata. Clara non poté fare a meno di fissargli il culo sodo mentre lui si chinava per legare il casco: pantaloni di jeans attillati che mettevano in evidenza i muscoli induriti da anni di avventure su strada. Lui si voltò, la sorprese a guardare e le fece l'occhiolino. 'Benvenuta, ragazzina. Se hai bisogno di un passaggio, la moto è sempre pronta.' Clara arrossì e balbettò un 'grazie', sparendo dentro casa con il cuore che batteva forte.
Quella sera, mentre si preparava per la doccia, una blatta enorme passeggiò sul pavimento del bagno, le antenne che frusciavano come un presagio di incubo. Clara urlò, terrorizzata: odiava gli scarafaggi fin da bambina, quelle creature nere e veloci le facevano venire i brividi. Saltò indietro, inciampando nel tappetino, e corse fuori dall'appartamento in maglietta e shorts, scalza. 'Come faccio? Oddio, non ce la faccio!' gemette, bussando alla porta del vicino con le mani tremanti.
Lui aprì quasi subito, in canottiera e pantaloncini, un ghigno divertito sul viso. 'Giovane, tutto ok? Sembri aver visto un fantasma.' Clara, mortificata, gli spiegò balbettando della blatta. 'È nel bagno, non riesco a... per favore, puoi aiutarmi?' Il vecchio hippy annuì, afferrando una scopa e una bomboletta di insetticida dal suo ingresso. Entrò nel suo appartamento senza cerimonie, schiacciando l'insetto con un colpo secco e spruzzando per sicurezza. 'Fatto, problema risolto. Questi bastardi arrivano dalle fogne vecchie del palazzo.' Prima di andarsene, le diede una pacca sul sedere, un colpetto amichevole ma troppo familiare. 'Brava, non aver paura. Sono qui vicino.'
Clara chiuse la porta, il viso in fiamme. 'Deve essere un depravato,' pensò, sfregandosi il culo dove la mano callosa l'aveva sfiorata. 'Mi ha toccato il sedere senza neanche conoscermi! Devo tenerlo lontano.' Menomale che domani arrivava Antony, il suo ragazzo. Almeno per due giorni sarebbe stata tranquilla con lui. Antony era un femboy, anche se non lo dichiarava apertamente: capelli mossi e lunghi fino alle spalle, corpo snello e femminile, ma con un fascino ambiguo che la eccitava. Non era gay, o almeno così diceva, ma il loro sesso era sempre un misto di tenerezza e scoperta.
Venerdì mattina, Clara uscì presto per l'università, lasciando le chiavi di scorta sotto lo zerbino per Antony. Lui arrivò intorno alle nove, con lo zaino in spalla e un sorriso luminoso. Si sistemò, ma si alzò solo verso le dieci per andare in bagno. E lì, un'altra blatta: passeggiava sul lavandino, indifferente. Antony urlò come una ragazzina, saltando indietro con le gambe che tremavano. 'Aiuto! Una blatta, io ho la fobia!' Corse fuori, bussando alla porta del vicino.
Il vecchio hippy riapparve, ridendo piano. 'Ragazzo, tutto ok? Cos'è stavolta?' Antony spiegò, rosso in viso. 'È la seconda! Chiama un disinfestatore, ti prego.' Il vicino ripeté la procedura: scopa, insetticida, schiacciata netta. 'Niente paura, è fatta.' Poi, con lo stesso ghigno, diede una pacca sul sedere ad Antony, sentendo la curva morbida sotto i pantaloni attillati. 'Non so come ringraziarti,' balbettò Antony. 'Offrimi un caffè, e siamo pari.'
Andarono al bar vicino, un posticino con tavolini all'aperto. Seduti con due cappuccini, ridessero delle blatte e del palazzo 'infestato'. Il vicino, che si chiamava Marco, raccontava aneddoti della sua vita da motociclista: giri in India, festival rock negli anni '70. Antony ascoltava rapito, i loro sguardi che si incrociavano con complicità. 'Sembri uno che ha visto il mondo,' disse Antony. 'E tu sembri uno che ha bisogno di avventure,' rispose Marco. Scherzarono su tutto, dai gusti musicali alle paure assurde. Andavano d'accordo alla grande. Prima di tornare, Marco propose: 'Vuoi fare un giro in moto? La bestia è pronta.' Antony esitò un secondo, poi annuì. 'Perché no?'
Quel giro breve – un giro intorno al quartiere – bastò a Antony per decidere: invece di stare solo il weekend, sarebbe rimasto tutta la settimana. 'Clara non si arrabbierà, e poi questo posto ha i suoi... lati interessanti,' pensò, eccitato dall'adrenalina del vento in faccia e dal corpo di Marco contro il suo sulla sella.
Clara tornò quella sera con una bottiglia di spumante per festeggiare il suo primo giorno in città. 'Alla nostra nuova vita!' brindarono, ridendo sul letto. Voleva scopare: si spogliò piano, baciando il collo di Antony, le mani che scivolavano sul suo petto liscio. Ma il cazzo di lui sembrava morto: mezzo molle, non reagiva alle sue carezze. 'Magari la stanchezza del viaggio,' pensò Clara, fingendo un orgasmo durante una penetrazione goffa e breve. Si addormentarono abbracciati, ma lei si sentiva frustrata.
