Gay & Bisex
Vinicio parte II
Kimboy74
19.04.2026 |
2.804 |
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"Si specchiò mentre la scopava, ammirando il suo corpo da vecchio che dominava quello della moglie sottomessa, le tette che rimbalzavano a ogni affondo..."
Vinicio entrò nel bagno mentre l'acqua della doccia scorreva ancora calda, il vapore che riempiva l'aria umida. Enrick era lì, il ragazzo dell'Erasmus, con il corpo snello e tremante sotto il getto, le mani premute contro le piastrelle per reggersi. Aveva resistito per tutto il giorno, ma Vinicio non poteva più aspettare. Il suo cazzo pulsava dolorosamente nei pantaloni, gonfio di desiderio per quel culo stretto e vergine che aveva adocchiato da settimane. Senza dire una parola, Vinicio si spogliò e si unì alla doccia, spingendo Enrick contro il muro con una mano sul collo."Non ti muovere, ragazzo," grugnì Vinicio, la voce rauca per l'eccitazione. Enrick ansimò, cercando di divincolarsi, ma Vinicio era troppo forte, il suo corpo da vecchio ma robusto come una quercia. Afferrò il sapone e lo strofinò rudemente sul culo di Enrick, separando le natiche pallide. Il ragazzo gemette di protesta, ma Vinicio ignorò tutto. Posizionò la cappella grossa e venosa contro l'ano stretto, premendo con forza. Enrick gridò quando la punta forzò l'ingresso, il muscolo che si contraeva inutilmente contro l'invasione.
Vinicio spinse avanti, centimetro dopo centimetro, il cazzo che si apriva un varco nel canale stretto. "Resisti quanto vuoi, ma lo prenderai tutto," ringhiò, afferrando i fianchi di Enrick e tirandolo indietro. Il ragazzo piangeva ora, le lacrime che si mescolavano all'acqua, ma il suo corpo tradiva: il suo cazzo semi-eretto oscillava tra le gambe. Vinicio iniziò a muoversi, estraendo quasi del tutto per poi affondare di nuovo, un ritmo lento e implacabile. Entra e esci, entra e esci, per mezz'ora intera. Enrick si contorceva, il dolore che si mescolava a un piacere forzato, e dopo quindici minuti il suo cazzo schizzò il primo fiotto di sborra contro il muro della doccia, il corpo che tremava in un orgasmo involontario.
Vinicio rise, accelerando le spinte, il suono bagnato della carne che sbatteva contro la pelle. "Bravissimo, puttanella," mormorò, una mano che scivolava avanti per strizzare il cazzo di Enrick, prolungando il piacere. Il ragazzo gemette, esausto, ma il suo corpo reagì di nuovo: dopo altri dieci minuti, venne una seconda volta, sborra che colava sulle piastrelle mentre Vinicio lo inculava senza pietà. Finalmente, dopo trenta minuti di quel martellamento incessante, Vinicio sentì le palle contrarsi. "Prendila tutta," ruggì, affondando fino in fondo e inondando il culo di Enrick con getti caldi e abbondanti di sborra. Il ragazzo crollò in ginocchio, il retto che pulsava intorno all'intruso, mentre Vinicio si ritirava piano, ammirando il buco rosso e gocciolante.
Da quel giorno, l'ossessione di Vinicio per il culo non si fermò. Il buco della moglie era largo come una figa, dilatato dasettimane di abusi, ma lui voleva culo stretto, ogni santo giorno. Il suo cazzo si induriva fino a far male, una verga enorme e venosa che premeva contro i pantaloni come una bestia in gabbia. Non gli importava più se maschi o femmine: se non trovava nient'altro, inculava la moglie senza preavviso, anche per due ore consecutive. La scopava da dietro mentre cucinava, o la inchiodava sul letto matrimoniale, entrandole nel culo secco e facendola urlare fino a quando non la riempiva di sborra. Persino il cagnolino, quel bastardino peloso, scappava terrorizzato quando lo vedeva con i pantaloni abbassati, come se sapesse cosa stava per succedere.
Una sera piovosa, la moglie decise di invitare Agata per il tè. Agata era una compagna di scuola di settant'anni, una vecchietta magra con capelli grigi e un'aria innocente, ma Vinicio non la vedeva così. Era in campagna quando squillò il telefono, ma tornò prima del previsto, il cielo che si apriva in un diluvio. Entrò in casa fradicio, scrollandosi l'acqua di dosso, e lì, in cucina, vide Agata seduta al tavolo con la moglie, tazze di tè fumanti davanti a loro. Il suo cazzo si risvegliò all'istante, ingrandendosi nei pantaloni umidi. Sentì un'urgenza primordiale: doveva incularla, subito.
