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Gay & Bisex

I vecchi amanti


di Membro VIP di Annunci69.it Kimboy74
16.02.2026    |    2.231    |    3 9.7
"'Senti come ti sto scopando?' ringhiò Davide, accelerando, il sudore che colava sui loro corpi..."
La città straniera pulsava di luci al neon e profumi esotici, un labirinto di vicoli stretti che avvolgeva Marco e Davide come un abbraccio dimenticato. Erano passati sette anni dal loro ultimo incontro, da quando la vita li aveva separati con lavori, distanze e silenzi. Ora, per un colpo di fortuna – o destino – si erano incrociati di nuovo in quel bistrò minuscolo, nascosto in una via secondaria di Bangkok, con tavoli di legno grezzo e candele che tremolavano come ricordi.

Marco, con i capelli brizzolati alle tempie e una mascella più squadrata, sedeva di fronte a Davide, che aveva perso un po' di quella magrezza giovanile, sostituita da muscoli definiti sotto la camicia sbottonata. Ordinarono piatti locali: pad thai fumante e curry speziato, il vapore che saliva mescolandosi all'aria umida della sera. Mentre mangiavano, le loro ginocchia si sfiorarono sotto il tavolo, un contatto casuale che mandò una scarica elettrica su per la spina dorsale di Marco. 'Non sei cambiato per niente,' disse Davide, gli occhi che brillavano alla luce fioca, sorseggiando un bicchiere di vino bianco fresco.

Ma era una bugia gentile. Marco notò le rughe leggere intorno agli occhi di Davide, segni di notti insonni e risate accumulate. Davide, a sua volta, vide come il petto di Marco si fosse fatto più ampio, le spalle che riempivano la giacca con una solidità nuova. La chimica, però, era intatta: un'occhiata, un sorriso obliquo, e l'aria tra loro si caricò di tensione. Parlarono di tutto e di niente – viaggi, fallimenti amorosi, successi fugaci – ma ogni parola era un pretesto per sfiorarsi le mani, per sentire il calore della pelle che non aveva perso il suo fascino magnetico.

'Non voglio che questa serata finisca qui,' mormorò Davide quando il conto arrivò, la voce bassa che copriva il brusio del bistrò. Marco annuì, il cuore che accelerava. Pagò la cena e lo condusse fuori, nel calore appiccicoso della notte thailandese. Camminarono mano nella mano, ignorando gli sguardi curiosi, fino a un hotel di lusso che si ergeva come un'oasi di marmo e vetro. La hall era un tripudio di ori e cristalli, ma loro non la notarono quasi: l'ascensore li portò al piano alto, le porte che si chiudevano isolandoli in un mondo privato.

La suite era vasta, con un letto king-size drappeggiato di lenzuola di seta e finestre che si affacciavano sulla città scintillante. Appena entrati, Davide spinse Marco contro la porta, le labbra che si unirono in un bacio affamato. Le lingue si esplorarono con urgenza, il sapore del curry e del vino che si mescolava al sudore leggero della pelle. 'Ti sono mancato?' chiese Davide, le mani che slacciavano la camicia di Marco, rivelando il torace villoso e i capezzoli duri.

'Ogni dannato giorno,' rispose Marco, la voce rauca mentre tirava via la maglia di Davide, notando come gli addominali si contraessero sotto le sue dita. Il corpo di Davide era cambiato: più tonico, con vene che spiccavano sulle braccia, ma il cazzo che premeva contro i pantaloni era lo stesso, spesso e venoso, pronto come allora. Marco lo palpò attraverso il tessuto, sentendolo pulsare. 'Sei ancora così duro per me.'

Si spogliarono l'un l'altro con mani tremanti, ridendo piano per la goffaggine mista a desiderio. Nudi, si guardarono: Marco aveva guadagnato qualche chilo in più sui fianchi, ma il suo culo sodo era invariato, invitante. Davide, con il petto liscio e i muscoli definiti, notò le cicatrici leggere sul fianco di Marco, souvenir di avventure passate. 'Sei più bello di prima,' sussurrò Davide, spingendolo sul letto.

Si sdraiarono uno contro l'altro, la pelle calda che si sfregava nel silenzio della suite. Marco baciò il collo di Davide, scendendo al petto, leccando i capezzoli fino a farli inturgidire. Davide gemette, le dita che affondavano nei capelli di Marco, guidandolo più in basso. 'Succhiami,' ordinò piano, e Marco obbedì, prendendo il cazzo in bocca. La cappella salata gli riempì la bocca, il sapore familiare che lo fece gemere. Succhiò con avidità, la lingua che roteava intorno all'asta, mentre Davide spingeva i fianchi in avanti, scopandogli la bocca con spinte lente.

'Cristo, la tua bocca è ancora magica,' ansimò Davide, tirando Marco su per un bacio umido. Si girarono, esplorandosi a vicenda. Davide baciò l'interno delle cosce di Marco, notando come la pelle si fosse fatta più morbida con gli anni, ma sensibile come sempre. Leccò il perineo, poi la cappella del cazzo di Marco, succhiandolo fino alla base. Marco inarcò la schiena, il respiro affannoso che riempiva la stanza. 'Non fermarti...'

Presero il lubrificante dal comodino – un tocco di lusso dell'hotel – e Davide unse le dita, infilandole piano nell'ano di Marco. 'Sei stretto come la prima volta,' disse, curvando le dita per sfregare la prostata, facendo schizzare pre-cum dal cazzo di Marco. Marco gemette forte, le gambe che si aprivano di più. 'Fottimi, Davide. Riempimi.'

Davide si posizionò, la cappella che premeva contro l'ingresso. Spinse dentro con una spinta decisa, il cazzo che scivolava nel calore stretto. Marco gridò di piacere, le unghie che graffiavano la schiena di Davide. Iniziarono a muoversi, un ritmo sincronizzato: Davide che affondava profondo, le palle che sbattevano contro il culo di Marco, mentre Marco spingeva indietro, incontrando ogni spinta. 'Senti come ti sto scopando?' ringhiò Davide, accelerando, il sudore che colava sui loro corpi.

Marco annuì, il cazzo che sfregava contro l'addome di Davide a ogni affondo. 'Più forte... non è cambiato niente, cazzo.' Cambiarono posizione: Marco a cavalcioni, cavalcando il cazzo di Davide con foga, le mani sul petto dell'ex amante per bilanciarsi. Davide lo afferrò per i fianchi, spingendo su, scopandolo da sotto. Il letto cigolava, i gemiti che echeggiavano contro le pareti insonorizzate.

Vennero quasi insieme: Davide che esplodeva dentro Marco, lo sperma caldo che riempiva l'ano, colando fuori quando Marco si alzò. Marco schizzò sul petto di Davide, fiotti bianchi che segnavano la pelle. Crollarono esausti, ansimanti, le braccia intrecciate. 'La chimica è elettrica come allora,' mormorò Marco, baciando la spalla di Davide. 'E non svanirà mai.'

Rimasero lì, corpi intrecciati, la città straniera che pulsava fuori, ma il loro mondo era solo quello: un ritrovo che aveva riscoperto non solo i corpi, ma l'anima che li legava.
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