L'indomani, sabato, andarono a fare footing tutta la mattina: corsero lungo il parco, sudati e ansimanti, i corpi che si sfioravano. Il pomeriggio lo passarono a dormire, esausti. La sera, stessa storia: Clara provò a eccitarlo, leccandogli il cazzo piano, ma restava flaccido. La scopata fu imbarazzante, spinte deboli e premature, con Antony che si scusava arrossendo. 'Non so cosa mi prende.'
Mentre si rivestivano, Clara raccontò delle blatte e del vicino. 'Mi ha dato una pacca sul culo, che schifo!' Antony rise. 'Anche a me! Non farci caso, è un hippy, roba da vecchi tempi.' Ridacchiarono, ma Antony non disse quanto quella pacca l'avesse fatto fremere.
Lunedì mattina, Clara partì per l'università presto. Antony, invece, uscì con Marco in moto. Partirono ruggendo, il vento che gli scompigliava i capelli. Si fermarono in un bar di paese vicino, ordinando birre e chiacchierando di moto e viaggi. 'Sei un tipo interessante, Antony,' disse Marco, la mano che sfiorava il suo ginocchio sotto il tavolo. 'Grazie,' rispose lui, sentendo un calore familiare tra le gambe.
Ripartirono, fermandosi poi sotto l'ombra di una grande quercia ai margini di un campo, per fumare una sigaretta. L'aria era calda, l'erba alta intorno a loro. Marco accese la sua, porgendone una ad Antony. Aspirarono piano, il fumo che saliva pigro. Poi, Marco lo guardò negli occhi. 'Scusa se sono indiscreto, ma tu e Clara... col sesso come siete messi? Sembri un po' distratto, e lei è una bella ragazza.'
Antony arrossì, tirando una boccata profonda. 'Non so se dirtelo... è complicato. Io la amo, ma... non sempre funziona. Il mio corpo a volte non risponde, come se mancasse qualcosa.' Marco annuì, posando una mano sulla sua coscia. 'Capita. Magari hai bisogno di esplorare di più. Vieni, saliamo in moto e ne parliamo tornando.' Ma mentre ripartivano, Antony sentì il cazzo indurirsi contro i pantaloni, premuto contro la schiena solida di Marco. Quel tocco, quel giro, stava cambiando tutto.
I giorni successivi si susseguirono in un turbine. Antony passava le mattine con Marco: giri in moto che si allungavano, soste in posti isolati dove fumavano e parlavano di desideri repressi. 'Io ho scopato di tutto,' confessava Marco, 'uomini, donne, non importa. L'importante è il piacere.' Antony ascoltava, eccitato, il cuore che accelerava. Una sera, dopo che Clara era tornata stanca dall'università, Antony la scopò di nuovo – o ci provò. Il cazzo si alzò a metà, entrò in lei con spinte fiacche, ma lui pensava a Marco, alla pacca sul culo, al calore della sua mano. Clara gemette piano, ma dentro si chiedeva cosa stesse succedendo.
Mercoledì, durante un altro giro, si fermarono in un bosco vicino alla città. Marco spense il motore, si voltò verso Antony. 'Vuoi sapere un segreto? Quella pacca... non era solo amichevole.' Le sue labbra sfiorarono quelle di Antony, un bacio rude e affamato. Antony non si ritrasse: aprì la bocca, la lingua che incontrava quella di Marco, le mani che afferravano la sua barba. Si baciarono contro la moto, i corpi premuti, il cazzo di Antony che si induriva finalmente, duro e pulsante nei jeans.
Marco lo girò, slacciandogli i pantaloni e abbassandoli. 'Vediamo se questo ti sveglia.' Leccò il culo di Antony, la lingua che bagnava l'ano stretto, facendolo gemere. Poi, sputò sulla mano e infilò un dito, dilatandolo piano. 'Sei stretto, ragazzo. Ti piace?' Antony annuì, ansimando, il corpo che tremava. Marco tirò fuori il suo cazzo: grosso, venoso, eretto. Lo premette contro l'ano di Antony e spinse, entrando piano ma deciso. Antony urlò per il bruciore, ma era dolore misto a piacere puro. Marco lo inculò con ritmo crescente, le mani sui fianchi, scopandolo contro la moto. 'Bravissimo, femboy mio,' grugnì, affondando fino in fondo.
Antony venne senza toccarsi, lo sperma che schizzava sull'erba, il culo che contraeva intorno al cazzo di Marco. Lui lo riempì con un gemito rauco, il seme caldo che colava fuori mentre usciva. Si rivestirono, sudati e soddisfatti. 'Ora sai perché non funzionava con Clara,' disse Marco, accendendo una sigaretta. Antony sorrise, il corpo ancora pulsante. 'Forse ho bisogno di più... di questo.'
Tornarono in città, ma Antony era cambiato. Quella notte, con Clara, il suo cazzo si alzò pensando a Marco: la penetrò con spinte forti, facendola gemere davvero per la prima volta. Lei lo notò, eccitata. 'Cos'è successo oggi?' Ma lui tacque, sapendo che il vicino aveva aperto una porta che non si sarebbe più chiusa. Le blatte erano sparite – o almeno, non ne parlavano più – ma i veri intrusi erano entrati nelle loro vite, portando trasgressione e desiderio puro.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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