La verga divenne dura, durissima, premendo contro la stoffa fino a far male. La moglie lo notò immediatamente, gli occhi che saettavano sul rigonfiamento evidente. "Vado in bagno," disse con voce tremante, alzandosi e allontanandosi senza voltarsi. Vinicio si avvicinò ad Agata, il cuore che batteva forte. "Ti è piaciuto il tè?" chiese, la voce bassa e predatoria.
"Sì, Vinicio," rispose lei, sorridendo innocentemente, ignara del mostro che si stava risvegliando.
"Ora prendi pure il biscotto," disse lui, slacciando la cintura e tirando fuori il cazzo eretto, una mazza spessa e pulsante, la cappella già lucida di pre-sborra. Agata spalancò la bocca per la meraviglia, gli occhi fissi su quella carne enorme. Vinicio non aspettò: afferrò i suoi capelli grigi e spinse la verga tra le labbra, scopandole la bocca con spinte decise. Agata gorgogliò, sorpresa, ma non oppose resistenza; la sua figa vecchia iniziò a sbrodolare umori, bagnando le mutande mentre succhiava avidamente, la mente piena solo di quel cazzo che le riempiva la gola.
Dopo qualche minuto, Vinicio la tirò su. "Mettiti a novanta sul tavolo," ordinò, la voce un ringhio. Agata obbedì, chinandosi sul legno, il culo rugoso esposto sotto la gonna. Pensava che volesse la figa, e lo voleva disperatamente, ma Vinicio aveva altri piani. Le strappò le mutande con un gesto secco, esponendo l'ano avvizzito. Senza lubrificante, mirò dritto lì e spinse, sfondando il muscolo secco con un colpo violento. Agata urlò, un grido di dolore acuto, mentre il cazzo entrava tutto, dilatandola oltre il limite.
La mula, quella puttana sottomessa che viveva con loro, sentì le urla dalla cucina. Era in bagno, seduta sul water, e le sue dita scivolarono subito tra le gambe, masturbandosi furiosamente mentre immaginava la scena. Le urla di Agata echeggiavano: dolore misto a piacere forzato. Dopo mezz'ora, le grida si trasformarono in "Cazzo! Cazzo!", Agata che implorava di più, il suo corpo che si arrendeva. Poi solo il suono ritmico della pelle che sbatteva contro le chiappe flaccide, Vinicio che la inculava senza sosta.
Dopo quarantacinque minuti di quel martellamento brutale, Vinicio esplose, riempiendo il culo di Agata con sborra calda e abbondante, getto dopo getto che colava fuori dal buco distrutto. Si ritirò, ansimando, e guardò il disastro: il suo cazzo era pieno di sangue e merda, unto e sporco. "Ho il cazzo pieno di sangue e merda," borbottò, pulendolo con un tovagliolo dalla tavola. "Ora rivestiti prima che torni mia moglie. Io vado in bagno."
Vinicio entrò nel bagno e trovò la mula seduta sul water, le dita ancora bagnate dalla sua eccitazione. "Cercavo proprio te," disse con un ghigno, posizionandosi davanti a lei. Aprì il getto e le pisciò in bocca, il liquido caldo che le riempiva la gola mentre lei ingoiava obbediente, gli occhi sottomessi. Poi le spinse il cazzo tra le labbra: "Leccalo pulito." La mula obbedì, la lingua che ripuliva ogni traccia di sangue e merda, e presto la verga tornò dura come prima, pulsante di rinnovato vigore.
"Adesso figa," ordinò Vinicio, girandola e spingendola contro il lavandino. Lei si poggiò con le mani sul bordo, il culo in alto, e lui entrò nella sua figa bagnata da dietro con una spinta secca. Si specchiò mentre la scopava, ammirando il suo corpo da vecchio che dominava quello della moglie sottomessa, le tette che rimbalzavano a ogni affondo. La mula gemeva, il piacere che la travolgeva, e Vinicio accelerò, le palle che sbattevano contro di lei. Presto la riempì di sborra, inondando la figa con fiotti densi, prima di ritirarsi e sistemarsi i pantaloni.
Tornò in cucina, dove Agata si era rivestita ma piangeva piano, il viso arrossato. Vinicio si avvicinò e le sussurrò all'orecchio: "Puttana, che cazzo piangi?"
"È per mio marito," singhiozzò lei. "Lui non è come te. Mi hai fatto godere, Vinicio mio."
"Vieni a trovarmi in campagna e sarai servita, troia," rispose lui, la voce bassa e possessiva. La mula era sempre più sottomessa, una schiava del suo padrone, e Vinicio era sempre più schiavo del suo cazzo insaziabile, una bestia che non si fermava mai.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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